528 days, 95450 km and 24 countries. Around the world trip without flights was completed March 18, 2013. This is not a point of arrival but the beginning of a fairy tale that I will continue to tell around the world. After publishing VAGAMONDO i came back on the road. Photos, videos and stories of a free life dedicated to the travel.

mercoledì 28 dicembre 2011

28/12/2011 Felice anno nuovo / Happy new year

Dedicato a tutti i sognatori come me, a chi lotta ogni giorno seguendo i suoi sogni andando a volte contro tutto e tutti, a chi ha deciso di vivere la sua vita senza paure costruendo il proprio futuro sui valori semplici della vita.
Ma soprattutto a tutti quelli che mi seguono e sostengono : GRAZIE E SERENO ANNO NUOVO !

This is dedicated to all dreamers like myself, to those fighting against the odds every day to follow their dreams, to those who have decided to live without fear building their futures on the simple values of life. But especially to those following and supporting me: THANK YOU AND HAPPY NEW YEAR!




mercoledì 21 dicembre 2011

21/12/2011 Alla ricerca di un mercantile / Looking for a cargo ship



Dopo l’arrivo in Nepal mi sono dato come obiettivo il giro del mondo senza aerei con rotta est. La prima grande questione di questa avventura è : come raggiungere dall’India  le terre orientali come Thailandia, Vietnam, Cambogia e Laos ?

Siccome ci tenevo a trascorrere tutti i 3 mesi del visto in India, per avere modo di conoscerla meglio, sto raggiungendo il sud spinto dalla stagione ideale per esplorarlo. Una prima soluzione potrebbe essere entrare in Cina via terra e poi riscendere verso il Laos. La Cina è l’unico paese che posso attraversare via terra verso la zona interessata perché il Myanmar (ex Birmania) sotto regime militare non è attraversabile via terra con il visto turistico, l’unico accesso è aereo. Per non allungare il viaggio più del dovuto,  da nord a sud dell’India almeno 70 ore tra pullman e treni, l’ideale sarebbe trovare un mercantile che dall’India arrivi alla Malesia o Singapore perché la Thailandia non è sulle rotte di questo tipo di navi. Alcuni mercantili trasportano un ridotto numero di passeggeri, di solito al massimo 8 per nave offrendo a loro vitto e alloggio. Avendo letto alcuni libri che raccontavano di viaggi tra Chennai e Singapore mi ero tranquillizzato convinto che l’avrei trovato, ma le ricerche sul web sono andate a esito negativo. Diverse compagnie di mercantili mi assicurano che non è permesso in nessun porto indiano lo sbarco e l’imbarco di passeggeri per questi mezzi – che bella sorpresa subito all’inizio.

Preoccupato dalle 70 ore di viaggio più una settimana di attesa per il visto cinese studio un'altra soluzione, lo Sri Lanka. Controllo le rotte dei cargo da Colombo a Singapore è questa volta sembra la scelta giusta. Il 20 febbraio una nave inglese da Colombo partirà verso Singapore impiegandoci 5 giorni. Il visto indiano scade l’8 febbraio così ho tempo di godermi un mese esplorando regioni come Goa, Karnataka e il Kerala con le loro verdi foreste e spiagge bianche per poi raggiungere lo Sri Lanka con un traghetto. Sono in contatto diretto con un dipendente della compagnia inglese e stiamo discutendo per il biglietto, mi auguro che vada tutto bene altrimenti sarà ancora più avventuroso.

Intanto ho raggiunto da poco Goa con l’intenzione di rilassarmi durante il periodo natalizio e inizio anno nuovo per evitare di viaggiare nel periodo più turistico e caotico. Questa regione è molto differente dal resto dell’India, innanzitutto sono cattolici e al posto dei templi si trovano grandi chiese bianche coloniali. L’eredità dell’ epoca coloniale portoghese è affascinante. Le spiagge sono da cartolina con palme di cocco come sfondo, il mare è caldo ma l’acqua è verde. La vita degli abitanti locali e degli stranieri prosegue a ritmo davvero shanti (tranquillo), curioso di conoscere anche la vita notturna tanto famosa che ha reso Goa un tempio della musica trance.

Buone feste di Natale e soprattutto felice anno nuovo a tutti, per quanto riguarda me non posso che augurarmi un 2012 come questi ultimi 2 mesi e mezzo che sono stati grandiosi e sono così felice di vivere il questo sogno ovunque mi porterà. Per un viaggiatore non conta l’arrivo ma il viaggio come per me non conta finire il giro del mondo ma l’esperienza che sto accumulando giorno dopo giorno. Ci sentiamo nel 2012.


After arriving in Nepal I set myself the objective of going eastwards around the world without taking any flights. The first big problem of this adventure was now how to reach Eastern countries such as Thailand, Vietnam, Cambodia and Laos from India?

Since I really wanted to spend all three months of my visa in India to be able to get to know the country better, I went south as it was the ideal season to explore there. A first solution to the problem mentioned above would be to enter China on land and then go down to Laos. China was the only country I could cross on land to go where I wanted because Myanmar (ex Burma) was under a military regime and could not be crossed via land with a tourist visa – the only access was by air. To avoid making the journey unneccesarily long (travelling the length of India by bus and train would take about seventy hours), the ideal solution would have been to find a merchant ship from India to Malaysia or Singapore - Thailand is not on these ships’ courses. Some of these ships offer board and lodging to a limited number of passengers, usually no more than eight. Having read some books that talked about tarvels between Chennai and Singaopre I was optimistic about being able to find one myself, but searching the web gave no results. Several merchant ship companies told me that no passengers may board these ships in any Indian harbour – what a nice surprise!

Worried about a seventy-hour journey plus a week waiting for the Chinese visa, I looked into another possibility: Sri Lanka. I checked the routes of cargo ships from Colombo to Singapore and this seemed to be the right choice. On the 20th of February a British ship would leave Colombo, reaching Singapore five days later. My Indian visa would expire on February 8th, which left me a month to explore the lush forests and white beaches of Goa, Karnataka and Kerala and then take the ferry to Sri Lanka. I was in contact with an English person working for one of the shipping companies, we had discussed my becoming a passenger and I hoped a deal could be made, otherwise things would become even more adventurous.

Meanwhile I had just reached Goa and aimed to relax over Christmas and the New Year and avoid travelling in that chaotic and touristy period. The region of Goa differs from the rest of India because there are many Catholics and instead of temples there are many white colonial churches. The Portuguese colonial heritage is fascinating. The beaches are postcard-perfect, with warm green water fringed by palm trees. The life of locals and foreigners is really shanti (restful), and I was curious to check out Goa’s famous nightlife that made the region a “temple” of trance music.

Merry Christmas and especially Happy New Year to all! As far as I’m concerned, I can only hope that 2012 will be like the last two and a half months. It’s been great so far and I’m so happy I’m living this dream, wherever it takes me. For a traveller it’s not so much about getting to a place but the journey itself, and for me this means going around the world is not the most important thing, the real deal is the experiences I have while travelling. More to come in 2012.

domenica 11 dicembre 2011

10/12/2011 Mumbai. La citta' degli eccessi. / Mumbai. City of excesses


Sono innamorato di Mumbai da 5 anni quando in Australia lessi la prima volta Shantaram, il mio romanzo preferito. Così oggi, emozionato come un fan che conosce la sua star preferita, sono arrivato nel esotico capoluogo del Maharashtra dopo un viaggio di 20 ore in treno da Delhi.
Scendo dal vagone ed esco dalla stazione, avverto un gran calore nell’aria e nella città. Trovo una delle guesthouse più economiche nel turistico quartiere di Colaba. L’edificio è  un grande loft quadrato con all’interno una trentina di piccolissime stanze costruite con dei sottili pannelli di legno, ma solo par le pareti laterali, sono aperte verso l’alto per poter prendere aria dai ventilatori installati sul soffitto. Per chi ha il sonno leggero, come me, ha difficoltà a dormire per il rumore delle voci e dei ventilatori ma con dei tappi per le orecchie si dorme bene,  La mia stanza misura 2 x 1,5 metri ma i bagni comuni sono davvero moderni e puliti. Mumbai è una delle città più dense al mondo e lo si capisce subito per il poco spazio per dormire. Si nota anche dai senzatetto che dormono sul marciapiede.
Pranzo in un ottimo ristorante vegetariano a base di paneer tikka masala, formaggio marinato e speziato, e naan. Dopo mi dirigo verso il Leopold Cafè, lo storico locale di Mumbai conosciuto per l’attentato terroristico del 2008 e per Shantaram. Neanche il tempo di godermi lo scenario interno del locale che vengo approcciato per un lavoro da una ragazza italo-francese di nome Elize. Lavora per un agente di Bollywood che organizza casting per modelli stranieri. In questo caso hanno solo bisogno di un ragazzo disponibile a travestirsi da babbo natale ad una festa di 3 ore per bambini in un hotel. Accetto, mi dico perché no e poi da cosa nasce cosa e potrei conoscere l’agente per altri lavori giusto per ripagarmi una parte di viaggio.
Andiamo alla stazione ferroviaria di Churchgate e al momento di salire sul treno notiamo la suddivisione uomo e donna per i vagoni. Salgo comunque con lei nel vagone femminile. Chiacchieriamo con due simpatiche ragazze di locali, una si toglie il velo e si fa fotografare con Elize. Arriviamo alla stazione di Bandra e scendiamo. Saluto Elize che mi affida all’assistente dell’agente, con il quale raggiungo l’hotel. Non avevo idea che fosse un lussuosissimo hotel cinque stelle, fa impressione entrare in un luogo simile in India. Conosco l’organizzatrice della festa che quando scopre che sono italiano si scusa sottolineando che aveva richiesto un madrelingua inglese.
 L’assistente avverte il suo agente che arriva a prendermi personalmente all’albergo per riaccompagnarmi alla stazione. Nel tragitto conosco Imran e mi chiede la durata della permanenza a Mumbai. Interessato ad una possibilità lavorativa gli rispondo due settimane circa. Mi chiede se voglio lavorare per lui che in questo momento è la stagione dei film e se ne ha diversi in fase di realizzazione. Ci accordiamo di sentirci lunedì pomeriggio e mi lascia lungo una strada vicina alla stazione di Bandra.
Lungo il tragitto percorro un sentiero tra baracche e famiglie che vivono sul bordo strada. Sorpasso un ponte sopra una fogna a cielo aperto con l’acqua di colore blu nero, l’odore è irrespirabile. Un branco di topi giganti che si nutrono di una discarica di rifiuti. Sul bordo di questa fogna alcuni bambini seminudi che giocano vicino alle loro abitazioni. Sento il rumore del treno e convinto di prendere la via giusta per la stazione mi ritrovo in uno slum. Lo scenario è da brividi, una serie di baraccopoli una a fianco all’altra talmente vicine che nonostante siano basse non permettono quasi il passaggio dei raggi solari. La stradina che passa nel mezzo delle abitazioni è una fogna colma di rifiuti e qualche cadavere animale. Torno indietro pietrificato e trovo le scale per la stazione. Conosco dei bambini sorridenti che vivono sotto le scale, si fanno fotografare e quando vedono la loro immagine sulla fotocamera digitale scoppiano in una grassa risata. Lo slum si estende dai binari ferroviari.
Al ritorno decido di scendere qualche stazione prima per tornare a piedi anche se non ho una guida o cartina con me. Attraverso alcuni campi di cricket e raggiungo la famosa Marine Drive, la strada di scorrimento che percorre l’insenatura meridionale davanti all’oceano indiano. Mi godo lo spettacolare tramonto con un sole rosso fuoco tra la foschia grigia. Gli edifici alti di Malabar Hill fanno da contorno nella sfumatura. Percorro tutta la passeggiata, al termine devo rientrare verso la città per trovare Colaba. Chiedo informazioni, passo per la base dei pescatori nella quale arenano le barche e vendono pesce oltre a vivere in alcune baracche sulla spiaggia. Poco prima dell’arrivo percorro una stradina buia dove rischio di calpestare tre persone sdraiate per terra. Uno sembra morto ridotto ormai ad uno scheletro, gli altri due più in carne sembrano ancora vivi. Capitano spesso scende del genere in India. Trovo la Colaba Causeway e decido che per oggi è abbastanza svenendo nella mia micro stanza. Buonanotte città degli eccessi.



I’d been in love with Mumbai since reading Shantaram, my favourite novel, for the first time five years before when in Australia.

So on my arrival today in the exotic regional capital of Maharashtra, after a twenty-hour train journey from Delhi, I was as excited as a fan meeting his favourite star.
Leaving the train and then the station, I noted the heat of the air and city. My guesthouse, in the tourist area of Colaba, was one of the cheapest. It was a big square loft of thirty tiny rooms with only side walls made of thin wooden panels and open above to allow ventilation from the ceiling fans. For light sleepers, like me, the sounds of voices and the noise from the fans made sleep difficult, but with earplugs the problem was solved. My room measured 2 x 1.5 metres, while the shared bathrooms were really modern and clean. Mumbai is one of the most densely populated cities in the world and this is clear straight away from the limited space one has for sleeping. Also from the homeless people sleeping on the sidewalks.

Lunch was in an excellent vegetarian restaurant: paneer tikka masala, spiced marinated cheese and naan. Afterwards I headed towards the Leopold Cafe, historic Mumbai restaaurant, known also because of the 2008 terrorist attacks and Shantaram. I barely had the time to enjoy looking around the interior than a girl of French-Italian origin called Elize came up to me. She worked for a Bollywood agent who organized casting events for foreign models. In my case they only needed somebody willing to dress up like Father Christmas for a three-hour party for children in a hotel. Why not, I thought, this could lead to even more work and any money earned would go towards my travelling costs.

 We went to Churchgate railway station. Getting on the train, I noticed that there were separate coaches for men and women, but went all the same with Elize into the female carriage. There we chatted with two friendly local girls and one removed her veil to have her picture taken with Elize. At Bandra station we got off and Elize said goodbye to me, after handing me over to an assistant of the agent who took me to the hotel. I had no idea that the hotel was a 5-star luxury hotel and it was extraordinary to be entering such a place in India. I met the organizer of the party who apologised when she found out that I was Italian, saying that she had actually been looking for a mother-tongue speaker of English. The assistant informed her agent, Imran, who came in person to pick me up from the hotel and accompany me back to the railway station. On the way, Imran asked how long I was staying in Mumbai. About a fortnight, I answered, seeing the chance for some work. Before leaving me near Bandra station, he asked if I was interested in working for him, saying it was the filming season and he was busy with several films, and we agreed to talk again on the following Monday afternoon.

The way back led me along a path between shacks and homeless families living at the side of the road. As I crossed a bridge, the air was unbreathable: below was an open sewer with bluish-black water. Children were playing on the side of the sewer, not far from their homes. Nearby, a pack of giant rats was feeding at a rubbish tip. I heard the sound of a train and followed it, believing it would lead me to the station, only to find myself in a slum. The sight was shocking: rows of shacks so close together that hardly any sunlight could get through to ground level. The tiny road that crossing the slum was an open sewer full of rubbish and the odd dead animal. I turned back, petrified, and found the steps to the station – the slum goes right up to the railway tracks. I bumped into some smiling children who lived under the steps and took some photos of them. When they saw the results on my digital camera they burst out laughing.

I decided to get off the train a few stops early and walk back, even though I didn’t have a guide or a map with me. I crossed some cricket pitches and reached the famous Marine Drive, the boulevard along the bay facing the Arabian Sea. There was an amazing sunset with a glowing red sun in a grey haze framed by the tall buildings on Malabar Hill. After walking all the way down Marine Drive, it was time to turn back for Colaba. I asked for directions and passed the fishermen’s area, where they pull their boats ashore, sell their catches - and live in shacks on the beach. Just before reaching Colaba, I was going down a dark alley when I almost trampled over three people stretched out on
the ground. One of them was practically a skeleton, the other two were slightly better off. These are frequent sights in India. I then found Colaba Causeway, decided that I’d had enough for one day and collapsed in my micro-room.
Goodnight, city of excesses.


lunedì 5 dicembre 2011

04/12/2011 Trekking in Parvati valley. Bolenath



Dopo uno stremante viaggio di 15 ore su un gelido pullman sono arrivato da alcuni giorni a Kasol nella Parvati valley in Himachal Pradesh. Le temperature del viaggio notturno variavano sopra e sotto gli 0°, non ho mai avvertito un freddo del genere per così tante ore. Non avevo più sensibilità in alcune parti del corpo nonostante ero coperto da vestiti pesanti. Oltre al freddo a volte mi capitava di svegliarmi per terra per via delle manovre spericolate dell’autista. Sembrava di essere al luna park sull’ottovolante con la differenza che ci trovavamo su piccole strade di montagna. Durante il viaggio ho conosciuto un giardiniere svizzero assieme alla sua compagna che si sono aggregati  a me ed Ester, la ragazza spagnola conosciuta a Rishikesh.

La Parvati valley è circondata da vette Himalayane che raggiungono i 6000 metri ed è attraversata dall’ononimo fiume che si estende dalle sorgenti termali di Manikaran. I paesaggi montani sono incantevoli e la valle è conosciuta per le possibilità escursionistichee per la sfrenata coltivazione di charas (marijuana) richiamando un turismo internazionale, ma soprattutto israeliano, di hippy di ogni generazione – approfondirò quest’ultimo argomento raccontando le attività legate al suo fiorente mercato in esclusiva sul libro-. Ora siamo fuori stagione e fortunatamente non si vedono stranieri, possiamo goderci questi paesaggi in assoluta tranquillità.

Un itinerario escursionistico davvero interessante è Malana. Questo piccolo villaggio, di contadini e case a fungo in pietra e legno, ha un suo parlamento ed è organizzato con un particolare sistema di caste. Ai turisti, considerati impuri, è vietato toccare e fotografare le persone, i templi e le case. Chi trasgredisce deve pagare una multa di 1000 rupie (15 euro circa). Grazie a questa particolarità i loro costumi, le loro tradizioni e abitudini sono rimaste intatte dopo diverse generazioni nonostante l’interesse degli stranieri. Un luogo davvero speciale, camminando tra le sue vie si scopre una cultura unica. Persone di una semplicità e autenticità disarmante. Si trovano tre guesthouse, poco prima o dopo il villaggio, che sono case familiari nelle quale ospitano turisti per dare loro da mangiare e dormire. Si mangia nel salotto della casa seduti su dei materassini attorno ad un tandoori (stufa). I locali gradiscono molto il whisky con poca coca cola e del limone spremuto, in 3 hanno finito una bottiglia in un ora. Le stanze per dormire sono uguali al salotto infatti nel "salotto" dormono alcuni familiari. Chi è fortunato può trovare il tandoori ma, nonostante sia dicembre e siamo a quasi 3000 metri , non fa particolarmente freddo per via dell’ottima esposizione solare.

Altra tappa da non perdere è alla piscina termale di Manikaran. Un pomeriggio ho deciso di fare un giro in solitaria così ho raggiunto Manikaran, un paesino sul fiume poco dopo Kasol. Ho trascorso due ore in una piscina termale scavata nella roccia sulla riva del fiume Parvati, a fianco di un tempio e davanti ad una montagna mi sono rilassato nell’acqua bollente circondato solo da indiani – fantastico. Ho avuto un piacevole ritorno nel bosco di pini lungo il fiume verso Kasol. Non ho incontrato nessuno per ore, mi sono perso nel silenzio della natura ed ho trovato la strada poco dopo il tramonto.

Ancora qualche escursione ed entro due giorni mi rimetterò in viaggio di nuovo in solitaria verso sud. Mi aspetta un lungo viaggio di circa 60 ore tra pullman e treni fino a Goa, regione del sud-ovest indiano. Brevi tappe a Delhi, Mumbai, Pune per arrivare poco prima del periodo natalizio nella regione più piccola dell’India. Ormai due mesi di viaggio, due mesi a dir poco meravigliosi. Il grande sogno continua………..



After an exhausting fifteen-hour overnight journey in a freezing cold bus, I reached Kasol in the Parvati valley, Himachal Pradesh. I’d never felt so cold for so long; parts of me went numb although I had heavy clothes on. Besides that, I would sometimes wake up after falling out of my seat and onto the floor because of the driver’s reckless driving. It was like being on a rollercoaster, except that here we were on narrow mountain roads. During the journey I got acquainted with a Swiss gardener and his girlfriend and they joined myself and Ester, the Spanish girl from Rishikesh.

The Parvati valley is surrounded by Himalayan peaks that reach 6000 metres and crossed by the Parvati river which rises at the Manikaran thermal springs. The mountain views are lovely and the valley is known for its hiking trails and intensive cultivation of charas (marijuana) which attracts an international tourism, especially Israelis and hippies of all ages – this aspect and the activities connected with this thriving market will be dealt with in more detail in my book. At this time of year it was offseason and luckily there weren’t many foreigners around, so the landscape could be enjoyed in absolute peace.

A really interesting excursion is the one to Malana. This tiny village of farmers who live in mushroom-shaped houses built in stone and wood, has a parliament of its own and is organized in a particular caste system. Tourists are seen as impure and may not touch or take photos of people, temples or houses. Those who do must pay a fine of 1000 rupees fine, about €15. Thanks to this peculiarity their customs and traditions have remained intact for generations despite the interest of foreigners. Strolling through this truly special place you discover its unique culture and its people, with their disarming and authentic simplicity. There are three guesthouses, just before or after the village, which are basically family homes where tourists are fed and lodged. People eat sitting on mattresses on the living-room floor around a tandoori (stove). The locals enjoy whisky with a little Coca Cola and lemon juice - three of them drank a whole bottle in an hour. The bedrooms are the same as the “living room”, where some family members themselves sleep. The lucky ones have a tandoori but even though it was December at nearly 3000 metres, it wasn’t particularly cold because the area catches the direct sun during the day. 

Another unmissable spot is the thermal pools in Manikaran, a small village upstream from Kasol. One afternoon I went there alone. Cut into the rock near the bank of the river Parvati, the pools were next to a temple and facing a mountain. For two hours I chilled out in the hot water, with only locals for company - fantastic! The walk back to Kasol along the riverbank and through a pinewood was really pleasant. I met nobody else for hours and got lost in the silence of nature, only finding the road a little after sunset.

Two days later, after a few more excursions, I got back on the road again alone and headed south. Ahead of me a sixty-hour journey to Goa, a region in the south-west of India, stopping briefly in Delhi, Mumbai and Pune in order to reach India’s smallest state just before Christmas. By now two months of travelling had passed, two wonderful months, and the great dream continued...