528 days, 95450 km and 24 countries. Around the world trip without flights was completed March 18, 2013. This is not a point of arrival but the beginning of a fairy tale that I will continue to tell around the world. After publishing VAGAMONDO i came back on the road. Photos, videos and stories of a free life dedicated to the travel.

mercoledì 27 giugno 2012

26/06/2012 Sbarco in Colombia / Landing in Colombia


Terraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa ! Sud Americaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa !!
Dopo 22 giorni di traversata dell’ Oceano Pacifico ecco materializzarsi la costa colombiana davanti ai miei occhi gonfi di gioia. Nei giorni scorsi ho pure avuto occasione di gustare un antipasto messicano in due losche cittadine portuali mentre la nave era impegnata a scaricare dei container. Ma ora finalmente, dopo 3 settimane di immobilismo, si torna a riassaporare la strada per conoscere una nuova calorosa cultura che con la sua romantica lingua spagnola mi farà sentire a casa. Dopo i limiti linguistici sorti in Cina e Corea del Sud è meraviglioso poter tornare a comunicare con la gente locale con tanta facilità, mi permette di godere di un contatto culturale più profondo.

Ringrazio il mare per i stupendi panorami con cui mi ha deliziato, ma soprattutto per avermi ricaricato a mille con tutta la sua strabiliante energia, e sbarco nel principale porto della costa pacifica colombiana: Buenaventura. Il nome ideale con cui iniziare l’esperienza sudamericana anche se ho ricevuto delle informazioni davvero inquietanti dall’equipaggio del mercantile. La città è considerata uno dei luoghi più pericolosi del mondo con un tasso di criminalità superiore a città come New York, Kabul e Baghdad. Per via della sua favorevole posizione sul Pacifico e vicinanza alla città di Cali, principale cartello della droga colombiano, è il porto del narcotraffico, da cui partono le barche dirette in Messico, e del traffico d’armi colombiano dove avvengono scontri tra le FARC (forze armate rivoluzionarie colombiane) , i paramilitari, che controllano il porto, e i militari. Inoltre si possono assumere killer per soli 13 euro. Un rassicurante biglietto da visita, ma informazioni provenienti da wikipedia che lasciano il tempo che trovano.

Ho appuntamento con l’agente portuale di primo mattino per sbrigare la questione del visto. Lo vedo arrivare un’ora in ritardo per dirmi che  si fa tutto solo dopo pranzo ma se voglio posso uscire con un permesso provvisorio per rientrare tra qualche ora. Naturalmente decido di andare in città alla ricerca di un ostello dove alloggiare stanotte. Esco dalla nave e mi trovo a camminare spaesato tra colossali gru meccaniche che muovono grossi container sopra la mia testa. Chiedo ad un operaio dove si trova l’uscita e mi indica una strada da proseguire dove trovare un autobus che fa il giro del porto. Conosco altri due operai sul mezzo interessati ai miei tatuaggi, uno mi racconta di essere un tatuatore come secondo lavoro. Arrivato a destinazione scendo e affronto i controlli per l’uscita.

Esco e vengo travolto da un impatto molto forte che aumenta il mio spaesamento. Provato dal calore torrido della città, situata a soli 4 gradi sopra l’equatore, osservo il caos attorno a me. Sopra la testa si sviluppa una ragnatela di cavi elettrici cadenti. Le strade sono sporche e piene di buche trafficate da pulmini che fanno da taxi collettivi, i marciapiedi sgretolati occupati da commercianti con bancarelle di legno coperti dal sole con la lamiera ondulata. Gli edifici sono fatiscenti con le mura scure e trasandate. Infine i colombiani, uomini grossi e forti, le donne formose e alcune bellissime. Viaggiare via terra in Asia mi permetteva di evitare impatti del genere perchè viaggiavo tra paesi confinanti molto simili tra loro. Ora il passaggio è dall’Asia al Sud America, dalla Corea alla Colombia, dalla popolazione coreana chiusa, minuta, silenziosa e precisa alla popolazione colombiana aperta, robusta, caotica e disordinata. Da un opposto all’altro e dopo 3 settimane immerso nel silenzio del mare e della mia cabina devo adattarmi a questa nuova realtà. Buenaventura sembra all’altezza della sua losca fama.

In tutti questi pensieri mi ritrovo con un omone colombiano calvo sulla quarantina con la faccia grassa e allegra, di nome Omar, che dal nulla ha mandato via gli altri due operai e ha deciso di accompagnarmi alla ricerca di un posto dove dormire. Non ho altra scelta che seguirlo perché in ogni caso sono senza guida e senza un indirizzo dove andare e lui mi pare solo uno alla ricerca di una mancia. Se voglio viaggiare da solo in questo paese mi devo liberare della diffidenza che il 90% della gente, che mi ha parlato della Colombia, ha cercato di trasmettermi. Omar mi racconta che ha vissuto dodici anni a New York e che era il responsabile della raccolta rifiuti di Brooklyn. Grazie a lui riesco a prelevare pesos, a trovare un ostello ma niente da fare per una sim colombiana perché il mio modesto cellulare non funziona. Fortunatamente la stazione del pullman è vicina così mi informo sulle rotte verso nord. Sono diretto a Santa Marta dove ho un contatto locale, tramite un amica di origini colombiane, che sicuramente mi può dare due utili dritte sul suo paese. Dista due giorni di viaggio così sto pensando ad uno stop e il più probabile sembra Medellin.


Land ho! South Americaaa!
After twenty-two days crossing the Pacific Ocean, Colombian ground appeared before my happy eyes. In the past few days I had the chance to eat Mexican hors d’oeuvres in two unsavoury-looking ports while the ship was busy unloading containers. Now at last, after three weeks of idleness, I can get back on the road and discover a new warm-hearted culture, which with its romantic Spanish language will make me feel at home. After the linguistic barriers in China and South Korea it’s great to be able to communicate so easily with the locals and to enjoy their culture more in depth.

I thanked the ocean for its beautiful views and for recharging me with its energy, then I landed in the Colombian’s main port on the Pacific coast: Buenaventura. The ideal name to start my South American adventure even though I received some alarming news from the ship crew: the city is considered one of the most dangerous places in the world, with a criminality rate higher than that of cities such as New York, Kabul and Baghdad. Because of its good positition on the Ocean and its proximity to the city of Cali (main drug cartel in Colombia), Buenaventura is the port for drug smugglers heading to Mexico and for gunrunners. Here there are skirmishes between the military and the FARC ( Colombian Revolutionary Armed Forces), the paramilitaries who control the port. Here you can also hire killers for just 13 Euros. A very reassuring visiting card, yet this information is from wikipedia and only relatively reliable.

I had a meeting with the port officer early in the morning to sort out the visa. He arrived one hour late and told me that everything would be delayed until after lunch but I could leave the port with a temporary permit and come back in a few hours, so I went into town to look for a place to spend the night. Once I got off the ship I walked around disoriented with massive cranes moving containers over my head. I asked a worker for the exit and he pointed down a road where I would find a bus that goes around the port. I then met another two workers who were interested in my tattoos and one of them told me he also works as a tattoo artist. When I reached my destitation I got off and walked through the checkpoint.

Then impact with the new reality was strong and this increased my feeling of disorientation. I was also tried by the heat of the city that lies very close to the equator. Above my head there were chaotic webs of metal cables; the roads were dirty, uneven and busy with buses; the crumbled pavements were occupied by merchants’ wooden stalls with roofs of metal sheeting; the buildings were run-down with dark and shabby walls. Last, but not least, the Colombians: big strong men and well-shaped women - some beautiful. Travelling overland in Asia I did not have this kind of sudden impact because I was travelling gradually between countries which were fairly similar. But now I had moved from Asia to South America, from South Korea to Colombia, from reserved, small, silent and precise Korean people to the outgoing, robust and chaotic Colombians. From one opposite to another, indeed, and after three weeks at sea I have to adapt to this new reality. Buenaventura seems to live up to its notorious reputation.

While thinking all of this I found myself with Omar, a big bald Colombian in his forties with a fat, happy-looking face, who sent the other two workers away and decided to help me find a place to stay for the night. I had no choice but to follow him because I had neither a guidebook nor an address to go to. Besides, this man only seemed after a tip. If I want to travel alone in this country I have to get rid of the mistrust I have picked up from 90% of the people I talked to about Colombia. Omar told me that he’d lived in New york for twelve years and had been in charge of rubbish collection in Brooklyn. With his help I managed to withdraw pesos and find a hostel but didn’t have any luck in getting a Colombian SIM card because my basic phone doesn’t work. The bus stop wasn’t far so I looked for information as to which buses go north. I’m heading to Santa Marta where I have a local contact given by a friend with Colombian origins. This contact can surely give me some useful advice about the country. Since the destination is two days’ drive away, I’m thinking of stopping somewhere along the road, probably in Medellin.

lunedì 4 giugno 2012

04/06/2012 Grazie Asia / Thank you Asia


Dopo 8 intensi mesi e 26.800 km senza aerei saluto l'Asia, un continente che mi ha trasmesso tantissimo sul piano umano. Ne esco da uomo migliore, con abitudini nuove e idee più chiare sulla mia esistenza. Tanti momenti speciali che porterò dentro al mio cuore il resto della vita:

-il lungo trekking attorno all'Himalaya
-il pellegrinaggio notturno sull'Adams Peak, la montagna sacra singalese
-l'attraversamento del Mare Arabico e del Mar Giallo
-la conoscenza di città esotiche come Kathmandu, Delhi, Mumbai, Varanasi, Bangkok, Hanoi
-città futuristiche come Kuala Lumpur, Shangai e Seul
-l'ospitalità e il sorriso degli indiani e dei laotiani
-templi meravigliosi come quelli nepalesi, indiani, singalesi, thailandesi e coreani. Soprattutto Angkor Wat in Cambogia e Hampi in India
-numerosi incontri umani indimenticabili in tutti i paesi attraversati

Solo nel libro riuscirò ad elencarli tutti, sto scrivendo tutti i giorni da quante ne ho da raccontare. Non dimenticherò mai anche diversi momenti difficili che mi hanno solo rafforzato come la contrazione della malaria in Laos e la trappola della mafia filippina in Cambogia.
Ho raggiunto uno stato d'animo favoloso. Sento il mio corpo vibrare tra brividi di stupore, gioia e gratitudine. Sono sospeso in un sottilissimo confine tra realtà e sogno che spesso li confondo, quando osservo un mappamondo dimentico di essere umano. Oggi mi imbarco su un mercantile che in circa 24 giorni attraverserà l'intero oceano pacifico e sbarcherà in un porto esotico colombiano. Il sogno Sudamericano è alle porte !

Danjabad Nepal
Danjabad India
Istuti Sri Lanka
Terima kasih Malesia
Ko khun ka Thailandia
Kof chai Laos
au kon Cambogia
Gamm ern Vietnam
shi shie Cina
Kam sa ham ni da Corea del Sud

After eight intense months and 26800 Km travelled without taking planes I wave goodbye to Asia, a continent that has given me a lot on a personal level. Now I’m a better man, with new habits a better insight on my existance. There are many special moments that will hold a place in my heart for the rest of my life:

-     The long trek in the Himalayas
-          The night time pilgramage on Adam’s Peak, Sri Lanka’s holy mountain
-          The crossing of the Arabian and Yellow sea
-          Seeing exotic cities such as Kathmandu, Delhi, Mumbai, Varanasi, Bangkok, Hanoi
-          futuristic cities such as Kuala Lumpur, Shangai and Seul
-          Indian and Laotian hospitality and smile
-          The marvellous temples in Nepal, India,  Sri Lanka, Thailand, Korea. Especially
Angkor Wat in Cambodia and Hampi in India.
-          Many unforgettable encounters with people in every crossed country

I will only manage to describe everything in the book; I have so much to talk about that I’m writing notes every day. I will never forget some hard times that actually strengthened me, such as contracting malaria in Laos and the Philipino mafia scam in Cambodia.
I have reached a fantastic frame of mind. I can feel my body vibrate with amazement, happiness and gratitude. I live on the thin line dividing reality and dream and it’s hard to tell which is which; when I look at a planisphere I forget I’m human. Today I’ll be boarding on a merchantship that will take me across the whole Pacific Ocean to an exotic port in Colombia in about twentyfour days. The Southamerican dream is now very close!

Danjabad Nepal
Danjabad India
Istuti Sri Lanka
Terima kasih Maleysia
Ko khun ka Thailand
Kof chai Laos
au kon Cambodia
Gamm ern Vietnam
shi shie China
Kam sa ham ni da South Korea

Pagellino temporaneo Corea del Sud / Temporary report South Korea


Nuova puntata con il pagellino temporaneo sulle nazioni che ho visitato. Per chi non lo conoscesse ancora nasce dall’idea di giudicare l’esperienza di viaggio in ogni paese che incontrerò lungo il cammino. Riguarda solo la mia esperienza personale quindi ognuno può avere dei giudizi diversi dai miei . In questo caso è temporaneo perché quando realizzerò il libro potrà essere modificato sulla base dell’esperienza in più che avrò accumulato strada facendo. Darò un voto a quattro punti che interessano principalmente la popolazione locale: viaggiare con i trasporti pubblici assieme ai locali comprendendo anche la situazione delle strade, sulla cucina locale (varietà e qualità), sull’ospitalità da parte della gente con gli stranieri e infine sul costo della vita per uno straniero cercando di vivere comunque economicamente.

-          Trasporti pubblici                               :   9
-          Cucina locale                                      :   7,5
-          Ospitalità della gente                           :   5,5
-          Costo della vita per uno straniero        :   5

-          Media Corea del Sud                          :    6,75


New instalment with my temporary report on the countries I visit. As I already blogged, I have decided to rate - give a mark for - my travel experiences in every country I visit. It will be based on personal experience, so feel free to disagree. The ratings below are temporary and may well be changed in the light of later experiences. I give a rating out of ten to four areas which mainly concern the local people: travelling with them on public transport, taking into account the road conditions; the local food (variety and quality); their friendliness and hospitality towards foreigners; the cost of living for a foreigner on a budget.

-          Public transport                                  :   9
-          Local food                                          :   7,5
-          Friendliness and hospitality               :   5,5
-          Cost of living for a foreigner             :   5

-          Average for South Korea                    :  6,75

venerdì 1 giugno 2012

31/05/2012 Namsan, il monte sacro / Namsan, the holy mountain


Che giornata meravigliosa ! Nell’ultimo mese in giro per metropoli cinesi e coreane, esageratamente abbondanti di cemento, sentivo che c’era qualcosa che mi mancava. Un ingrediente che non mi permetteva di godere appieno della mia fantastica esperienza. Oggi finalmente ho scoperto di cosa si trattava: un contatto forte con Madre Natura. In mattinata, armato di bussola e tanta voglia di camminare, assieme a Barbara, una ragazza californiana, sono arrivato nel lato nord-ovest ai piedi di una montagna sacra nel centro di una vallata pochi metri sopra il livello del mare. Al punto informatico la signora coreana ci avvisa sulle possibili escursioni e sulla distanze consigliandoci di raggiungere il primo picco e tornare indietro perché se proseguiamo l’escursione si fa complessa e rischiamo di non terminarla prima del crepuscolo.

La prima parte fino al picco con un dislivello di 500 metri si è rivelata molto battuta da turisti coreani in tenuta da trekking professionale, i punti di maggiore interesse sono un tempio buddista e una statua di Buddha, seduto su un fiore di loto, scolpita da una roccia di granito. La vetta è stata raggiunta in poco più di un’ora invece delle due ore previste dalla signora, ma Barbara non se la sente di proseguire e torna indietro. Io assetato di avventura continuo l’escursione in solitaria cercando di capire le indicazioni di cui la maggior parte sono in coreano.

Dopo un breve tratto per un largo sentiero incontro una scultura di granito che è il resto di un tempio antico e su una roccia di fronte noto la raffigurazione di Buddha seduto. Attorno a me tanta natura selvaggia ma soprattutto un sublime silenzio – da quando ho superato la  vetta non ho più incontrato nessuno. Ad un certo punto il sentiero svanisce tra varie formazioni rocciose piuttosto pendenti, trovo delle corde fissate da qualcuno e le sfrutto per calarmi giù. Cammino nel bosco godendo appieno della beata solitudine nel mezzo della natura. Credo di essermi perso perché non ho idea di dove sto andando e ciò invece di preoccuparmi mi da una superba sensazione di libertà. Osservo la montagna e mi viene l’idea di attraversarla fino all’altro estremo a sud-est. Devo tornare a fondo per trovare un ruscello che attraversi i due picchi. Dopo vari voli con il culo a terra sullo rocce scivolose trovo finalmente una via nei pressi di un corso d’acqua praticamente asciutto. Ritrovo un sentiero che segue la direzione sud-est confermata dalla bussola.

Dopo qualche ora di esplorazione senza incontrare anima viva ecco all’improvviso un lago nascosto dagli alberi.  E’ spuntato il sole da un po’ e inizia a far caldo così decido di rinfrescarmi con un bagno. Consapevole di essere solo mi spoglio completamente e mi tuffo nell’acqua. Riprendo la passeggiata e sento un verso di animale conosciuto. Mi sembra quello di un maiale, osservo in direzione del suono e noto la sagoma di un brutto cinghiale. Fortunatamente non è interessato ad attaccarmi così mi dileguo per il bosco velocemente. Trovo delle indicazioni, mi sono ritrovato e proseguo verso un tempio poco distante. Arrivato al tempio, incontro dei monaci e alcuni escursionisti coreani ma soprattutto noto una parete con un grande Buddha di tre metri affiancato da due bodhisattva che sembra risalire al VIII secolo dopo Cristo. Davanti una roccia alta quasi due metri con raffigurazioni di Buddha seduto su tutti e quattro i lati con posizioni delle mani diverse. Mi siedo, bevo un tè offerto dai monaci e osservo il nuovo lato della vallata.

Poco più di 5 ore e arrivo a destinazione, ho attraversato l’intera montagna e con un sorriso splendente cammino tra le vaste risaie. Mi ricordo di avere l’mp3, ascolto “Rise” di Eddie Vedder e continuo a sognare. Sulle ali della libertà cammino a bordo strada con una forza che mi potrebbe portare dall’altro capo del mondo senza fermarmi. Alzo il pollice in attesa di un passaggio. I primi non si fermano oppure capita di non capirsi per la direzione, problemi di lingua. Ma dopo una mezz’oretta finalmente trovo un signore coreano che capisce qualche parola di inglese e mi dice di avermi notato nell’ultimo tempio.

What a marvellous day! In the last month spent in Chinese and Korean metropolises where there is way too much cement, I felt that I was missing an ingredient that allowed me to fully enjoy my fantastic experience. Today I finally found out what was lacking: a strong connection with Mother Nature. So in the morning, with only a compass and the desire to walk, I reached a valley which is just a few metres above sea level, on the northwestern side of a holy mountain, with a Californian girl named Barbara. At the information office a Korean woman gave us information about hikes and distances, and suggested we only reached the first peak and then came back because continuing the excursion would then become more complicated and chances were we wouldn’t make it before sunset.

The first part to the peak, a 500 metre ascent,  turned out to be crowded with Korean tourist wearing professional trekking clothes. The main points of interest are a buddhist temple and a granite statue of the Buddha sitting on a lotus flower. We made it to the summit in just over one hour, while the Korean lady said it would take at least two. Barbara didn’t feel like carrying on so she went back, but I had a  thirst for adventure so I carried on alone, trying to understand the direction signs which were mostly written in Korean.

After walking along the wide path for a while, I came up to the ruins of an ancient temple and noticed a sitting Buddha carved out of the rock in front of it. Around me nature was lush and silence sublime – after passing the summit I didn’t meet anyone else. At a certain point the path dissapeared between steep rocks and I found some fixed ropes which I used to make my way down. I then walked through a wood, enjoying peaceful loneliness in nature. I believe I got lost because I had no idea of where I was going, but instead of being worried I felt incredibly free. I looked at the mountain and decided it to cross it and reach the opposite southeastern side, so I needed to find a stream that runs between the two peaks of the mountain. After falling several times on the slippery rocks I finally found a path next to a nearly dry stream leading South-East, as confirmed by my compass.

After exploring the surroundings for a few hours without meeting any other person, I suddenly reached a lake hidden by the trees. The sun had been out for a while and it was getting hot so I bathed completely naked, since I knew nobody else was around. I then resumed my hike and heard a familiar sound of an animal. It sounded like a pig, so I looked in the direction from which the sound was coming from and saw the silhouette of an ugly boar. Luckily it didn’t want to attack me so I swiftly put as much distance as possible between the two of us. I then found some indications leading to a nearby temple where I met some monks and some Korean hikers. Carved into a wall, there were also a 3 metre tall Buddha and two bodhisattvas at its sides that probably go back to the VIII century. Another 2 metre tall rock had several rappresentations of the Buddha with different hand positions on its four sides. I sat down, drank a cup of tea offered to me by the monks and gazed at the new side of the valley.

I reached my destination just over five hours later having crossed the entire mountain, and with a beaming smile I walked through big rice plantations. I remembered that I had my mp3 reader with me, I listened to “Rise” by Eddie Vedder and I kept on daydreaming. I went along the side of the road on freedom’s wings, feeling so strong that I could’ve carried on to the other side of the world without stopping. I lifted my thumb and waited for a lift. The first to pass by either didn’t stop or couldn’t understand me but after half an hour I finally met a Korean man who spoke some words of English and told me that he had noticed me at the last temple.