528 days, 95450 km and 24 countries. Around the world trip without flights was completed March 18, 2013. This is not a point of arrival but the beginning of a fairy tale that I will continue to tell around the world. After publishing VAGAMONDO i came back on the road. Photos, videos and stories of a free life dedicated to the travel.

venerdì 28 dicembre 2012

Felice anno nuovo / Happy new year


Ricevo quotidianamente meravigliosi messaggi da tanti di voi che mi seguono. Vi ringrazio calorosamente perché mi riempiono di gioia e mi danno un grande sostegno nella favola che sto realizzando. Altri mi scrivono per le loro curiosità di carattere generale sul viaggio e mi scuso se a volte le mie riposte sono frettolose o poco esaurienti ma cercate di comprendere che se dovessi rispondere accuratamente a tutti voi vivrei meno l’esperienza di viaggio. Inoltre, le domande che mi rivolgete sono talvolta di carattere personale ed è difficile rispondere in maniera chiara su internet e gli aggiornamenti del blog e della pagina facebook mi richiedono già parecchio tempo. In ogni caso sappiate che tutte le vostre curiosità sono fonti di ispirazione per il libro che sto scrivendo e posso assicurarvi che, se lo leggerete, troverete tutte le risposte di cui avete bisogno. Per il momento augurandovi un 2013 straordinario, come il 2012 che ho appena vissuto io, mi limito a condividere con voi 10 consigli di viaggio frutto di tutte le meravigliose esperienze vissute lontano da casa. Spero che vi possano accompagnare nei vostri viaggi e regalare particolari emozioni.

Consigli di viaggio:

1.       Armatevi del vostro miglior sorriso e donatelo a chiunque incontrate anche a chi vi osserva diffidente. Scoprirete che superati i pregiudizi tutti hanno un cuore. Ma soprattutto siate sempre rispettosi con i popoli che vi ospitano e cercate il più possibile di parlare la loro lingua. Apprezzeranno tanto.

2.       Non passate troppo tempo in musei e monumenti ma condividete più tempo possibile con le gente locale cercando anche di viaggiare sui mezzi economici in cui viaggiano loro e di praticare le attività tradizionali che praticano giovani e vecchi. Andate nei bar, anche quelli fatiscenti dove si ritrovano i vecchi ubriaconi che hanno sempre qualcosa di interessante da raccontare. Oppure ai mercati, li c’è molta più cultura e vita di quello che potete immaginare.

3.       Nei lunghi viaggi ogni tanto un ristorante turistico può capitare, ma cercate di mangiare il più possibile nei ristoranti tipici del posto senza farvi intimidire dalle condizioni di pulizia o dall’ambiente. Gli unici mal di pancia avuti fino ad ora derivano da ristoranti turistici in cui viene richiesto ad un cuoco di cucinare piatti stranieri sconosciuti, meglio chiedere cosa sanno cucinare sia per provare le specialità locali e sia perché sanno che ingredienti usare. Attenti ai piatti troppo speziati anche se sono gustosissimi e assicuratevi sempre che l’acqua sia potabile. Per i vegetariani è molto dura, specialmente in Sud America.

4.       Al di la del tempo che avete a disposizione cercate di non programmare troppo e lasciare sempre uno spiraglio aperto al fattore sorpresa o al cambiamento di programma. Lasciatevi guidare dagli eventi e seguite i consigli della gente locale.

5.       Non utilizzate la guida. Lo so che ci sono anche informazioni interessanti su una guida ma le trovate anche su internet. Per sapere della storia di un luogo o se  avete bisogno del nome di un ostello esistono vari siti web dove trovate tutto quello di cui avete bisogno e vi offrono suggerimenti di altri viaggiatori. Chiedete il più possibile a gente del posto. La guida vi indica un circuito chiuso poco autentico e battuto da tutti i turisti e soprattutto vi trasmetterà una serie di stupide paranoie che limiteranno la vostra esperienza. Certo che la guida facilita il viaggio ma a volte è proprio bello trovarsi nell’imprevisto e imparare ad arrangiarsi. Inoltre la guida uccide l’effetto a sorpresa. Esistono dei casi di alcuni paesi così differenti dal nostro in cui la calligrafia è indecifrabile e posso capire che in questi casi possa essere ancora più utile. Se proprio non riuscite a farne a meno utilizzatela con moderazione.

6.       Il viaggio è da soli, poi lungo il cammino si incontrano altri viaggiatori con cui condividere alcuni giorni per poi tornare soli. Il viaggio non è solo la conoscenza di una cultura nuova ma soprattutto è la conoscenza di noi stessi con altri occhi, lontani da casa e da tutti i condizionmenti sociali con cui siamo cresciuti. Tutte le difficoltà di viaggio permetteranno alla vostra anima di crescere e imparare in brevissimo tempo più di quello che avrete imparato in anni. Dovete mettervi alla prova ogni giorno con  situazioni nuove e diverse che svilupperanno il vostro senso di adattamento permettendomi di affrontare la vita con una corazza più resistente quando tornerete a casa.

7.       Siate aperti con gli sconosciuti ma comunque sempre attenti al metodo di approccio che hanno nei vostri confronti soprattutto nel luoghi più turistici come le piazze principali delle grandi città. Una delle meraviglie di un viaggio è la conoscenza di gentilissime persone straniere ma notandovi soli anche i malintenzionati saranno attratti da voi. Ma attenti a non permettere alla diffidenza di rovinarvi la possibilità di conoscere gente straordinaria perché vi posso assicurare che ne ho incontrata davvero tanta.

8.       Fate per conto vostro tutto quello che è possibile fare senza gruppi organizzati. Oltre a risparmiare diverso cash, l’avventura nel raggiungere un luogo arrangiandoti enfatizzerà l’entusiasmo quando avrete raggiunto il vostro obiettivo.

9.       Muovetevi il più possibile con mezzi di fortuna, quelli che capitano sulla vostra strada a pagamento o anche no. I ricordi più belli di tutti questi spostamenti sono stati anche i più scomodi ma quando ti ritrovi assieme ad essere l’unico straniero in un cassone di un furgone ammassato con tanta gente scoprirai cosa vuol dire veramente essere accettato come uno di loro e non visto solo come un turista da spennare.

10.   Mantenete sempre alto l’entusiasmo soprattutto nelle complicazioni; quando non trovate un posto per dormire non fatevi problemi a stendere il vostro sacco a pelo su una panchina o un prato. Quando c’è un guasto al pullman scendete e partecipate nell’aiutare, potreste divertirvi. Ogni difficoltà che vi si presenta davanti accoglietela come qualcosa che doveva capitare e che vi porterà su una strada migliore. La legge dell’attrazione funziona soprattutto nel viaggio, siate dunque sempre positivi !

Every day I receive wonderful messages from many of you who are following me. I thank you warmly, because they fill me with joy and give me support on my travels. Some people write to me because they are curious about travelling in general and I apologize if my replies are sometimes written quickly or incomplete but please understand that if I was to answer every one of you at length I wouldn’t experience my travels as deeply. Also, sometimes the questions you ask me are personal and it’s not easy to reply clearly on the internet, and updating the blog and facebook page take up quite some time. Anyway I want to let you know that all your questions are a source of inspiration for the book I’m writing and I can assure you that all the answers will be there. For the time being, I wish you an extraordinary 2013, like my own past year, and I want to share with you some travelling advice based on the wonderful experiences I’ve had away from home. I hope these can accompany you in your travels and bring special feelings.

Travel advice:

1.       Put on your best smile and give it to everyone you meet, even those who look at you warily. 
After overcoming any initial prejudices, you find that everyone has a heart. More importantly, always respect the locals and try to speak their language as much as possible. They will greatly appreciate it.

2.       Don’t spend too much time over museums and monuments, try to spend as much as possible with the locals, travelling on the same cheap means of transportation as they do and doing the traditional activities which young and old people do. Go to bars, even the dilapidated ones where old drunkards have always some interesting story to tell. Or markets, there is way more cultural and life there than you can imagine.

3.       When travelling long distances one may eat at a tourist restaurant from time to time, but try and eat in typical local places without being intimidated by the level of hygiene or the environment.
The only stomach problems I’ve had so far came from tourist restaurants where foreign meals were cooked; it’s much better to order something the cooks know how to do -  this way you get to try a local speciality and they know which ingredients to use. Be careful with over-spicy dishes, even though they may be very tasty, and make sure the water is potable. Vegeterians have a hard time, especially in South America.

4.       Regardless of how much time you have, try not to make too many plans and be open to the surprise factor and to changing your plans. Let yourself be guided by the things that happen to you and follow the advice given by locals.

5.       Don’t use a guidebook. I know that there is a lot of interesting information in them but you can also find it on internet. There are many websites with advice from other travellers where you can find out the history of a place or the name of a hostel or anything else you might want to know. Ask the locals for information as much as possible. The guidebook shows you a closed circuit which isn’t very authentic, is crowded with tourists and will make you paranoid about things and limit your experience. Sure, a guidebook makes travelling easier but sometimes it’s really thrilling to face something unexpected and to make do. The guidebook also kills the surprise effect. However there are some countries which are so different from ours that you can’t understand the writing so I can understand that in these cases a guidebook can be even more useful. If you really can’t do without it, try and use it as little as possible.


6.       We travel alone, but along the road we meet other travellers with whom you spend some days and then go back to being alone. Travelling is not only about learning about a new culture but is above all about seeing ourselves with new eyes, far away from home and from all the social conditioning we were brought up with. Every travelling challenge will help our spirit to grow and learn in a very short time more than we learned in years. You must put yourselves to the test every day with new situations that will develop your ability to adapt, allowing you to face life with a thicker skin when you return home.

7.       Be open to strangers but always careful about how they approach you, especially in the most touristy places like the main squares of big cities. One of the main marvels of travelling is meeting very kind foreign people, but when travelling alone you can become a target for people who don’t exactly wish you well. But don’t allow distrust to ruin the chance of meeting extraordinary people, because I can assure you I have met plenty.

8.       Do on your own everything that can be done without an organized group. This will save you money and the adventure of reaching a destination with your own means will make the enthusiasm upon reaching your goal much greater.

9.       Try to travel by whatever form of transport is available, paid or not. The best memories often coincide with the most uncomfortable journeys, and those times you are the only foreigner in a overcrowded van you understand what it really means to be accepted as one of the locals and not just seen as a tourist to rip off.

10.   Keep your level of enthusiasm high, especially when problems arise; when you don’t find a place to sleep feel free to lay your sleeping bag on a bench or in a field. When the bus breaks down get off and help out, you might have some fun. Face every hardship as something which was meant to happen and which will take you on a better road. The law of attraction works especially while travelling so always keep a positive state of mind!

Pagellino temporaneo Argentina / Temporary report Argentina


Nuova puntata con il pagellino temporaneo sulle nazioni che ho visitato. Per chi non lo conoscesse ancora nasce dall’idea di giudicare l’esperienza di viaggio in ogni paese che incontrerò lungo il cammino. Riguarda solo la mia esperienza personale quindi ognuno può avere dei giudizi diversi dai miei . In questo caso è temporaneo perché quando realizzerò il libro potrà essere modificato sulla base dell’esperienza in più che avrò accumulato strada facendo. Darò un voto a quattro punti che interessano principalmente la popolazione locale: viaggiare con i trasporti pubblici assieme ai locali comprendendo anche la situazione delle strade, sulla cucina locale (varietà e qualità), sull’ospitalità da parte della gente con gli stranieri e infine sul costo della vita per uno straniero cercando di vivere comunque economicamente. Nuova entrata è il parere sulla sicurezza per le donne in base a quello che vedo e che mi raccontano le donne che incontro cercherò di consigliare le ragazze che vogliono viaggiare il paese in solitaria.

-          Trasporti pubblici                                :   9
-          Cucina locale                                       :   7,5
-          Ospitalità della gente                            :   7,5
-          Costo della vita per uno straniero        :   5,5
-          Sicurezza donne                                  :   7,5

-          Media Argentina                                  :    7,4


New instalment with my temporary report on the countries I visit. As I already blogged, I have decided to rate - give a mark for - my travel experiences in every country I visit. It will be based on personal experience, so feel free to disagree. The ratings below are temporary and may well be changed in the light of later experiences. I give a rating out of ten to four areas which mainly concern the local people: travelling with them on public transport, taking into account the road conditions; the local food (variety and quality); their friendliness and hospitality towards foreigners; the cost of living for a foreigner on a budget. An addition to the blog is “Safety for women”: considerations based on what I see and am told by the women I meet, and advice for women intending to travel on their own.

-          Public transport                                   :  9
-          Local food                                           :   7,5
-          Friendliness and hospitality                :   7,5
-          Cost of living for a foreigner              :   5,5
-          Safety for women                               :   7,5

-          Average for Argentina                       :  7,4

domenica 23 dicembre 2012

20/12/2012 Evadere dalla routine / Escaping routine

Approfittando di alcuni giorni liberi da lavoro ho deciso di esplorare l’area della sierra attorno a Cordoba. Per evadere dall’inquinamento e dal caos della città ho raggiunto un piccolo e tranquillo villaggio immerso nel verde tra monti e fiumi armato di un armonica ed un libro. San Marcos Sierras è un paradiso dove vivono in armonia comunità hippy di artisti e artigiani con gli abitanti locali. La purezza dell’aria e il clima ideale attirano sempre più argentini e stranieri a trasferirsi a vivere qua nonostante l’area sia ancora poco abitata. Questo pacifico villaggio raccoglie solo poco più di un migliaio di abitanti, ma l’attrattiva turistica sono i due fiumi che scorrono nelle vicinanze.
Io e Luis, il cuoco colombiano dell’ostello in cui lavoro, siamo partiti con tenda e costume per trasferirci sulle rive del fiume omonimo che attraversa il villaggio. Lo abbiamo risalito camminando qualche chilometro scoprendo pozze paradisiache dove nuotare e rinfrescarci dal gran caldo diurno. Le notti erano fresche, perfette per deliziose grigliate di verdure, finchè non arrivavano i temporali puntualissimi diquesti giorni. Ci hanno colto di sorpresa perchè la tenda di Luis non ha il secondo strato di protezione dalla pioggia così ci siamo un po’ arrangiati ma quando si cerca avventura va bene tutto. Per via dell’abbondante acqua caduta nelle notti il fiume ogni giorno si innalzava di quasi un metro e, ieri oltre ad essere in piena, in alcuni tratti straripava. La camminata per risalirlo era la superficie di un tunnel di cemento armato che trasportava una parte di acqua direttamente al villaggio. Purtroppo una volta costruito non ha ricevuto un servizio di manutenzione e in alcuni tratti il cemento si è frantumato creando pericolosissimi buchi con le barre di acciaio sporgenti. Ieri eravamo accompagnati da una coppia argentina e la figlia della donna che aveva solo 5 anni. Arrivati ad un tratto in cui il fiume strabordava con l’acqua fangosa che non permetteva di vedere dove bisognava camminare, mi sono fatto avanti io perché la coppia era timorosa per la bimba. Pochi metri e sento il vuoto sotto i miei piedi, casco in un buco di dimensioni quasi un metro quadrato, i miei piedi non sentono il fondo e rischio di essere trascinato dall’acqua nel tunnel rimanendoci così intrappolato. Fortunatamente e istintivamente durante la caduta ho allargato le braccia riuscendo cosìad aggrapparmi ai bordi. Uscendo dal buco mi sono accorto di avere una gamba ricoperta di sangue per una ferita sullo stinco tatuato. Oltre tutto ho preso un brutto colpo sul costato sinistro. Perdo molto sangue e sono lontanissimo da una strada o una clinica. Lego una maglietta attorno alla ferita e inizia il lungo e faticoso cammino all’unica piccola clinica del villaggio. La gentile infermiera mi cuce il taglio con 3 punti mentre con gli altri ragazzi ci si rende conto che era andata parecchio bene sia perché potevo essere trascinato via dall’acqua in quel tunnel senza via d’uscita, sia perché se capitava alla bimba probabilmente sarebbe finita peggio.
Stamattina all’alba mi sono incamminato verso la piazza principale accompagnato da un tenero cane randagio, che mi ha seguito ovunque per due giorni, ed ho preso il primo pullman diretto a Cordoba. Torno per lavorare gli ultimi giorni perché è tempo di riassaporare la strada. Questo stop è stato utilissimo per vari motivi. Questa giovane e viva città mi ha trasmesso tanto grazie ai suoi numerosi eventi culturali e musicali, ma anche sotto il piano umano grazie alla sua calorosa e ospitale gente. Tuttavia, come capita ovunque, dopo un certo periodo inevitabilmente ci si ritrova in una routine che in questo caso è stata enfatizzata dal gran caldo di questi giorni che non permetteva di fare particolari attività diurne. Siccome dovevo ricaricare le batterie, dopo continui e lunghi spostamenti, era proprio quello che cercavo per ritrovare lo stesso grande appetito di viaggio che avevo all’inizio di questa esperienza. La routine si sa che può essere letale perché porta ad una vita malsana,il viaggio uccide la routine. Ho avuto un ulteriore conferma che non esiste un paradiso in cui vorrei fermarmi a vivere, a meno che non ci sia una motivazione sentimentale. Ogni piccolo o grande paradiso ha qualcosa da offrirti ma poi dopo il primo periodo di scoperta subentra la routine e arriva l’ora di cambiare aria. Mi sento sempre più vicino al pensiero dei nomadi che sentono questo bisogno continuo di spostamento perché il viaggio è uno straordinario stato mentale, non una meta.
 I had a few days off work and decided to explore the sierra around Cordoba. I went to a tiny calm village in the green between mountains and rivers to escape from the city pollution and chaos, taking with me a book and a harmonica. San Marcos Sierras is a paradise where hippy communities of artists and craftsmen live in harmony with the locals. The purity of the air and the perfect climate attract more and more Argentinians and foreigners to come and live here despite the fact that the area is not heavily populated. Just over a thousand people live in this calm village and the main tourist attraction are the two rivers that flow nearby.
I left with a tent and swimming trunks with Luis, the Colombian cook from the hostel where I work, and went to the banks of the river,which has the same name as the village. We walked a few kilometres upstream, discovering fantastic pools where we could swim and splash to refresh ourselves from the daytime heat. The nights were cool, perfect for delicious vegetable barbecues until, as is common for this time of the year, the storms came. We were caught by surprise because Luis’s tent didn’t have a waterproof layer, so we made do with what we had, as when youlook for adventure anything goes. The river rose nearly a metre every day with all the rain that fell during the nights and yesterday it overflowed in some points. We had to walk on top of a concrete pipe that carried water to the village. The pipe hadn’t received any maintenance since it was built and there were dangerous holes with metal bars sticking out in several points. Yesterday an Argentinian couple with a daughter who was only five years old joined us. We reached a point where the overflowing muddy water of the river didn’t allow us to see where we were walking and I decided to go first because the Argentinian couple wereworriedfor their daughter. After a couple of metres I fell into a hole about of about a square metre, my feet didn’t touch the bottom and I risked being carried away by the flow inside the tunnel and being stuck there. Luckily, acting out of instinct, I widened my arms while falling and managed to hold on to the edges of the hole. When I got out I saw that my leg was bleeding from a gash on my tattooed shin. I also hit the left side of my chest quite hard. I was losing a lot of blood and was far from the nearest road and clinic. I tied a t-shirt around the wound and started the long hard walk to the small clinic in the village. There, the kind nurse gave me three stitches while it began to sink in that we had been lucky  - I could’ve been carried away into the tunnel without being able to get out and if it had happened to the little girl the outcome would’ve been worse.
This morning at dawn I walked to the main square with a sweet stray dog which had followed me everywhere for two days and I took the first bus to Cordoba. I went back to finish my last days of work because the time has come to hit the road again. This stop has been very useful for several reasons. It’s been great in this young lively city thanks to all the cultural and musical events and the people who are so warm and friendly. As usual however, after some time you get stuck in the daily grind, which in my case was made worse by the heat that made it impossible to do many things during the day. The time here was just what I needed to recharge after continuous long journeys and find again the same desire to travel that I had at the beginning of this experience. As everyone knows, routine can be lethal because it leads to an unhealthy life but travelling kills routine. I’ve had further proof that there is no paradise where I would want to stop and live in unless for sentimental reasons. Every paradise, no matter how big or small, has something to offer, but after the first period of discovery routine comes into play and it is then time to move on. I feel very close to the way nomads think and to their constant need to move, because travelling is an extraordinary state of mind, not a destination.

 

sabato 8 dicembre 2012

Vivere in un ostello / Living in a hostel


Vivere in un ostello significa condividere diverse situazioni quotidiane con gente di ogni paese: dalla camera alla cucina, dalla televisione ad una birra per finire con la storia della propria vita. Consapevoli di essere solo di passaggio, i viaggiatori si aprono come raramente fanno a casa loro e sono più spontanei e naturali. Personaggi stravaganti di tutte le età ti arricchiscono di esperienze uniche da cui trovare ispirazione o semplicemente da cui imparare a conoscere meglio l'essenza di un essere umano. Confrontarti ogni giorno con persone diverse ti aiuta a sviluppare riflessioni o pensieri sulla tua vita. Questo sono tutti lati positivi che si vivono di giorno e a volte di notte perché si sa che le persone mostrano anche il loro lati più scuri dopo il tramonto.

Per ragioni di sicurezza la maggior parte dei turni che faccio sono da mezzanotte alle otto del mattino. Apro la porta e controllo chi entra, servo da bere ai clienti controllando sempre che il loro tasso alcolico non salga  più di tanto e se capita devo intervenire. Fino ad ora le situazioni più curiose le ho vissute in questo turno. Potrei raccontarvi di un anziana argentina insonne che alle cinque del mattino, quando faccio fatica a tenere gli occhi aperti e cerco di approfittare del divano vuoto, si presenta da me con alcuni fogli su cui ha appuntato una cinquantina di nazioni diverse di cui vuole avere indicazioni di viaggio. 
Oppure di una ragazza argentina e musulmana che in questi giorni è stata cliente dell’ostello in attesa di andare in Egitto e poi negli Emirati Arabi per la prima volta dalla sua famiglia di origine. Di giorno entrava con il velo, a volte accompagnata dal padre, e di notte si lasciava andare a fiumi di birra e festa nelle discoteche di Cordoba. Una delle sue ultime notti è arrivata completamente sbronza e vagava per l’ostello indossando solamente reggiseno e tanga mettendomi spesso in situazioni complesse. Anche perché faceva un eccessivo rumore e dovevo riprenderla per permettere agli altri clienti di dormire. Quando vivevo in Pakistan ero abituato a non poter neanche parlare con una donna musulmana, chissà come se la passerà negli Emirati Arabi.
Poi ci sono gli israeliani che in questi mesi mi hanno sorpreso soprattutto per due motivi. Il primo è che sono il paese che viaggia di più in assoluto, nonostante siano solo un paese di otto milioni di abitanti sono quelli che ho incontrato più in viaggio. In Israele è obbligatorio il servizio militare e dura tre lunghi anni, così dopo questo duro periodo la maggior parte dei giovani partono per il mondo alla ricerca di emozioni forti. Il secondo è la festa eccessiva che fanno, soprattutto chiassosa e condita spesso da sostanze stupefacenti. Ma non bisogna generalizzare perché ho incontrato molti altri israeliani interessati più alla cultura che visitavano che alla festa e con cui ho condiviso piacevolmente il viaggio.  La scorsa notte ad un gruppo di sei ho dato da bere fino alle cinque del mattino mentre sonorizzavano il salotto con musica trance. Tre volte ho dovuto spiegarli che per parlarsi ad un metro di distanza possono anche non urlare, poi se ne sono resi conto.
Infine ecco la storia di un bizzarro argentino con un cognome per niente casuale, il signor Malizia. Entra nell’ostello con una donna e mi chiede un letto in una camerata con sei persone. Lo accompagno alla stanza e quando nota che ci sono anche delle ragazze mi chiede se disponiamo di una camerata con solo uomini. Inizio a insospettirmi e gli dico che son tutte miste le camerate. Quando la situazione appare più chiara gli spiego che forse una stanza privata fa al caso suo e lo convinco a spendere qualcosa di più.

Sto attraversando una fase di viaggio ben diversa dal solito. Ora sono gli altri quelli che se ne vanno, ma mi fa piacere fermarmi per un periodo e rimanere comunque in contatto quotidianamente con stranieri in movimento. E’ come se stessi comunque viaggiando. In ogni caso Cordoba mi sta regalando piacevoli emozioni attraverso tutte le sue attività musicali, culturali e artistiche ma anche tanto sotto il piano umano. Oltre ai viaggiatori sto legando con i miei colleghi sudamericani e stiamo creando una temporanea famiglia.  Ma tranquilli che, anche se mi sono tatuato due nuove ancore, il richiamo dello zaino si fa sempre sentire. D’altronde la mia casa potrebbe essere ancora per molto la strada, questa tappa mi sta dando un ulteriore conferma perché mi trovo in una situazione in cui mi trovo particolarmente bene ma dopo aver vissuto l’ultimo anno ad una certa intensità, so che il mondo ha ancora tanto da offrirmi.

Living in a hostel means sharing different daily situations (from the bedroom to the kitchen, from the television to beer and, last but not least, one’s life story) with people from many different countries. Travellers open up as they rarely do back home, they are more natural and spontaneous because they know they are just passing through. Meeting extravagant people of all ages can enrich and inspire you, or simply teach you more about what it means to be a human being. It can also help you reflection on your own life. These positive aspects are experienced during the day, and sometimes at night - since after sunset people also show their darker sides.

For safety reasons most of my shifts are from midnight to eight in the morning. I open the door and check who comes in, and serve drinks to customers while making sure that they don’t overdo things – if they do, I have to step in. So far I have experienced the most peculiar situations on this shift. I could tell you about the sleepless old Argentinian lady who came to me at five in the morning, while I was struggling to remain awake and trying to take advantage of an empty couch, with some sheets of paper on which she had written down about fifty countries she wanted to ask me travel information about.
Or the Muslim Argentinian girl who was staying at the hostel while waiting to go first to Egypt and then the United Arab Emirates to visit her family for the first time. During the day she came veiled, sometimes accompanied by her father; at night she drank gallons of beer and partied in the discos of Cordoba. One of the last nights she came back completely drunk and wandered around the hostel in only a bra and tanga, which made things rather embarrassing, not only because she was so noisy and I had to tell her off so that other people could sleep. When I was living in Pakistan I was used to not being even able to speak to Muslim women, who knows how she will get on in the UAE.
Then there are the Isrealis, who in these months have surprised me. For two reasons in particular: the first, that they are the nationality which travel the most - despite there being only eight million of them, they are the ones who I’ve met the most. In Israel, military survice is compulsory and lasts three long years so after such hard times most young people leave and travel around the world searching for deep experiences. The second, that they party too much, are often really loud and often on drugs. But I shouldn’t generalize - I have met many other Israelis who were more interested in the culture of the places they were visiting than in partying and who I have shared pleasant travels with. Last night I served drinks to a group of six until five in the morning while they played trance music in the living room. Three times I had to tell them that there was no need to shout to make themselves heard when only a metre away from each other, and in the end it sank in.
Finally, here’s the story of a weird Argentinian man, Mr Malizia (Mr Mischief), whose surname was indeed quite appropriate. He came into the hostel with a woman and asked for a bed in a six-person dormitory. I took him to the room and when he noticed that there were also some girls there he asked me whether we had men-only dorms. I started to become suspicious and told him all that all the dormitories are mixed. When the situation became clear I explained to him that perhaps a private room was what he was looking for and convinced him to spend a little bit more.

I’m going through a travelling phase which is different from the usual. Now other people are the ones who leave, I’m happy to stop for a while and keep in touch with the foreigners on the move. It’s still as if I was travelling. In any case, Cordoba gives good vibes with all its musical, cultural and artistic activities as well as a lot on a human level. I’m bonding not only with travellers but also with my South American colleagues, and we’re creating a temporary family. But don’t worry, because even though I’ve tattoed myself with two new anchors, I can still hear my backpack calling.  My home might still be the road for a long time after all, and this phase comes as further proof, because although I feel particularly good here and now, after living an intense past year I know the world still has a lot to offer to me.