528 days, 95450 km and 24 countries. Around the world trip without flights was completed March 18, 2013. This is not a point of arrival but the beginning of a fairy tale that I will continue to tell around the world. After publishing VAGAMONDO i came back on the road. Photos, videos and stories of a free life dedicated to the travel.

giovedì 31 gennaio 2013

L'ultima sfida marittima / The last maritime challenge


Questa parte di viaggio è meno intensa ma più rilassante, dedicata alle spiagge del nord del Brasile ed a buone amicizie che ho coltivato durante il viaggio. Le spiagge, meravigliose e lunghe, sono delimitate da palme da cocco e bagnate dalla calda e chiara acqua dell’’Oceano Atlantico.  Inoltre dopo quasi  500 giorni è avvenuto il primo incontro e confronto familiare con mio fratello maggiore. Mi godo le ultime settimane di estate sudamericana prima di affrontare il rigido inverno europeo. Se tutto va bene e il mercantile non cambia rotta negli ultimi giorni, come purtroppo è già capitato, dovrei partire per l’Europa il 9 di Febbraio dal porto di Natal. Quindi si avvicina la parte finale di questa straordinaria esperienza perché da quando entrerò in Europa il viaggio potrebbe terminare da un momento all’altro. L’obiettivo è coronare il giro del mondo senza aerei completo raggiungendo la Cina, una tappa attraversata lo scorso Maggio 2012. Sinceramente non so se sarà possibile nella mia situazione. Per scelta ho deciso di intraprendere un viaggio senza organizzazione per scoprire se è possibile attraversare così tanti paesi ottenendo i visti uno alla volta alle frontiere o alle ambasciate, sempre fuori dal mio paese di origine. Non è stato programmato con studi di fattibilità ma è lasciato un po’ al caso o alle sole possibilità che mi si sono presentate strada facendo.

Una volta sbarcato in Spagna proverò a raggiungere in qualche modo la Germania dove da li mi giocherò le mie carte per ottenere prima di tutto il visto russo ed eventualmente anche quello cinese. L’ idea sarebbe arrivare a Mosca e prendere il treno transiberiano per attraversare la Mongolia e arrivare a Pechino. La difficoltà potrebbe arrivare dall’ottenimento dei visti, devo capire se li rilasciano anche ad uno straniero senza residenza nelle ambasciate in Germania. Ho ricevuto l’informazione che l’ambasciata cinese in Russia non rilascia visti per casi come il mio. Mi vengono diversi dubbi perché fino ad ora in Asia son sempre riuscito ad ottenerlo quindi potrebbe essere l’ennesima informazione errata in circolazione. Non mi rimane che provarci prima in Germania e poi in Russia. La soluzione sicura è passare dall’Italia dove non avrei nessun problema ad ottenere alcun tipo di visto, ma sinceramente così è troppo facile e non mi interessa. Vada come vada sono pronto a tutto, anche a tornare a casa senza aver raggiunto la Cina perché o ci riesco come piace a me oppure rinuncio.  Prima di tutto vediamo se il mercantile non mi fa brutti scherzi perché se cosi fosse rimarrò almeno un altro mese in Brasile in attesa del prossimo. Non ché mi dispiaccia così tanto.

This part of the journey is less intense but more relaxing and I’ve spent time with some good travel friends and explored the beaches in the North of Brazil. The beautiful long beaches on the warm clear water of the Atlantic Ocean are fringed with coconut palms. I also met my elder brother for the first time in almost five hundred days. I’m enjoying the last weeks of South American summer before returning to the cold European winter. If everything goes well and the merchant ship doesn’t change it’s route at the last moment, as it happened before, I should be leaving for Europe on 9th February from the port of Natal. So this extroardinary experience is coming to an end because when I reach Europe my travelling journey may finish at any moment. My goal is to complete a round-the-world trip reaching China, where I was in May 2012. I honestly don’t know whether this will be possible in my current situation. I chose to start travelling with loose plans to see whether it was possible to travel through so many countries by getting the visas one at a time at the borders or at embassies in foreign countries. This journey wasn’t planned on the basis of it feasibility and chance and events that arose on the way played an important role.

Once landed in Spain I will somehow try to reach Germany where I will take my chances and try to get a Russian and a Chinese visa. The idea is to reach Moscow and then take the Trans-Siberian train through Mongolia and all the way to Beijing. The main difficulty may be getting the visas, I have to find out if the embassies in Germany grant visas to foreigners without residence. I’ve been told that the Chinese embassy in Russia doesn’t grant visas to people in my situation. I have doubts as to whether this is true because so far I’ve always been able to get it in Asia so this information may be once again wrong. So I can only try getting it in Germany or in Russia. Of course, the safe option would be to go to Italy where I wouldn’t have any problem getting any type of visa but I’m honestly not interested in this easy way. I’m ready to deal with  whatever happens, including returning to Italy without making it to China because I either get there my way or else nevermind.  First of all let’s see if there are any unpleasent surprises with the merchant ship that would cause me to stay in Brazil for an extra month and wait for the next ship. Not that this would bother me.


domenica 20 gennaio 2013

16/01/2013 L'esotica atmosfera di Salvador / The exotic atmosphere of Salvador


Quando una cultura vivace, come quella brasiliana, e un’altra ardente, come quella africana, si incrociano in tragici eventi, come la tratta degli schiavi, ecco che nasce uno straordinario e passionale capolavoro di umanità trasmesso tramite l’arte e la musica, Salvador de Bahia.
Principale porto per la “tratta dei neri” nei tragici anni della schiavitù africana in Sud America, oggi conserva i segni del suo passato nelle abitudini e sui volti dei suoi abitanti. Circa l’80% è di origine africana e le più caratteristiche tradizioni di questa affascinante città portuale sono anche esse state create dagli afro brasiliani. Quando gli schiavi raggiungevano il nuovo continente, gli veniva vietato di proseguire il culto della loro religione e venivano obbligati a seguire il Cattolicesimo. Nacque così il Candomblè, un misto di rituali africani e culti cristiani. Ai loro dei delle forze della natura associarono dei santi cattolici per ingannare i propri oppressori. Per poi passare alla allegra e vibrante musica che caratterizza Salvador, ad ogni ora del giorno nel centro, chiamato Pelourinho,  si possono sentire le percussioni sonorizzare questa esotica atmosfera. Agli schiavi era pure proibito praticare ogni tipo di lotta così nelle piantagioni di zucchero inventarono la capoeira, una sorta di arte marziale mista ad un ballo per confondere gli schiavisti quando arrivavano e li osservavano praticarla. Svilupparono una grande abilità nell’uso dei piedi con calci acrobatici perché quando scappavano avevano le mani legate. Naturalmente questa lotta divenne un simbolo per la liberazione degli schiavi e a Salvador ci sono varie scuole. In qualche piazza ci si può imbattere in un’ esibizione sonorizzata dal berimbau, uno strumento a forma d’arco. Senza dimenticare la samba che nacque proprio qua nei primi anni del XX secolo, infatti alcuni famosi testi si riferiscono al Candomblè.

Stamattina decido di avventurarmi per la città senza avere la minima idea di dove andare, sento solo la voglia di conoscere meglio la quotidianità dei brasiliani. Così attraverso la stupenda Pelourinho osservando l’architettura portoghese del XVII e XVIII secolo tra immense chiese e vecchi palazzi coloniali. Le case colorate e le vie con il pavè regalano un fascino unico a questo luogo. Peccato che concentri tutte le masse di gruppi organizzati di turisti, provenienti anche da navi crociera, facendomi desiderare di evadere da queste vie. Così esco dal centro e mi avventuro a caso verso nuovi quartieri.

Ne attraverso subito uno ben più fatiscente e sporco cosi cerco un vecchio bar trasandato dove poter bere un succo con i prezzi più economici della città tra la gente locale. Ne trovo uno che fa al caso mio, entro attirando l’attenzione dei clienti, per la mia carnagione chiara, e ordino un succo all’ananas. Dopo alcuni minuti il mio sguardo incrocia un magro, baffuto e vecchio signore  sulla settantina d’anni. Indossa dei pantaloni verdi, una camicia e un cappello nero con sopra degli occhiali da sole oltre a quelli da vista ben posizionati sul naso. Sulle braccia ha due orologi e dei bracciali in argento, sul petto si intravede una catenina d’oro con l’immagine della Madonna. Gli sorrido e si avvicina a me pure lui sorridente. Sembra felice e in mano ha due buste con delle foto. Mi racconta che la figlia, che vive in Francia perché sposata con un francese, gli ha mandato delle foto con anche la nipote. Poi tira fuori altre foto davvero buffe perché la figlia posa con un immenso body builder africano. Nella seconda invece sembra posare con un transessuale, ma poi scopro che si tratta di una body builder davvero impressionante che deve avere parecchio esagerato con gli ormoni e ormai di femminile gli rimane solo il seno rifatto. Partono le risate e mi prende in simpatia tanto che decide di sedersi con me, vuole brindare così che dal succo mi ritrovo con una birra fresca gentilmente offerta. Si aggregano a noi altri due clienti del bar, uno è un grasso uomo sulla quarantina che vende collane e l’altro è un camionista che fa consegne di cibo.

Dopo qualche ora esco mezzo ciucco per cercare di raggiungere altri quartieri della città e salgo su un pullman a caso non sicuro su dove sto andando. Dopo una difficile chiacchierate con l’autista, mi scarica nel quartiere più meridionale sul lungo mare. Trovo un mercato del pesce e qualche buon ristorante tipico bahiano dove mangiare. Questa parte della città non ha molto da offrire e i trenta gradi con un umidità del’80% non stimolano lunghe camminate così che cerco un mezzo per il ritorno. Mi avvio verso l’ostello ma poco prima passo casualmente davanti ad un caratteristico parrucchiere locale che utilizza ancora vecchi seggiolini di legno con la pedana di ferro che indica la provenienza da San Paolo. Le mura di pietra ricordano una cantina e qua e là si notano foto sparse di calciatori brasiliani tra cui il grande Pelè. Decido di provare questa nuova esperienza conscio che il risultato dei capelli molto probabilmente non sarà quello immaginato ma sono curioso di vedere come il parrucchiere li taglia e che ha da raccontare agli amici attorno a lui. Lui è un uomo robusto sulla cinquantina d’anni con lo sguardo serio. E’ molto impegnato a discutere con gli amici di calcio che quasi non mi ascolta e parte a tagliare qua e là. Cerco di fermarlo ogni tanto prima che gli errori diventino irrimediabili ma a volte è iracondo per la discussione e non si ferma. Esco da li con qualche buco in testa ma comunque soddisfatto dalla mia giornata culturale. Ora come mi è sempre capitato in questo viaggio non mi rimane che rimediare da solo con le forbici nel bagno dell’ostello, peccato che il mio bagno sia senza luce. 

 When a lively culture like Brazil’s crosses with a hot-blooded one like Africa’s  under tragic circumstances such as the slave trade, an extraordinary and passionate masterpiece of humanity, art and music comes to life: Salvador de Bahia. The main port during the tragic years of the African slave trade, Salvador still bears the marks of its past on the faces and in the habits of its inhabitants. Of these,  80% are of African origin and the most characteristic traditions of this fascinating port were also created by Afro-Brazilians. When the slaves reached the new continent they were forbidden to practise their religion and forced to become Catholics.  To deceive their oppressors, they added Catholic saints to their own gods of natural forces, thus giving birth to the mix of African rituals and Christian cults known as Candomblè.
In the exotic atmosphere of Pelourinho, Salvador’s city centre, you can hear percussion instruments and upbeat vibrant music all day long. The slaves were even prohibited from practising any form of physical combat , so in the sugar plantations they invented Capoeira,  a mix of martial arts and dancing that the slavers would not be able to recognise. They developed a great ability to perform acrobatic kicks, because when they ran away their hands were tied together. Sure enough, this type of fighting became a symbol of freedom from slavery and it is taught in many schools in Salvador. In some squares you can bump into music performances where an arc-shaped intrument called the ‘berimbau’ is played. And we should not forget the samba, which was born here at the beginning of the twentieth century and is referred to in Candomblé texts.

This morning I decided to explore the city without having any particular plan as to where I would go, I only felt like getting to know the daily life of Brazilians better. So I crossed the beautiful Pelourinho, looking at the Portuguese architecture of the 1700 and 1800s with its huge churches and old colonial buildings. The coloured houses and paved streets give the place a unique charm. Unfortunately this is also where all the tour groups from cruise ships concentrate, and they made me want to leave the area. So I did, and made my way towards new areas of town.
                                                                                             
Very soon I was walking through one which was way more dilapidated and dirty and I looked for an old run-down bar to drink one of the cheapest fruit juices in town with the locals. I found a bar of the type I was looking for and entered, the colour of my skin attracting the attention of the customers, and ordered a pineapple juice. After a couple of minutes, I locked eyes with a skinny old man around seventy years old with a moustache. He was wearing green trousers, a shirt, a pair of spectacles and black hat on top of which a pair of sunglasses was perched. He also wore two watches, some silver bracelets and a golden necklace with a Virgin Mary. I smiled at him and he walked up to me, smiling. He seemed happy and carried in his hand two envelopes containing some photographs. He told me that his daughter who is married to a Frenchman and lives in France had sent him some photos of his niece. Then he took out more photos which were really funny because his daughter was posing with a massive African body builder. In the second photo she seemed to be posing with a transexual but I then found out that it was actually a really impressive female body builder who must have exaggerated with taking hormones and the only feminine things left were her redone breasts. We cracked up laughing and he must’ve liked me as he then decided to sit next to me and wanted to make a toast. The next thing that happened was that he kindly bought me a cold beer. We were joined by two other customers, a fat man in his forties who sells necklaces and a truck driver who delivers food.

After a few hours I left the bar half-drunk and tried to get to other areas of town by taking a bus at random, unsure of where I was going. After a difficult conversation with the driver, I was left in the southernmost area of town along the seaside. I found a fish market and some good typical Bahian restaurants to have a meal in. This end of town didn’t have much to offer and the thirty-degree temperature with 80% humidity didn’t make long walks very pleasant so I looked for some return transport. I headed back to my hostel and by chance walked by a typical hairdresser’s which still used old wooden chairs with iron footrests indicating Sao Paulo as their origin. The stone walls reminded of a cellar and scattered here and there were photos of Brazilian footballers, including the great Pelè. I decided to try this new experience knowing that the haircut would not be exactly what I expected but I wanted to see how this hairdresser cut hair and to listen to the conversation with his friends around him. He was a robust man of around fifty with a serious look. He was very busy discussing football with his friends and started cutting my hair without hardly listening to me. I tried to stop him every now and then before the damage became unrepairable but sometimes he was enraged because of the conversation he was having and would not stop. I left the hairdresser’s with a really poor haircut but satisfied with my cultural experiences of the day. So now, as always during these travels of mine, I’m left with having to fix my haircut myself with some scissors in the bathroom of my hostel. It’s a pity there’s no light there.

mercoledì 9 gennaio 2013

La prorompente energia di Rio de Janeiro / The exuberant energy of Rio


L’esuberante fascino di Rio de Janeiro ti attrae già prima di arrivarci perché è una delle città più conosciute al mondo. Fin dalla mia adolescenza ho provato a immaginare la spiaggia di Copacabana o il monte Corcovado per poter ammirare la metropoli con un punto panoramico straordinario. La mia idea di Rio si limitava solo a questi due itinerari ma arrivandoci ho scoperto che il suo vero fascino e ben più prorompente di quanto potessi immaginare. In sole poche ore, quando mi sono ritrovato a ballare la samba per le strade di Lapa, mi ha completamente conquistato. L’ennesima città sudamericana dai forti contrasti sociali che si rispecchiano dalle favela ai grattacieli del centro. Storica capitale coloniale scelta dai portoghesi che ne fecero l’unica capitale europea non in Europa quando l’esercito napoleonico minacciava il loro regno. Resistette fino al 1960 quando il presidente Kubitschek creò la nuova capitale nel centro del paese a Brasilia e Rio divenne una città stato per una decina di anni. Ora deve affrontare un impressionante onda di ricchezza derivanti dai prossimi eventi che ospiterà, i mondiali di calcio del 2014 e le olimpiadi del 2016.

Copacabana e Ipanema sono alcune delle spettacolari spiagge di morbida sabbia bianca che circondano la città. Sono spesso affollatissime al punto che sembra di essere al centro del mondo per il misto di popoli stranieri e locali che risiedono nell’area metropolitana. Verso sera ballerini e musicisti sonorizzano e rallegrano il lungo mare ma anche tanti altri quartieri tra cui quello in cui mi sono sistemato, Lapa. Il quartiere boemo dove tra un architettura affascinante, perché degradata e artistica ricca di vivaci colori e graffiti, vivono artisti, musicisti e prostitute – soprattutto viados. Numerosi locali per ogni tipo di clientela e ceto sociale pompano musica brasiliana a tutto volume. Nella grande piazza nei pressi dell’arco ci pensano i chioschi, illuminati dai neon, a intrattenere la gente con gustosi caipirinha. Le percussioni sono negli angoli delle strade ed è difficile trattenersi a non seguirne il ritmo scatenandosi in frenetici balli che con il calore e l’umidità della città vi faranno sudare parecchio. Poco importa perché siamo in Brasile e ballare la samba è un dovere, soprattutto quando sorridente brasiliane si offrono di insegnarvi i passi. (video)

Il centro, oltre a fiumi di persone che si spostano da un ufficio all’altro in alti e moderni palazzi che lo circondano, mostra anche un teatro municipale di una bellezza unica. Senza contare le numerose piazze o le strette vie dove i profumi e i colori dei locali vi attirano. Oggi, mentre mi perdevo tra le sue vie assieme ad un amica, ho notato la statua del Cristo redentore sul monte Corcovado ed ho deciso si raggiungerlo. Salito sul primo pullman ho raggiunto la base del monte da cui partono i mezzi per raggiungere la cima. Dopo ore di coda e calore eccomi finalmente quassù con un panorama da favola a 360 gradi nel parco nazionale del Tijuca, il più vasto in un area metropolitana. Il polmone verde di Rio gode anche del mare e di un lago. La statua del Cristo alta 38 metri è impressionante e attira l’attenzione anche di fedeli di altre religioni. Ma il momento più emozionante della giornata avviene quando salgo su un taxi collettivo per scendere in città. L’autista è un simpaticissimo vecchio brasiliano con una voce rauca incomprensibile che guida a tutto gas scatenando l’entusiasmo dei passeggeri. Decide di farci un regalo ovvero di uscire dal solito percorso e di tagliare per una stradina che attraversa una favela dove probabilmente è cresciuto. Si ferma a salutare amici dalla macchina, una serie di elementi con facce un po’ stordite mentre si scolano litri di birra. Ci salutano amichevolmente perché siamo con il loro amico ma passassi da solo a piedi non so se mi accoglierebbero allo stesso modo. Osservo le mura che sono tutte imbrattate di graffiti, ci sono montagne di rifiuti e strettissime scalinate in cui bambini giocano tra i cavi elettrici pendolanti. Mi ricorda uno dei mie film preferiti, “La Città di Dio”. Una estrema realtà che pulsa di vita.

The exuberant fascination of Rio de Janeiro attracts you even before you get there because it’s one of the most famous cities in the world. Since I was a teenager, I had tried to imagine Copacabana Beach or the extraordinary view over the city from Mount Corcovado (aka Sugarloaf mountain). The idea I had about Rio was limited to these two places but once I got there I found out that it was really much more exuberant than I could have imagined. In just a few hours, the city conquered me, and I found myself dancing in the streets of Lapa. It’s yet another South American city with strong social contrasts mirrored in the favelas – slums - and city-centre skyscrapers. A historical colonial capital chosen by the Portuguese, who made it the only European capital outside Europe when Napoleon’s army was threatening their kingdom, Rio remained the capital of Brazil until 1960 when President Kubitschek moved it to Brasilia in the centre of the country and for a decade or so Rio became a city-state. Now it will have to deal with a great wave of wealth from the events it will soon host, including the World Cup in 2014 and the Olympic Games in 2016.

Copacabana and Ipanema are two of the most spectacular beaches with soft white sand that surround the city. They are often so crowded that you feel you could be at the centre of the world with such a mix of locals and foreigners. In the evening dancers and musicians enliven the promenade and many other areas of town, including Lapa, where I’m staying. This is the Bohemian area of town with rundown architecture is full of colours, graffiti, artists, musicians, prostitutes - especially transexuals. There are many bars for every kind of client and social class, blasting out Brazilian music. In the big square near the arc people are entertained by the blue-neon-lit kiosks serving caipirinha cocktails. There are percussion groups on the street corners and it’s hard to hold back and not start to dancing crazily in the heat and humidity, which will make you sweat a lot, though. Little does this matter, because we are in Brazil and you must dance the samba, especially when smiling Brazilian girls are offering to teach you how to. (video)

Apart from the crowds of people moving from one office to another in tall modern buildings that limit this area, the centre also has a city theatre of unique beauty, as well as many squares and narrow streets that you can be drawn to by their perfume and colours. While I was roaming these streets with a friend today, I saw the statue of Christ the Redeemer on top of Mount Corcovado and decided to go up there. I took the first bus that came and made it to the bottom of the mountain to take other transport. After waiting in the queue and in the heat for hours, I finally got to the top, in Tijuca national park, the largest in a metropolitan area, where a fantastic 360° view awaited me. This “green lung” in Rio also has a lake and is by the sea. The impressive statue of Christ is 38 metres tall and also attracts followers of other religions.  The most exciting part of the day was when I took a taxi with other people to get back into town. The driver was a fun old Brazilian man with a raucous incomprehensible voice who drove at full speed, thrilling us passengers. He decided to give us a present by taking a different road than the usual one which crosses the favela where he probably grew up. He stopped to say hello from the car to some friends, a bunch of people with a dazed expression who were guzzling litres of beer. They greeted us in a friendly manner because we were with their friend but if I walked there alone I’m not quite sure I would be greeted in the same way. Looking at the graffiti-covered walls, mountains of rubbish and narrow flights of stairs where children played between electric cables hanging down, I was reminded of one of my favourite films: “City of God”. An extreme reality pulsing with life.