528 days, 95450 km and 24 countries. Around the world trip without flights was completed March 18, 2013. This is not a point of arrival but the beginning of a fairy tale that I will continue to tell around the world. After publishing VAGAMONDO i came back on the road. Photos, videos and stories of a free life dedicated to the travel.

lunedì 6 agosto 2012

04/08/2012 Vulcano Quilotoa / Volcano Quilotoa


Arrivando al piccolissimo villaggio Quilotoa, che nella lingua locale significa “dente della principessa”, immaginavo di dover scalare il suo vulcano per poter ammirare dalla vetta il suo suggestivo lago nel cratere ma, dopo essere sceso dal pullman e aver attraversato il comune a piedi, ho seguito una stradina sterrata che mi ci ha portato direttamente sul bordo. Questo povero villaggio di indigeni contadini di origine Quechua chiamati Kirutwa  si è sviluppato nei pressi del cratere. Le principali attività turistiche sono gestite in comunità e gli abitanti si alternano nelle loro varie mansioni. La vita locale prosegue a ritmo lento ed è ancora autentica grazie alla semplicità della sua popolazione ma si presume che il turismo, in continuo sviluppo, cambierà fortemente l’immagine di Quilotoa nei prossimi anni.

Stamattina un sole straordinario ha accompaganto il mio risveglio e dopo una breve colazione ho intrapreso un trekking con una coppia di viaggiatori belgi che risiedono nella mia stessa spartana accomodazione a gestione familiare. Lui un biologo che ha vissuto un anno in Ruanda studiando la sua biodiversità e lei ex studentessa che ha appena terminato gli studi, hanno appena iniziato un lungo viaggio, di circa 6 mesi, in Sud America. Al nostro gruppo si è aggregata anche una coppia francese conosciuta ieri mentre bevevamo una birra davanti alla stufa. Siamo diretti verso Chingchuan, un villaggio che dista circa 10 chilometri. Ci incamminiamo lungo il cratere, incantati da panorami spettacolari sul lago e sulla valle attorno. I sentieri hanno molteplici diramazioni e questo rende più complicata l’individuazione della strada giusta. Ci affidiamo dunque alla bussola, consci di dover andare verso nord. Incontriamo contadini indigeni che vivono in delle semplici baracche, con tetto in lamiera ondulata o di paglia e con alcuni animali tra cui vacche, pecore, maiali o bizzarri lama che vedo dal vivo per la prima volta. Chiediamo indicazioni ai contadini ma ci indicano sentieri lontani dall’altra parte della valle.

Dopo alcune ore iniziamo a credere di esserci persi perché sembra di essere in un labirinto, ogni sentiero finisce in un campo di patate o in una fattoria. Inoltre la natura del terreno, caratterizzata da un canyon che attraversa la valle, crea ulteriori difficoltà a causa del continuo saliscendi a cui andiamo incontro. Io e il ragazzo francese saremmo scesi a fondo valle per proseguire lungo il fiume ma il percorso sarebbe stato improvvisato e pericoloso per le sue forti pendenze e gli altri non erano convinti. Così dopo vari sentieri errati abbiamo deciso di tornare verso il cratere affrontando una salita mozzafiato sia per via dell’altitudine che per la superficie sabbiosa.

Affamatissimo, mi sono fermato in un semplice chiosco di legno dove una coppia di abitanti locali vendeva pannocchie di mais e patate con formaggio. Un pranzo ideale per una spesa totale di due dollari. A stomaco pieno decido di scendere al fondo del cratere in solitaria per raggiungere il lago. Una ripida discesa sabbiosa ed eccomi in una piccola e quasi deserta spiaggetta a bordo lago. Temperatura dell’aria e dell’acqua attorno ai dieci gradi ed io, amante dei bagni nei torrenti e nei laghi, senza pensarci due volte decido di tuffarmi rapidamente (video) in questo meraviglioso e verde lago  circondato da un favoloso scenario montano a 4000 metri. Il panorama esterno mi distrae quanto basta per permettermi di avvertire meno il freddo e, mentre cerco di asciugarmi con i vestiti, conosco una simpatica signora Kirutwa vestita con il cappello tradizionale, una coperta di lana rosa avvolta sulle spalle e un lungo gonnellino di lana verde. Si presenta dicendo di chiamarsi Maria e dopo aver provato a vendermi dei braccialetti mi racconta di lei. Vive a mezzora dal villaggio e quando è il suo turno di lavoro viene al cratere a vendere bigiotteria o ad aiutare nella gestione comunitaria dell’ostello sul lago-cratere. Ha quarantaquattro anni ed è madre di cinque figli che vivono e lavorano in altre zone turistiche del paese tra cui Banos, un villaggio immerso nella natura tra cascate, sorgenti termali e un altro meraviglioso vulcano da scalare: la mia prossima tappa.

Ho trascorso alcuni giorni in questa povera regione montana ecuadoriana condividendo viaggi su pullman sgangherati o sui cassoni dei furgoni con la sua popolazione indigena. Ho mangiato le specialità locali nelle loro spartane baracche. Per l’ennesima volta, come con i loro simili sparsi nel mondo, sono stato accolto con gentilezza, semplicità e allegria. Più ho modo di conoscerli e apprezzarli, più mi sento vicino a loro che alla società in cui sono nato. Le popolazioni indigene rappresentano la ricchezza dell’umanità e vanno protette perché preservano tradizioni culturali centenarie. Possono rivelarsi l’univa via di salvezza da una feroce modernizzazione che sta rendendo i continenti sempre più simili e insignificanti.


Arriving in the tiny village of Quilotoa, which in the local language means “tooth of the princess”, I thought I would have to climb the nearby volcano to be able to admire the suggestive lake in the crater from the summit, but after getting off the bus and crossing the village by foot I followed a dirt road that led me directly up to the edge of the volcano.
This tiny village of indigenous farmers of Quechua origin and called Kirutwa developed close to the crater. The main tourist activities are managed by the community and the locals take turns to carry out the different duties. Life is still authentic thanks to the locals’ simplicity and continues at a slow pace but it is assumed that the growth in tourism will have a strong impact on the image of Quilotoa in the next few years.


The next morning I woke to an extraordinary sun and after a quick breakfast I started hiking with a couple of Belgian travellers staying in the same simple family-run accomodation as me. He was a biologist and had lived in Rwanda for a year studying the local biodiversity; she had just finished university. They had just started a six-month-long journey across South America. We were joined by a French couple we met while drinking beer in front of a stove. We were heading for Chingchuan, a village ten kilometres away. We started off along the crater, charmed by the spectacular views of the lake and the surrounding valley. The paths have many ramifications and this made finding the right way complicated so we used a compass, knowing we had to head north. We met indigenous farmers who live in shacks with roofs of corrugated iron or straw and their animals - cows, sheep, and pigs but also bizarre lamas, which I saw for in the flesh the first time. We asked the farmers for directions; they pointed to distant paths on the other side of the valley.

After a few hours we began to think we were lost becaue we felt as if we were in a labyrinth where every path led to a field of potatoes or to a farm. The layout of the land with a canyon crossing the valley made things harder because it meant continuously climbing up then coming down. The French guy and I would’ve gone to the bottom of the valley to follow the river but the way would have been improvised and hazardous because it was very steep and the others weren’t convinced about it. So after taking several wrong turns, we decided to go back to the crater via a climb that winded us both because of the altitude and the sandy ground.

I was very hungry so I stopped at a simple wooden kiosk where a local couple was selling corncobs and potatoes with cheese, an ideal meal for two dollars. With a full belly, I decided to take the steep descent to the bottom of the crater alone to reach a tiny and almost empty beach on the lakeside. The temperature of the air and the water was around ten degrees and since I love bathing in torrents and lakes I didn’t think twice before diving into the marvellous green lake.  The breathtaking surroundings of a 4000-metre mountain landscape distracted me from feeling the cold and as I tried to dry myself with my clothes, I got to know a friendly Kirutwa woman wearing the traditional hat, a red woollen blanket around her shoulders and a long green woollen gown. She said her name was Maria and after trying to sell me bracelets, told me about herself. She lived half an hour away from the village and when it was her turn to work she would come to the crater to sell costume jewellery or help with the communal management of the hostel at the crater lake. She was forty-four and had five children who lived and worked in other tourist places of the area, including Banos, a village set among waterfalls, hotsprings and another fantastic volcano to climb, and also my next stop.

I spent some days in this poor Ecuadorian mountain region, travelled on ramshackle buses or in the back of lorries with local people. I ate local specialities in their spartan shacks. Once again, just like with similar people in other parts of the world, I was welcomed with kindness, simplicity and happiness. The more I get to know them and appreciate them, the more I feel closer to them than to the society I was born in. Local populations are the wealth of mankind and should be protected because they preserve age-old cultural traditions. They may turn out to be the only way to escape the relentless modernization which is making the continents more and more alike and insignificant.





9 commenti:

  1. Ciao carlo, mi presento, mi chiamo Matteo Terzi e sono un cantautore di strada.
    Ho scelto con coraggio e tanta fatica questa strada, lasciando lavoro e sicurezze circa due anni fa.
    Mi piacerebbe conoscerti per poter parlare delle nostre avventure, una volta che sarai tornato in terra italica :-)
    Nel frattempo se volessi sapere qualcosa di più sulla mia storia questa è la mia pagina www.facebook.com/soltanto un abbraccione!

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    1. Ciao Matteo, anche a me farebbe piacere conoscerti quando tornerò. Ho visto la tua pagina e complimenti, hai fatto delle scelte importanti e rispettabili. Che dire continua così, ma immagino che non ci sia bisogno di dirtelo. Esperienze del genere ti danno una consapevolezza particolare per cui anche se non sai dove stai andando sai di essere sulla strada giusta.
      A presto on the road

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  2. Ciao Karl, inutile dire quanto ti stimo, io adoro viaggiare, ma in questa società moderna non c'è mai tempo, sempre di corsa per sostenere uno stile di vita che difficilmente risulta appagante. Tanti pensano che sarebbe bello prendere e partire, tu invece sei passato all'azione, complimenti, soprattutto perché hai avuto il coraggio di metterti in gioco rinunciando al tanto "agognato" posto fisso!
    P.S. se posso ti vorrei dare un consiglio per il blog, non c'è un modo di affiliazione, ci sono tanti "gadget" su blogspot, come "Iscriviti a" o "Lettori fissi", in questo modo dai la possibilità ai tuoi lettori di essere immediatamente aggiornati.
    Ciao
    Omar (come il colombiano calvo del tuo articolo :) )

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    1. Grazie Omar !!! Devo praticare un po' su blogspot, ci proverò! Grazie ancora !

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  3. Complimenti Karl, sicuramente dai l'ispirazione a molti per trovare il coraggio di partire.. Se dovesse cimentarmi, in un futuro, in un'esperienza del genere, penso partirei dal Sud America che, per la facilità della lingua e l'accoglienza della popolazione, ritengo dia la carica giusta per affrontare poi l'Asia e l'Africa, continenti a mio avviso più "impervi". Tu cosa ne pensi?
    E continuerai il viaggio anche in Africa?
    Stima per te ;)
    Saluti

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    1. Grazie Paul ! Si, giusto iniziare con continenti più simili per abituarsi lentamente al cambiamento. Dipende se hai già avuto esperienze di viaggio o no ma comunque buona idea. Per questa volta non credo, purtroppo, di passare in Africa perchè viaggio senza aerei e non ho tante possibilità. Andare in Marocco, non credo perchè ci sono stato 2 volte, conosco il Senegal e in Mali c'è la guerriglia. L'altra possibilità era il Sud Africa, affascinante ma poi attraversare l'Africa in pullman meglio di no per via di guerre varie. Saluti

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  4. Ciao Karl,
    sono Valentina, 23 anni. Studio a Torino, economia e finisco a marzo... non vedo l'ora che sia quel momento per partire e provare a fare qualcosa che risponda un po' di più ai miei principi... non ho voglia di rimanere incastrata in questo "sistema"... ho fatto già alcune importanti esperienze all'estero di lungo periodo e il "diverso" mi stimola e mi mette voglia di fare e di capire..
    mi fai sognare... ho un sorriso enorme stampato in faccia grazie ai tuoi post!!! grazie!!!

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    1. Grazie a te Valentina !!! Ci si vede on the road allora ;)

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  5. Ciao Karl,
    sono Cristina e mi sono imbattuta per caso nel tuo blog. Ti avevo anche scritto su Facebook, ma immagino che viaggiando cosi' tanto tu non ci vada molto spesso quindi eccomi qui. Vorrei intervistarti per una rubrica che tengo su Yahoo, ti andrebbe? Possiamo fare via skype o email. Ti lascio il mio indirizzo. Mi fai sapere non appena puoi? Avrei la consegna - se riesco - entro il mese. Ecco my address maccarrone.cristina@gmail.com. e buon viaggio, intanto!

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