528 days, 95450 km and 24 countries. Around the world trip without flights was completed March 18, 2013. This is not a point of arrival but the beginning of a fairy tale that I will continue to tell around the world. After publishing VAGAMONDO i came back on the road. Photos, videos and stories of a free life dedicated to the travel.

mercoledì 4 dicembre 2013

Shree Shree Village in Gokarna


Venite al SHREE SHREE VILLAGE. Offriamo servizio di soggiorno, ristorazione e centro di meditazione nella pacifica e sacra Gokarna. Ma la parte migliore che offriamo è una pace assoluta. Immersi nell’ultimo tratto di jungla prima della favolosa Kudle beach. Un pezzo verde di paradiso in cui si convive in armonia con scimmie, volatili, scoiattoli e altri simpatici animali. Un oasi dove trovare rifugio dal ritmo frenetico occidentale e staccare la spina completamente. Vita sana, natura e armonia.
Il centro di meditazione è seguito dal Lala, il baba indiano conosciuto sui monti di Rishikesh durante il giro del mondo senza aerei. Un ottimo maestro di cui io e Antonio siamo allievi.
Per trovare il posto chiedete ai tuk tuk driver.

Come to SHREE SHREE VILLAGE. We offer accommodation, restaurant and meditation center in the peaceful and holy Gokarna. But the best that we offer is absolute peace. Immersed in the last stretch of jungle before Kudle fabulous beach. A green piece of paradise where you coexists in harmony with monkeys, birds, squirrels and other cute animals. An oasis where you can find refuge from the stressful western rythm and take a breath. Healthy life, nature and harmony.
The meditation center is followed by Lala, the Indian baba known on mountains of Rishikesh on the tour of the world without flights. A great teacher, we are his students.
To find the place ask to tuk tuk drivers.

Carlo Taglia and Antonio Trani














lunedì 25 novembre 2013

India, Me tume pear karta hu ( I love you )


Si è vero l’India è sporca, inquinata, caotica. A volte invece è prepotente, corrotta, spietata e crudele. Alcune sue città raggiungono un degrado e una povertà estrema. Appena arrivi in questa terra vieni travolto da un istinto di rifiuto creato da una violenta onda d’urto di disperazione. Poi se decidi di affrontarla cercando di andare oltre a quella orrida superficie scopri giorno dopo giorno una straordinaria magia che si cela in ogni scena attorno a te. La vitalità del suo popolo ti conquista. Avverti una fortissima energia che ti guida in situazioni impensabili come se fosse tutto un meraviglioso puzzle. Ti rendi conto che il caso non esiste e decidi di lasciarti trasportare da questa favola cadendo in un innamoramento folle.

It is true, India is dirty, polluted, chaotic. Sometimes is also arrogant, corrupt, ruthless and cruel. Some city reach its degradation and extreme poverty. As you arrive in this land come overwhelmed by an instinct of rejection created by a violent shock wave of despair. Then if you decide to deal with trying to go beyond this horrid surface to discover day after day an extraordinary magic that lurks in every scene around you. The vitality of his people conquers yourself. Tell a tremendous energy that guides you in unthinkable situations as if it was all a wonderful puzzle. Do you realize that nothing happens by chance and decide to get carried away by this tale falling in a mad love.

domenica 24 novembre 2013

Khir Ganga Holy Hot Spring



Khir Ganga (3.000 m). Himachal Pradesh, India.
Holy hot spring with view of indian Himalaya.
This is the place where ‘Kartik Ji’, the elder son of ‘Lord Shiva’ remained in ‘samadhi’ for thousands of years

venerdì 8 novembre 2013

Back on the road !

Back on the road, back to India.
First stop the Himalayas.
And I feel the happiest man on this wonderful world !!!!!!!!!!!!!!!!!!!

venerdì 27 settembre 2013

mercoledì 11 settembre 2013

Prima presentazione di "Vagamondo" a Torino

Finalmente ci siamo !
Sto per partorire il lavoro di due anni. Una meravigliosa gravidanza attorno il mondo senza prendere aerei. 528 giorni, 95450 km e 24 nazioni. Il libro sta per essere pubblicato e sarà presentato Sabato sera 21 Settembre al Bunker, via Paganini a Torino. A meno di imprevisti nei prossimi giorni creerò l’evento e vi manderò l’invito. Sono emozionatissimo perché in questo reportage di viaggio non si racchiude solo la storia di meravigliose persone incontrate lungo il cammino, ma la storia della mia vita e il viaggio introspettivo che ho deciso di condividere con tutti voi. Ci ho messo tutta la passione più grande che un essere umano possa coltivare.
Ora tocca a voi. Mi avete dato uno straordinario sostegno, siamo oltre i 10.000 e mai avrei pensato di arrivare a tanto. Come sapete ho deciso di autopubblicare la mia creazione cercando dei canali non convenzionali e per questo che chiedo a tutti quelli che in questi due anni hanno gioito di una mia foto, di un racconto o di un video di condividere il più possibile la mia esperienza. Spargete la notizia ovunque.
Dopo Torino inizierò un tour per l’Italia per presentare il libro in varie tappe da Nord a Sud. Nei prossimi giorni vi annuncerò le tappe e alcune date. Entro due settimane il libro sarà in vendita su Amazon sia ebook e sia cartaceo. Non è facile fare tutto da solo, ma ho trovato molte gentili persone disposte a darmi una mano.

Il viaggio è la medicina dell’anima, la mia storia ne è una prova.

martedì 19 marzo 2013

Il sogno che si avvera / A dream come true


528 giorni, 95450 km via terra e 24 paesi attraversati. Con questi ultimi 9000 km di treno Transiberiano il giro del mondo senza aerei è stato completato: missione compiuta!

Ho di gran lunga superato longitudinalmente la prima tappa da cui iniziai l’8 Ottobre 2011, il Nepal, a cui seguirono poi India, Sri Lanka, Malesia, Tailandia, Laos, Cambogia, Vietnam, Cina, Corea del Sud, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile, Argentina, Brasile, Spagna, Francia, Belgio, Germania, Polonia, Ucraina e Russia. (vedere mappa al fondo)
Ora sono a Vladivostok, nell’estremo oriente russo, vicino alla Corea del Sud, tappa percorsa lo scorso giugno. Per definirmi un traguardo ho sempre immaginato che avrei raggiunto una tappa già percorsa per chiudere questo meraviglioso cerchio. Ma ora che mi ritrovo di fronte davanti a quella che dovrebbe essere la conclusione, penso che non voglio chiudere nulla. Non voglio mettere la parola fine a questa favola. Preferisco lasciare uno spiraglio aperto attraverso il quale tutta questa straordinaria esperienza possa trovare una continuità, una via d’uscita per poter proseguire a crescere assieme al resto della mia esistenza. Non voglio traguardi nella mia vita, voglio restare su un percorso senza arrivi. Nel viaggio, come nella vita stessa, ciò che conta è la strada e non l’obiettivo che ci poniamo davanti. Una volta che si realizza un sogno ci si rende davvero conto dell’importanza che ha avuto il percorso. Si smette di dormire perché i ricordi son diventati così favolosi che pure i sogni perdono di significato a confronto.

Mi sento cosi pieno di gioia e gratitudine che non so più chi ringraziare. In un’esperienza che, nel bene e nel male, spesso mi ha messo in situazioni estreme, ho avvertito delle forze esterne provenienti dal cosmo, dalla natura e dalla gente che mi hanno sostenuto e guidato. Quando si vivono  in modo continuo così tante situazioni differenti, in luoghi diversi e con lingue diverse, l’unico modo per adattarsi è lasciarsi completamente andare. Inevitabilmente ci si trova in eventi che vanno al di là del nostro controllo e non sempre si può contare su qualche buon anima disposta ad aiutarci. Quindi si impara a percepire i messaggi delle stelle per farsi guidare da energie cosmiche perché in fondo siamo fatti della stessa sostanza. A volte basta scavare dentro noi e seguire una illuminante voce interiore che solo dopo lunghe esperienze solitarie si è in grado di ascoltare e distinguere dalle tante altre che cercano di distrarci - a me ha rimesso sui binari giusti dopo varie sbandate. A volte invece si possono decifrare messaggi nelle scene che accadono attorno a noi, nei gesti delle persone o nella forza della natura. Il caso non esiste. In un avventura simile ce ne rendiamo conto perché troppo spesso si trovano connessioni tra un evento e l’altro. La percezione è l’unico strumento che serve per sentire le forze che regolano l’universo. Voglio dire grazie a tutte queste energie che mi hanno accompagnato e grazie alle stupende persone incontrate sul cammino che mi hanno scaldato l’animo nei periodi di gelo.

Ora torno a Casa. Voglio abbracciare mio padre e il resto della mia famiglia. Voglio trascorrere lunghi pomeriggi a giocare con le mie nipotine e passare serate a sorridere con i miei cari amici davanti ad una buona bottiglia di vino rosso. Sento il bisogno di fermarmi per metabolizzare tutta l’immensa esperienza che ho raccolto in quest’ultimo anno e mezzo in una bozza di libro. Voglio rielaborare ricordi e pensieri con lucidità e tranquillità al fine di estrarne il meglio per poi riscriverlo e condividerlo con chi ne ha piacere. Arricchirò il contenuto con molti particolari sulla mia storia, non facili da spiegare sul web, e tanti altri argomenti tabù per la nostra società. Ho deciso di mettermi a nudo e raccontare tutto senza ipocrisie o maschere. Successivamente mi metterò alla ricerca di un buon editore con cui pubblicare la mia prima “creatura” (si accettano consigli o contatti ), nella speranza che altri sognatori, come me, possano trovare ispirazione per fare una scelta simile. Una volta realizzata questa missione intendo riprendere a sognare una nuova particolare avventura nel mondo da poter raccontare. Non riesco ad immaginare la mia vita lontano dalla strada anche se sono aperto e pronto a tutto. A volte è la vita che decide per noi quindi non bisogna fare progetti troppo a lungo termine, ma lasciarsi trasportare dal suo vento senza opporre una inutile resistenza.

Un ringraziamento davvero speciale a tutti voi che mi avete sostenuto e seguito in tutto il viaggio, mi avete davvero trasmesso tanta determinazione. Grazie a chi mi conosce e ha creduto in me. Dedico la realizzazione del mio più grande sogno a chi non c’è più ma che continua a vivere nella mia anima.

528 days, 95,450 km overland, 24 countries crossed. With these last 9000 km on the Transiberian railway, the round-the-world journey without planes has been completed: mission accomplished!

With regard to longitude, I have gone much further east than Nepal, where I started from on 8 October 2011. From there, I went on across India, Sri Lanka, Malaysia, Thailand, Laos, Cambodia, Vietnam, China, South Korea, Colombia, Ecuador, Peru, Bolivia, Chile, Argentina, Brazil, Spain, France, Belgium, Germany, Poland, Ukraine and Russia. I am now in Vladivostok, in the far east of Russia, near South Korea, where I was last June. In setting myself a goal, I always imagined coming full circle would be by reaching a destination I had previously visited, but now that I face what seems to be the journey’s conclusion, I don’t think I want this fabulous experience to end. I’d rather leave a door or a way open for it to continue growing together with the rest of my existence. I don’t want goals in my life, I want to stay on a path without arrivals. In travelling, as in life, what counts is the journey, not the goal we set before us. When a dream comes true, you truly realize how important the journey was. You stop dreaming because the memories are so fabulous that even the dreams pale in comparison.

I feel so full of joy and gratitude that I no longer know who to thank. Although this experience often led me, for good or for ill, to extreme situations, I felt external forces from the cosmos, nature and people supporting and guiding me. When you continuously experience so many different situations, in different place with different languages, the only way to adapt is to let go completely. You inevitably find yourself in events beyond your control and you can’t always count on friendly help. So you learn to perceive the messages from the stars to be guided by cosmic energies, which are made of the same substance we are made of, too. Sometimes it’s enough to look deep inside and follow an enlightening inner voice that you learn to listen to and distinguish from the many voices trying to distract you only after long solitary experiences. This has put me back on the right track after a few false starts. Sometimes you can decipher messages in the scenes happening around you, in people’s gestures or in the power of nature. Nothing happens by chance. In such an adventure you realise this is so because too often connections between one event to another can be found. Perception is the only tool needed to feel the forces which regulate the universe. I would like to thank all these energies that accompanied me and all the wonderful people I met on my way who warmed my soul in cold periods.

Now I’m going back home. I want to hug my father and the rest of my family. I want to spend long afternoons playing with my nieces and evenings smiling with my dear friends over a good bottle of red wine. I feel the need to stop and process the huge experience of the past year and a half into the draft of a book. I want to re-elaborate memories and thoughts clearly and calmly to select the very best and then rewrite and share them with anyone who is willing to read them. I will add many details of my story, which weren’t easy to explain on the web, and many topics which are considered taboo for our society. I have decided to tell everything as it is without hypocrisy or filters. Then I will look for a good publisher with whom to publish my first creation (if you have any ideas or contacts let me know) in the hope that other dreamers like me can find inspiration to do something similar. Once this mission is accomplished I want to start dreaming a whole new adventure in the world to tell of. I can’t imagine my life away from the road even though I’m open and ready for anything. Sometimes it is life that chooses for us, so we shouldn’t make projects which are too long-term but go with the flow without putting up useless resistance.

A truly special thank you to all of you who supported and followed me during the entire journey, you really transmitted a lot of determination to me. Thanks to those who know me and believed in me. I dedicate the realization of my greatest dream to one who is no longer here but continues to live in my soul.


sabato 9 marzo 2013

Il viaggio introspettivo / The introspective journey


Molti sono convinti che viaggiare significhi solo conoscere culture nuove o luoghi sconosciuti. Probabilmente queste persone non hanno mai affrontato la più intensa delle esperienze di viaggio, quella solitaria. Viaggiare è molto di più di quanto citato sopra perché il vero motivo che mi ha portato sulla strada appena ventenne era legato ad una ricerca introspettiva che, nella mia realtà di casa, non aveva successo. Sotto le forti pressioni di condizionamenti sociali e familiari ero cresciuto perdendo la mia purezza infantile per diventare qualcosa che non ero io. Inevitabilmente sono entrato in uno stato di depressione adolescenziale proprio perché non sapevo chi ero e, anche quando facevo tutto quello che mi era stato insegnato, vivevo con una continua sensazione di irrequietezza. Terminata la scuola decisi di viaggiare per allontanarmi da società e casa con lo scopo di trovarmi solo di fronte a nuove esperienze che mi avrebbero messo alla prova. Fuori dalla mia vita ordinaria e alle prese con tante nuove situazioni umane, lavorative e culturali intrapresi un profondo viaggio interiore. Trascorrevo lunghe giornate in silenzio con rumorosi monologhi introspettivi. Ero invaso da continue dolorose domande perché la solitudine ti porta a fare i conti con momenti difficili del passato da cui hai cercato di sfuggire inutilmente. In quei momenti la tenacia e la voglia di cambiare possono darti le forze necessarie per non rinunciare a quel percorso fondamentale per trovare un armonia interiore. Quando superi il primo scalino aprendo la prima porta avverti già una nuova forza che se sfruttata in modo costruttivo ti permetterà di aprirne tante altre.

8 anni fa iniziò il mio percorso ed oggi mi trovo ad affrontare il giro del mondo senza aerei. In questo ultimo viaggio ho percorso 83000 km via terra e attraversato 20 nazioni diverse in 3 continenti. In oltre 500 giorni ho affrontato altri lunghi monologhi interiori e condiviso riflessioni generali con gente di ogni cultura che ho incontrato. Ho cercato un esperienza così intensa proprio per spogliarmi il più possibile dalle abitudini ereditate inconsapevolmente dalla società occidentale da cui provengo. Ho analizzato ogni mia abitudine o idea chiedendomi realmente se fosse mia o se mi fosse stata trasmessa da qualcun altro in un momento della mia vita quando non ero ancora in grado di decidere. Per esempio mi sono chiesto perché mangiavo carne e se realmente sarei stato in grado di uccidere animali per golosità. E’ stato facile trovare la risposta e siccome non ero in grado ho deciso di essere coerente con me stesso diventando vegetariano. Mi ha anche facilitato il ritrovamento della fede nella spiritualità e la decisione di vivere in armonia con ogni energia divina che mi circonda come la natura e gli animali. Da quando ho deciso di essere coerente con ogni mio pensiero ho raggiunto una serenità interiore straordinaria proprio grazie a questa forte consapevolezza. Ho scritto e analizzato tutta la mia vita passata in modo consapevole accettando e perdonando le persone che mi hanno ferito. Ma il risultato più importante di questa ricerca è stato scoprire chi sono io e cosa voglio, da quando ho trovato la mia strada molte paure sono scomparse. Ho scoperto una sicurezza rigenerante e sto cercando di trasmettere questa sensazione a tanti altri ragazzi che coltivano la mia stessa passione verso il mondo,  l’umanità e la vita stessa. La solitudine spaventa molte persone proprio perché è la soluzione a molte nostre preoccupazioni. Il viaggio è il miglior strumento per intraprendere un percorso solitario in cui conoscere se stessi nella più rapida via possibile. Proprio perché spesso ci si trova in situazioni che non dipendono da noi, ci si rende conto che l’unica soluzione è accettare di non avere il controllo sulla nostra vita e lasciarci andare. Fare quel salto nel buio che ci spaventa tanto, ma se vogliamo proseguire il nostro cammino dobbiamo farlo. La vita stessa è un viaggio da percorrere da soli, incontriamo tante persone che vanno e vengono lungo il nostro cammino ma che sono di passaggio come noi sulla terra. Il viaggio è la migliore metafora della vita.

Many people are convinced that travelling only means discovering new cultures and unknown places. They probably never faced the most intense experience of travelling, which is travelling alone. Travelling is much more than the abovementioned, for the real reason that brought me on the road when I was just twenty was connected with an introspective search which, in my situation at home, was unsuccesful. I grew up and lost my childhood purity under the strong pressure of social and family conditioning to become something I was not. Inevitably I entered a state of adolescent depression because I didn’t know who I was and, even when I did everything I’d been taught to do, lived with a continuous feeling of restlessnes. After finishing school I decided to travel, to distance myself from society and home and put myself, alone, to the test of new experiences. Aside from my ordinary life and having to deal with many new situations involving people, work and cultures, I started a deep inner journey. I spent long days in silence, loud introspective monologues within me. I was troubled by continuous painful questions because solitude forces you to come to terms with the difficult moments of the past from which you have vainly tried to escape. This is when persistence and the will to change can give you the necessary strength not to give up on that fundamental path to finding inner harmony. Once you get over the first step and open the door, you can immediately feel new energy which, if used constructively, will allow you to open many more doors.

My journey started eight years ago and today I find myself on a round-the-world journey without planes. This latest journey has taken me 83000 kilometers overland, through twenty different countries in three continents. In over 500 days I have had more long inner monologues and shared general reflections with people of every culture I came across. The search for such an intense experience was precisely in order to shed as many as possible of the habits I had unknowingly inherited from the western society of my origins. 
I analyzed every habit or idea of mine, asking myself whether it was truly mine or passed on to me by someone else at some stage of my life when I wasn’t already able to make up my own mind. For instance, I asked myself why I was eating meat and if I would be able to kill an animal for the taste of its meat. The answer was easy: I couldn’t, so I decided to be consistent with myself and become a vegetarian. This also made it easier to find faith in spirituality again and to live in harmony with every divine energy surrounding me, like nature and animals. Ever since I decided to be consistent with my every thought, this strong awareness has given me an extraordinary degree of inner serenity. I have written about and analyzed my entire life with awareness, accepting and forgiving those who hurt me. But the greatest achievement of this quest was finding out who I am and what I want, and since finding my way many fears have disappeared.
I have discovered a regenerating certainty and am trying to transmit this sensation to many other people who have the same passion as I do for the world, humanity and life itself. Solitude frightens many people precisely because it’s the solution to many of our worries. Travelling is the best way to undertake a solitary journey of self-discovery in the fastest possible way, because we often find ourselves in situations that don’t depend on us and realize that the only solution is to accept that we don’t have control over our life and to go with the flow. That leap in the dark of frightens us greatly, yet if we want to continue on our path it has to be taken. Our entire life is a journey to be travelled alone, meeting many people who come and go on our path but who, just like us are passing through the world. Travelling is the best metaphor of life.

mercoledì 20 febbraio 2013

Sbarco in Europa / Landing in Europe


Non sento più il rumore del motore, ma la sveglia purtroppo non tradisce mai. Apro gli occhi, dagli oblò non entra ancora luce. Non sono più  abituato a svegliarmi senza la luce solare. In Brasile alle cinque del mattino il sole già splendeva prepotente nel cielo, ora son le sette e sembra ancora notte. Mi sa proprio che ho raggiunto l’inverno europeo, dovrò riabituarmi in fretta anche per il fuso orario. Per avere l’ultima conferma raggiungo  l’oblò della mia cabina e così, dopo ben nove giorni di panorami favolosi nell’ Oceano Atlantico, vedo materializzarsi davanti ai miei occhi la terraferma spagnola illuminata dalle luci artificiali. E’ fatta! Anche questa avventura marittima è stata superata. Dopo 500 giorni da favola sbarco in Europa. Il mio continente di origine, anche se non mi sono mai sentito così distante dalla società da cui provengo.

Sbarco dal mercantile ritrovandomi nel bel mezzo di quelle desolanti e gigantesche gru che sollevano container sopra la mia testa come fossero foglie. Non trovo una via pedonale per uscire dal porto cosi mi incammino sulla strada tra i veicoli cantando a squarciagola sulle ali dell’entusiasmo. Appena esco trovo un mercato dell’illegalità che mi propone di tutto. Di primo mattino spacciatori di hashish e contrabbandieri di tabacco già sono alla caccia di clienti. La gente è più di origine africana che europea proprio perché questa cittadina è la porta d’entrata marittima europea a pochi chilometri di mare dall’Africa. Non potevo sbarcare in un luogo migliore. 
Algeciras è il porto internazionale più vicino ad una delle mie tante case sparse per il mondo, il tratto di terraferma più meridionale d’Europa, Tarifa. Arrivai per la prima volta da queste parti nove anni fa durante la vacanza post maturità e mi innamorai immediatamente del romanticismo mistico di questa terra. L’anno seguente ritornai, da solo e appena ventenne, alla ricerca di un lavoro  per affrontare la mia prima  vera esperienza di viaggio lontano da casa. Fu il battesimo alla nuova vita che scelsi per me. All’inizio non fu per niente semplice, ma la desideravo con tutta la mia anima e piano piano iniziò la straordinaria avventura che oggi mi ha portato fin qua. Tornai a Tarifa in altri momenti sia per lavorare e sia per salutare le amicizie lasciate. Esplorai la stupenda area circostante rimanendone ancora più incantato tra le spiagge di Bolonia e Canos de Meca. Magici panorami che evocano sogni di navigatori che una volta consideravano questi luoghi spettacolari la fine del mondo. Fu proprio qua che nei lunghi pomeriggi, in cui osservavo le casette bianche sulle colline e le montagne marocchine, iniziai a coltivare sogni a forma di mappamondo. Che scoprii cosa vuol dire vivere in base alle forze della natura, in questo caso il vento. La vita del suo centro storico e della sua costa dipendono dal Ponente e dal Levante. Il primo è un vento fresco che arriva dal mare e sporca la spiaggia di alghe ma rilassa la gente. Il secondo invece è un vento caldo proveniente dalla terra che pulisce la spiaggia e il mare ma rende nervosa la gente, soprattutto in spiaggia per i nuvoloni di sabbia che solleva. Se vi capitasse di passare da queste parti chiedete conferma ad Antonia, l’anziana venditrice di frutta nella caratteristica piazza San Martin, che mi ospitò più volte nei suoi piccoli ed economici appartamenti infestati dagli scarafaggi. Lei è uno dei personaggi stralunati che anima Tarifa.

La mia prima tappa europea è Canos de Meca a casa di un caro amico torinese che rappresenta molto per me. Cesare è stato il mio primo maestro di viaggio che mi ha davvero trasmesso e insegnato tanto. Fu proprio lui ad assumermi come muratore, per costruire un bar al posto di un garage, quando lavoravo in cucina di una pizzeria dodici ore al giorno, sette giorni su sette a soli tre euro all’ora – ma d’altronde per un ventenne senza particolari esperienze e conoscenza della lingua spagnola non potevo ambire ad altro per iniziare. Un altro spirito libero che dopo anni di esperienze in giro per il mondo ha incontrato l’amore spagnolo a Tarifa con cui ha avuto due meravigliosi figli. Uno di quegli uomini tuttofare istruttore di kitesurf, muratore, capitano di barche e gestore di bar. Alterna i suoi vari mestieri in base alle sue esigenze. Ha acquistato un isolato terreno rustico con un pozzo dove con le sue stesse mani ha costruito una casa per la sua famiglia installando sul tetto un impianto di pannelli fotovoltaici isolato dalla rete. Da poco ha terminato di costruire un'altra casa per ospitare dalla prossima estate i clienti del surf camp che ha progettato. Un immenso piacere condividere una parte di questa unica esperienza proprio con lui in attesa di mettermi alla ricerca di un mezzo che mi trasporti verso Berlino. Tappa strategica in cui cercherò di accedere al visto russo e cinese per cercare di raggiungere l’ultima meta del giro del mondo senza aerei.

I could no longer hear the noise of the engines but I sure did hear the alarm clock. I opened my eyes, but no light was coming in through the porthole. I’m no longer used to waking up without sunlight - in Brazil the sun would already be shining brightly at five in the morning, now it was seven and it still seemed night. I thought well, this really is the European winter, and that I’d have to get used to the time zone quickly. To be quite sure, I looked through the porthole and after nine days of fabulous views of the Atlantic Ocean I could now see the Spanish coastline appearing in the distance, illuminated by lights. So, I’d made it succesfully through this maritime adventure, too, and after 500 incredible days was landing in Europe. This is my continent, but I’d never felt so distant from the society I’d grown up in.

I got off the merchant ship and found myself surrounded by a sorry sight: gigantic cranes moving containers over my head as if they were leaves. I couldn’t find a clear way for someone on foot like myself to get out of the port so just set off down the road between the vehicles, singing at the top of my voice on the wings of my enthusiasm. As soon as I was outside, there was the local black market, offering me all sorts of things. Dope dealers and cigarette smugglers are already looking for punters first thing in the morning. Most of them are Africans rather than Europeans, since this city is a maritime entrypoint into Europe, lying only a few kilometres from the shore of Africa. I couldn’t have landed in a better place.
Algeciras is the international port which lies closest to one of my many homes in the world, Tarifa, in the southermost strip of land in Europe. I first came here one summer nine years ago after finishing school, and immediately fell in love with the romantic mysticism of this land. I came back on my own the following year as a twenty year old, looking for a job, my first travel experience away from home. This was the starting point of the new life I chose to lead. At the beginning it wasn’t easy but I wanted it really badly, and slowly the extraordinary adventure that brought me to where I am today began. I came back to Tarifa other times either to work or to meet old friends. I explored the amazing surrounding area and remained even more spellbound by the beaches of Bolonia and Canos de Meca. Magical panoramas which evoke the dreams of navigators who once believed these spectacular places were the end of the world. It was here, during the long afternoons when I would look at the little white houses on the hills and the Moroccan mountains, that I started to dream about the world and found out what it means to live according to the forces of nature, in this case the wind. The life in the city centre and the coast are influenced by the Ponente and Levante winds: the former is a cool wind that comes from the sea, bringing weeds to the shore but making people relax;  the latter is a warm wind that comes from the land, cleaning the beaches and water but raising clouds of sand which disturb people. If you should chance to pass through these parts,  you can ask old Antonia about this. A fruit-seller who works in San Martin square, she put me up several times in one of her tiny but cheap cockroach-infested flats, and is one of the eccentric characters who enlivens Tarifa.

My first European destination was Canos de Meca, the home of Cesare, a close friend from Turin who means a lot to me. He was my first “teacher of travelling” and really taught me a lot. He was the man that took me on as a builder to build a bar out of a garage, when I worked at the ovens in a pizzeria for twelve hours a day for three euros an hour  - but as a twenty-year-old with no particular work experience and hardly any Spanish, I couldn’t really hope for much more. He is another free spirit who found his Spanish love in Tarifa and had two beautiful children with her, after years of adventures around the world. He is a jack of all trades: kitesurfing instructor, builder, boat captain and bar manager. He switches from one job to another according to his needs. He bought a patch of land with a well and there, with his own hands, built a house for his family, putting solar panels on the roof. He recently finished building another house that from next summer will be used to host clients for the surfing camp he has planned. It’s an immense pleasure for me to share a part of this unique experience with him while I wait to find a means of transport that will take me to Berlin. That will be a strategic stop, where I’ll try to get Russian and Chinese visas in order to reach the final destination of my round-the-world-without-planes journey.

giovedì 31 gennaio 2013

L'ultima sfida marittima / The last maritime challenge


Questa parte di viaggio è meno intensa ma più rilassante, dedicata alle spiagge del nord del Brasile ed a buone amicizie che ho coltivato durante il viaggio. Le spiagge, meravigliose e lunghe, sono delimitate da palme da cocco e bagnate dalla calda e chiara acqua dell’’Oceano Atlantico.  Inoltre dopo quasi  500 giorni è avvenuto il primo incontro e confronto familiare con mio fratello maggiore. Mi godo le ultime settimane di estate sudamericana prima di affrontare il rigido inverno europeo. Se tutto va bene e il mercantile non cambia rotta negli ultimi giorni, come purtroppo è già capitato, dovrei partire per l’Europa il 9 di Febbraio dal porto di Natal. Quindi si avvicina la parte finale di questa straordinaria esperienza perché da quando entrerò in Europa il viaggio potrebbe terminare da un momento all’altro. L’obiettivo è coronare il giro del mondo senza aerei completo raggiungendo la Cina, una tappa attraversata lo scorso Maggio 2012. Sinceramente non so se sarà possibile nella mia situazione. Per scelta ho deciso di intraprendere un viaggio senza organizzazione per scoprire se è possibile attraversare così tanti paesi ottenendo i visti uno alla volta alle frontiere o alle ambasciate, sempre fuori dal mio paese di origine. Non è stato programmato con studi di fattibilità ma è lasciato un po’ al caso o alle sole possibilità che mi si sono presentate strada facendo.

Una volta sbarcato in Spagna proverò a raggiungere in qualche modo la Germania dove da li mi giocherò le mie carte per ottenere prima di tutto il visto russo ed eventualmente anche quello cinese. L’ idea sarebbe arrivare a Mosca e prendere il treno transiberiano per attraversare la Mongolia e arrivare a Pechino. La difficoltà potrebbe arrivare dall’ottenimento dei visti, devo capire se li rilasciano anche ad uno straniero senza residenza nelle ambasciate in Germania. Ho ricevuto l’informazione che l’ambasciata cinese in Russia non rilascia visti per casi come il mio. Mi vengono diversi dubbi perché fino ad ora in Asia son sempre riuscito ad ottenerlo quindi potrebbe essere l’ennesima informazione errata in circolazione. Non mi rimane che provarci prima in Germania e poi in Russia. La soluzione sicura è passare dall’Italia dove non avrei nessun problema ad ottenere alcun tipo di visto, ma sinceramente così è troppo facile e non mi interessa. Vada come vada sono pronto a tutto, anche a tornare a casa senza aver raggiunto la Cina perché o ci riesco come piace a me oppure rinuncio.  Prima di tutto vediamo se il mercantile non mi fa brutti scherzi perché se cosi fosse rimarrò almeno un altro mese in Brasile in attesa del prossimo. Non ché mi dispiaccia così tanto.

This part of the journey is less intense but more relaxing and I’ve spent time with some good travel friends and explored the beaches in the North of Brazil. The beautiful long beaches on the warm clear water of the Atlantic Ocean are fringed with coconut palms. I also met my elder brother for the first time in almost five hundred days. I’m enjoying the last weeks of South American summer before returning to the cold European winter. If everything goes well and the merchant ship doesn’t change it’s route at the last moment, as it happened before, I should be leaving for Europe on 9th February from the port of Natal. So this extroardinary experience is coming to an end because when I reach Europe my travelling journey may finish at any moment. My goal is to complete a round-the-world trip reaching China, where I was in May 2012. I honestly don’t know whether this will be possible in my current situation. I chose to start travelling with loose plans to see whether it was possible to travel through so many countries by getting the visas one at a time at the borders or at embassies in foreign countries. This journey wasn’t planned on the basis of it feasibility and chance and events that arose on the way played an important role.

Once landed in Spain I will somehow try to reach Germany where I will take my chances and try to get a Russian and a Chinese visa. The idea is to reach Moscow and then take the Trans-Siberian train through Mongolia and all the way to Beijing. The main difficulty may be getting the visas, I have to find out if the embassies in Germany grant visas to foreigners without residence. I’ve been told that the Chinese embassy in Russia doesn’t grant visas to people in my situation. I have doubts as to whether this is true because so far I’ve always been able to get it in Asia so this information may be once again wrong. So I can only try getting it in Germany or in Russia. Of course, the safe option would be to go to Italy where I wouldn’t have any problem getting any type of visa but I’m honestly not interested in this easy way. I’m ready to deal with  whatever happens, including returning to Italy without making it to China because I either get there my way or else nevermind.  First of all let’s see if there are any unpleasent surprises with the merchant ship that would cause me to stay in Brazil for an extra month and wait for the next ship. Not that this would bother me.


domenica 20 gennaio 2013

16/01/2013 L'esotica atmosfera di Salvador / The exotic atmosphere of Salvador


Quando una cultura vivace, come quella brasiliana, e un’altra ardente, come quella africana, si incrociano in tragici eventi, come la tratta degli schiavi, ecco che nasce uno straordinario e passionale capolavoro di umanità trasmesso tramite l’arte e la musica, Salvador de Bahia.
Principale porto per la “tratta dei neri” nei tragici anni della schiavitù africana in Sud America, oggi conserva i segni del suo passato nelle abitudini e sui volti dei suoi abitanti. Circa l’80% è di origine africana e le più caratteristiche tradizioni di questa affascinante città portuale sono anche esse state create dagli afro brasiliani. Quando gli schiavi raggiungevano il nuovo continente, gli veniva vietato di proseguire il culto della loro religione e venivano obbligati a seguire il Cattolicesimo. Nacque così il Candomblè, un misto di rituali africani e culti cristiani. Ai loro dei delle forze della natura associarono dei santi cattolici per ingannare i propri oppressori. Per poi passare alla allegra e vibrante musica che caratterizza Salvador, ad ogni ora del giorno nel centro, chiamato Pelourinho,  si possono sentire le percussioni sonorizzare questa esotica atmosfera. Agli schiavi era pure proibito praticare ogni tipo di lotta così nelle piantagioni di zucchero inventarono la capoeira, una sorta di arte marziale mista ad un ballo per confondere gli schiavisti quando arrivavano e li osservavano praticarla. Svilupparono una grande abilità nell’uso dei piedi con calci acrobatici perché quando scappavano avevano le mani legate. Naturalmente questa lotta divenne un simbolo per la liberazione degli schiavi e a Salvador ci sono varie scuole. In qualche piazza ci si può imbattere in un’ esibizione sonorizzata dal berimbau, uno strumento a forma d’arco. Senza dimenticare la samba che nacque proprio qua nei primi anni del XX secolo, infatti alcuni famosi testi si riferiscono al Candomblè.

Stamattina decido di avventurarmi per la città senza avere la minima idea di dove andare, sento solo la voglia di conoscere meglio la quotidianità dei brasiliani. Così attraverso la stupenda Pelourinho osservando l’architettura portoghese del XVII e XVIII secolo tra immense chiese e vecchi palazzi coloniali. Le case colorate e le vie con il pavè regalano un fascino unico a questo luogo. Peccato che concentri tutte le masse di gruppi organizzati di turisti, provenienti anche da navi crociera, facendomi desiderare di evadere da queste vie. Così esco dal centro e mi avventuro a caso verso nuovi quartieri.

Ne attraverso subito uno ben più fatiscente e sporco cosi cerco un vecchio bar trasandato dove poter bere un succo con i prezzi più economici della città tra la gente locale. Ne trovo uno che fa al caso mio, entro attirando l’attenzione dei clienti, per la mia carnagione chiara, e ordino un succo all’ananas. Dopo alcuni minuti il mio sguardo incrocia un magro, baffuto e vecchio signore  sulla settantina d’anni. Indossa dei pantaloni verdi, una camicia e un cappello nero con sopra degli occhiali da sole oltre a quelli da vista ben posizionati sul naso. Sulle braccia ha due orologi e dei bracciali in argento, sul petto si intravede una catenina d’oro con l’immagine della Madonna. Gli sorrido e si avvicina a me pure lui sorridente. Sembra felice e in mano ha due buste con delle foto. Mi racconta che la figlia, che vive in Francia perché sposata con un francese, gli ha mandato delle foto con anche la nipote. Poi tira fuori altre foto davvero buffe perché la figlia posa con un immenso body builder africano. Nella seconda invece sembra posare con un transessuale, ma poi scopro che si tratta di una body builder davvero impressionante che deve avere parecchio esagerato con gli ormoni e ormai di femminile gli rimane solo il seno rifatto. Partono le risate e mi prende in simpatia tanto che decide di sedersi con me, vuole brindare così che dal succo mi ritrovo con una birra fresca gentilmente offerta. Si aggregano a noi altri due clienti del bar, uno è un grasso uomo sulla quarantina che vende collane e l’altro è un camionista che fa consegne di cibo.

Dopo qualche ora esco mezzo ciucco per cercare di raggiungere altri quartieri della città e salgo su un pullman a caso non sicuro su dove sto andando. Dopo una difficile chiacchierate con l’autista, mi scarica nel quartiere più meridionale sul lungo mare. Trovo un mercato del pesce e qualche buon ristorante tipico bahiano dove mangiare. Questa parte della città non ha molto da offrire e i trenta gradi con un umidità del’80% non stimolano lunghe camminate così che cerco un mezzo per il ritorno. Mi avvio verso l’ostello ma poco prima passo casualmente davanti ad un caratteristico parrucchiere locale che utilizza ancora vecchi seggiolini di legno con la pedana di ferro che indica la provenienza da San Paolo. Le mura di pietra ricordano una cantina e qua e là si notano foto sparse di calciatori brasiliani tra cui il grande Pelè. Decido di provare questa nuova esperienza conscio che il risultato dei capelli molto probabilmente non sarà quello immaginato ma sono curioso di vedere come il parrucchiere li taglia e che ha da raccontare agli amici attorno a lui. Lui è un uomo robusto sulla cinquantina d’anni con lo sguardo serio. E’ molto impegnato a discutere con gli amici di calcio che quasi non mi ascolta e parte a tagliare qua e là. Cerco di fermarlo ogni tanto prima che gli errori diventino irrimediabili ma a volte è iracondo per la discussione e non si ferma. Esco da li con qualche buco in testa ma comunque soddisfatto dalla mia giornata culturale. Ora come mi è sempre capitato in questo viaggio non mi rimane che rimediare da solo con le forbici nel bagno dell’ostello, peccato che il mio bagno sia senza luce. 

 When a lively culture like Brazil’s crosses with a hot-blooded one like Africa’s  under tragic circumstances such as the slave trade, an extraordinary and passionate masterpiece of humanity, art and music comes to life: Salvador de Bahia. The main port during the tragic years of the African slave trade, Salvador still bears the marks of its past on the faces and in the habits of its inhabitants. Of these,  80% are of African origin and the most characteristic traditions of this fascinating port were also created by Afro-Brazilians. When the slaves reached the new continent they were forbidden to practise their religion and forced to become Catholics.  To deceive their oppressors, they added Catholic saints to their own gods of natural forces, thus giving birth to the mix of African rituals and Christian cults known as Candomblè.
In the exotic atmosphere of Pelourinho, Salvador’s city centre, you can hear percussion instruments and upbeat vibrant music all day long. The slaves were even prohibited from practising any form of physical combat , so in the sugar plantations they invented Capoeira,  a mix of martial arts and dancing that the slavers would not be able to recognise. They developed a great ability to perform acrobatic kicks, because when they ran away their hands were tied together. Sure enough, this type of fighting became a symbol of freedom from slavery and it is taught in many schools in Salvador. In some squares you can bump into music performances where an arc-shaped intrument called the ‘berimbau’ is played. And we should not forget the samba, which was born here at the beginning of the twentieth century and is referred to in Candomblé texts.

This morning I decided to explore the city without having any particular plan as to where I would go, I only felt like getting to know the daily life of Brazilians better. So I crossed the beautiful Pelourinho, looking at the Portuguese architecture of the 1700 and 1800s with its huge churches and old colonial buildings. The coloured houses and paved streets give the place a unique charm. Unfortunately this is also where all the tour groups from cruise ships concentrate, and they made me want to leave the area. So I did, and made my way towards new areas of town.
                                                                                             
Very soon I was walking through one which was way more dilapidated and dirty and I looked for an old run-down bar to drink one of the cheapest fruit juices in town with the locals. I found a bar of the type I was looking for and entered, the colour of my skin attracting the attention of the customers, and ordered a pineapple juice. After a couple of minutes, I locked eyes with a skinny old man around seventy years old with a moustache. He was wearing green trousers, a shirt, a pair of spectacles and black hat on top of which a pair of sunglasses was perched. He also wore two watches, some silver bracelets and a golden necklace with a Virgin Mary. I smiled at him and he walked up to me, smiling. He seemed happy and carried in his hand two envelopes containing some photographs. He told me that his daughter who is married to a Frenchman and lives in France had sent him some photos of his niece. Then he took out more photos which were really funny because his daughter was posing with a massive African body builder. In the second photo she seemed to be posing with a transexual but I then found out that it was actually a really impressive female body builder who must have exaggerated with taking hormones and the only feminine things left were her redone breasts. We cracked up laughing and he must’ve liked me as he then decided to sit next to me and wanted to make a toast. The next thing that happened was that he kindly bought me a cold beer. We were joined by two other customers, a fat man in his forties who sells necklaces and a truck driver who delivers food.

After a few hours I left the bar half-drunk and tried to get to other areas of town by taking a bus at random, unsure of where I was going. After a difficult conversation with the driver, I was left in the southernmost area of town along the seaside. I found a fish market and some good typical Bahian restaurants to have a meal in. This end of town didn’t have much to offer and the thirty-degree temperature with 80% humidity didn’t make long walks very pleasant so I looked for some return transport. I headed back to my hostel and by chance walked by a typical hairdresser’s which still used old wooden chairs with iron footrests indicating Sao Paulo as their origin. The stone walls reminded of a cellar and scattered here and there were photos of Brazilian footballers, including the great Pelè. I decided to try this new experience knowing that the haircut would not be exactly what I expected but I wanted to see how this hairdresser cut hair and to listen to the conversation with his friends around him. He was a robust man of around fifty with a serious look. He was very busy discussing football with his friends and started cutting my hair without hardly listening to me. I tried to stop him every now and then before the damage became unrepairable but sometimes he was enraged because of the conversation he was having and would not stop. I left the hairdresser’s with a really poor haircut but satisfied with my cultural experiences of the day. So now, as always during these travels of mine, I’m left with having to fix my haircut myself with some scissors in the bathroom of my hostel. It’s a pity there’s no light there.

mercoledì 9 gennaio 2013

La prorompente energia di Rio de Janeiro / The exuberant energy of Rio


L’esuberante fascino di Rio de Janeiro ti attrae già prima di arrivarci perché è una delle città più conosciute al mondo. Fin dalla mia adolescenza ho provato a immaginare la spiaggia di Copacabana o il monte Corcovado per poter ammirare la metropoli con un punto panoramico straordinario. La mia idea di Rio si limitava solo a questi due itinerari ma arrivandoci ho scoperto che il suo vero fascino e ben più prorompente di quanto potessi immaginare. In sole poche ore, quando mi sono ritrovato a ballare la samba per le strade di Lapa, mi ha completamente conquistato. L’ennesima città sudamericana dai forti contrasti sociali che si rispecchiano dalle favela ai grattacieli del centro. Storica capitale coloniale scelta dai portoghesi che ne fecero l’unica capitale europea non in Europa quando l’esercito napoleonico minacciava il loro regno. Resistette fino al 1960 quando il presidente Kubitschek creò la nuova capitale nel centro del paese a Brasilia e Rio divenne una città stato per una decina di anni. Ora deve affrontare un impressionante onda di ricchezza derivanti dai prossimi eventi che ospiterà, i mondiali di calcio del 2014 e le olimpiadi del 2016.

Copacabana e Ipanema sono alcune delle spettacolari spiagge di morbida sabbia bianca che circondano la città. Sono spesso affollatissime al punto che sembra di essere al centro del mondo per il misto di popoli stranieri e locali che risiedono nell’area metropolitana. Verso sera ballerini e musicisti sonorizzano e rallegrano il lungo mare ma anche tanti altri quartieri tra cui quello in cui mi sono sistemato, Lapa. Il quartiere boemo dove tra un architettura affascinante, perché degradata e artistica ricca di vivaci colori e graffiti, vivono artisti, musicisti e prostitute – soprattutto viados. Numerosi locali per ogni tipo di clientela e ceto sociale pompano musica brasiliana a tutto volume. Nella grande piazza nei pressi dell’arco ci pensano i chioschi, illuminati dai neon, a intrattenere la gente con gustosi caipirinha. Le percussioni sono negli angoli delle strade ed è difficile trattenersi a non seguirne il ritmo scatenandosi in frenetici balli che con il calore e l’umidità della città vi faranno sudare parecchio. Poco importa perché siamo in Brasile e ballare la samba è un dovere, soprattutto quando sorridente brasiliane si offrono di insegnarvi i passi. (video)

Il centro, oltre a fiumi di persone che si spostano da un ufficio all’altro in alti e moderni palazzi che lo circondano, mostra anche un teatro municipale di una bellezza unica. Senza contare le numerose piazze o le strette vie dove i profumi e i colori dei locali vi attirano. Oggi, mentre mi perdevo tra le sue vie assieme ad un amica, ho notato la statua del Cristo redentore sul monte Corcovado ed ho deciso si raggiungerlo. Salito sul primo pullman ho raggiunto la base del monte da cui partono i mezzi per raggiungere la cima. Dopo ore di coda e calore eccomi finalmente quassù con un panorama da favola a 360 gradi nel parco nazionale del Tijuca, il più vasto in un area metropolitana. Il polmone verde di Rio gode anche del mare e di un lago. La statua del Cristo alta 38 metri è impressionante e attira l’attenzione anche di fedeli di altre religioni. Ma il momento più emozionante della giornata avviene quando salgo su un taxi collettivo per scendere in città. L’autista è un simpaticissimo vecchio brasiliano con una voce rauca incomprensibile che guida a tutto gas scatenando l’entusiasmo dei passeggeri. Decide di farci un regalo ovvero di uscire dal solito percorso e di tagliare per una stradina che attraversa una favela dove probabilmente è cresciuto. Si ferma a salutare amici dalla macchina, una serie di elementi con facce un po’ stordite mentre si scolano litri di birra. Ci salutano amichevolmente perché siamo con il loro amico ma passassi da solo a piedi non so se mi accoglierebbero allo stesso modo. Osservo le mura che sono tutte imbrattate di graffiti, ci sono montagne di rifiuti e strettissime scalinate in cui bambini giocano tra i cavi elettrici pendolanti. Mi ricorda uno dei mie film preferiti, “La Città di Dio”. Una estrema realtà che pulsa di vita.

The exuberant fascination of Rio de Janeiro attracts you even before you get there because it’s one of the most famous cities in the world. Since I was a teenager, I had tried to imagine Copacabana Beach or the extraordinary view over the city from Mount Corcovado (aka Sugarloaf mountain). The idea I had about Rio was limited to these two places but once I got there I found out that it was really much more exuberant than I could have imagined. In just a few hours, the city conquered me, and I found myself dancing in the streets of Lapa. It’s yet another South American city with strong social contrasts mirrored in the favelas – slums - and city-centre skyscrapers. A historical colonial capital chosen by the Portuguese, who made it the only European capital outside Europe when Napoleon’s army was threatening their kingdom, Rio remained the capital of Brazil until 1960 when President Kubitschek moved it to Brasilia in the centre of the country and for a decade or so Rio became a city-state. Now it will have to deal with a great wave of wealth from the events it will soon host, including the World Cup in 2014 and the Olympic Games in 2016.

Copacabana and Ipanema are two of the most spectacular beaches with soft white sand that surround the city. They are often so crowded that you feel you could be at the centre of the world with such a mix of locals and foreigners. In the evening dancers and musicians enliven the promenade and many other areas of town, including Lapa, where I’m staying. This is the Bohemian area of town with rundown architecture is full of colours, graffiti, artists, musicians, prostitutes - especially transexuals. There are many bars for every kind of client and social class, blasting out Brazilian music. In the big square near the arc people are entertained by the blue-neon-lit kiosks serving caipirinha cocktails. There are percussion groups on the street corners and it’s hard to hold back and not start to dancing crazily in the heat and humidity, which will make you sweat a lot, though. Little does this matter, because we are in Brazil and you must dance the samba, especially when smiling Brazilian girls are offering to teach you how to. (video)

Apart from the crowds of people moving from one office to another in tall modern buildings that limit this area, the centre also has a city theatre of unique beauty, as well as many squares and narrow streets that you can be drawn to by their perfume and colours. While I was roaming these streets with a friend today, I saw the statue of Christ the Redeemer on top of Mount Corcovado and decided to go up there. I took the first bus that came and made it to the bottom of the mountain to take other transport. After waiting in the queue and in the heat for hours, I finally got to the top, in Tijuca national park, the largest in a metropolitan area, where a fantastic 360° view awaited me. This “green lung” in Rio also has a lake and is by the sea. The impressive statue of Christ is 38 metres tall and also attracts followers of other religions.  The most exciting part of the day was when I took a taxi with other people to get back into town. The driver was a fun old Brazilian man with a raucous incomprehensible voice who drove at full speed, thrilling us passengers. He decided to give us a present by taking a different road than the usual one which crosses the favela where he probably grew up. He stopped to say hello from the car to some friends, a bunch of people with a dazed expression who were guzzling litres of beer. They greeted us in a friendly manner because we were with their friend but if I walked there alone I’m not quite sure I would be greeted in the same way. Looking at the graffiti-covered walls, mountains of rubbish and narrow flights of stairs where children played between electric cables hanging down, I was reminded of one of my favourite films: “City of God”. An extreme reality pulsing with life.