Around the world trip without flights was completed March 18, 2013. But many new travel projects came and will come. Books, photos and videos of a free life dedicated to the knowledge of the amazing World where we are living.

domenica 20 gennaio 2013

16/01/2013 L'esotica atmosfera di Salvador / The exotic atmosphere of Salvador


Quando una cultura vivace, come quella brasiliana, e un’altra ardente, come quella africana, si incrociano in tragici eventi, come la tratta degli schiavi, ecco che nasce uno straordinario e passionale capolavoro di umanità trasmesso tramite l’arte e la musica, Salvador de Bahia.
Principale porto per la “tratta dei neri” nei tragici anni della schiavitù africana in Sud America, oggi conserva i segni del suo passato nelle abitudini e sui volti dei suoi abitanti. Circa l’80% è di origine africana e le più caratteristiche tradizioni di questa affascinante città portuale sono anche esse state create dagli afro brasiliani. Quando gli schiavi raggiungevano il nuovo continente, gli veniva vietato di proseguire il culto della loro religione e venivano obbligati a seguire il Cattolicesimo. Nacque così il Candomblè, un misto di rituali africani e culti cristiani. Ai loro dei delle forze della natura associarono dei santi cattolici per ingannare i propri oppressori. Per poi passare alla allegra e vibrante musica che caratterizza Salvador, ad ogni ora del giorno nel centro, chiamato Pelourinho,  si possono sentire le percussioni sonorizzare questa esotica atmosfera. Agli schiavi era pure proibito praticare ogni tipo di lotta così nelle piantagioni di zucchero inventarono la capoeira, una sorta di arte marziale mista ad un ballo per confondere gli schiavisti quando arrivavano e li osservavano praticarla. Svilupparono una grande abilità nell’uso dei piedi con calci acrobatici perché quando scappavano avevano le mani legate. Naturalmente questa lotta divenne un simbolo per la liberazione degli schiavi e a Salvador ci sono varie scuole. In qualche piazza ci si può imbattere in un’ esibizione sonorizzata dal berimbau, uno strumento a forma d’arco. Senza dimenticare la samba che nacque proprio qua nei primi anni del XX secolo, infatti alcuni famosi testi si riferiscono al Candomblè.

Stamattina decido di avventurarmi per la città senza avere la minima idea di dove andare, sento solo la voglia di conoscere meglio la quotidianità dei brasiliani. Così attraverso la stupenda Pelourinho osservando l’architettura portoghese del XVII e XVIII secolo tra immense chiese e vecchi palazzi coloniali. Le case colorate e le vie con il pavè regalano un fascino unico a questo luogo. Peccato che concentri tutte le masse di gruppi organizzati di turisti, provenienti anche da navi crociera, facendomi desiderare di evadere da queste vie. Così esco dal centro e mi avventuro a caso verso nuovi quartieri.

Ne attraverso subito uno ben più fatiscente e sporco cosi cerco un vecchio bar trasandato dove poter bere un succo con i prezzi più economici della città tra la gente locale. Ne trovo uno che fa al caso mio, entro attirando l’attenzione dei clienti, per la mia carnagione chiara, e ordino un succo all’ananas. Dopo alcuni minuti il mio sguardo incrocia un magro, baffuto e vecchio signore  sulla settantina d’anni. Indossa dei pantaloni verdi, una camicia e un cappello nero con sopra degli occhiali da sole oltre a quelli da vista ben posizionati sul naso. Sulle braccia ha due orologi e dei bracciali in argento, sul petto si intravede una catenina d’oro con l’immagine della Madonna. Gli sorrido e si avvicina a me pure lui sorridente. Sembra felice e in mano ha due buste con delle foto. Mi racconta che la figlia, che vive in Francia perché sposata con un francese, gli ha mandato delle foto con anche la nipote. Poi tira fuori altre foto davvero buffe perché la figlia posa con un immenso body builder africano. Nella seconda invece sembra posare con un transessuale, ma poi scopro che si tratta di una body builder davvero impressionante che deve avere parecchio esagerato con gli ormoni e ormai di femminile gli rimane solo il seno rifatto. Partono le risate e mi prende in simpatia tanto che decide di sedersi con me, vuole brindare così che dal succo mi ritrovo con una birra fresca gentilmente offerta. Si aggregano a noi altri due clienti del bar, uno è un grasso uomo sulla quarantina che vende collane e l’altro è un camionista che fa consegne di cibo.

Dopo qualche ora esco mezzo ciucco per cercare di raggiungere altri quartieri della città e salgo su un pullman a caso non sicuro su dove sto andando. Dopo una difficile chiacchierate con l’autista, mi scarica nel quartiere più meridionale sul lungo mare. Trovo un mercato del pesce e qualche buon ristorante tipico bahiano dove mangiare. Questa parte della città non ha molto da offrire e i trenta gradi con un umidità del’80% non stimolano lunghe camminate così che cerco un mezzo per il ritorno. Mi avvio verso l’ostello ma poco prima passo casualmente davanti ad un caratteristico parrucchiere locale che utilizza ancora vecchi seggiolini di legno con la pedana di ferro che indica la provenienza da San Paolo. Le mura di pietra ricordano una cantina e qua e là si notano foto sparse di calciatori brasiliani tra cui il grande Pelè. Decido di provare questa nuova esperienza conscio che il risultato dei capelli molto probabilmente non sarà quello immaginato ma sono curioso di vedere come il parrucchiere li taglia e che ha da raccontare agli amici attorno a lui. Lui è un uomo robusto sulla cinquantina d’anni con lo sguardo serio. E’ molto impegnato a discutere con gli amici di calcio che quasi non mi ascolta e parte a tagliare qua e là. Cerco di fermarlo ogni tanto prima che gli errori diventino irrimediabili ma a volte è iracondo per la discussione e non si ferma. Esco da li con qualche buco in testa ma comunque soddisfatto dalla mia giornata culturale. Ora come mi è sempre capitato in questo viaggio non mi rimane che rimediare da solo con le forbici nel bagno dell’ostello, peccato che il mio bagno sia senza luce. 

 When a lively culture like Brazil’s crosses with a hot-blooded one like Africa’s  under tragic circumstances such as the slave trade, an extraordinary and passionate masterpiece of humanity, art and music comes to life: Salvador de Bahia. The main port during the tragic years of the African slave trade, Salvador still bears the marks of its past on the faces and in the habits of its inhabitants. Of these,  80% are of African origin and the most characteristic traditions of this fascinating port were also created by Afro-Brazilians. When the slaves reached the new continent they were forbidden to practise their religion and forced to become Catholics.  To deceive their oppressors, they added Catholic saints to their own gods of natural forces, thus giving birth to the mix of African rituals and Christian cults known as Candomblè.
In the exotic atmosphere of Pelourinho, Salvador’s city centre, you can hear percussion instruments and upbeat vibrant music all day long. The slaves were even prohibited from practising any form of physical combat , so in the sugar plantations they invented Capoeira,  a mix of martial arts and dancing that the slavers would not be able to recognise. They developed a great ability to perform acrobatic kicks, because when they ran away their hands were tied together. Sure enough, this type of fighting became a symbol of freedom from slavery and it is taught in many schools in Salvador. In some squares you can bump into music performances where an arc-shaped intrument called the ‘berimbau’ is played. And we should not forget the samba, which was born here at the beginning of the twentieth century and is referred to in Candomblé texts.

This morning I decided to explore the city without having any particular plan as to where I would go, I only felt like getting to know the daily life of Brazilians better. So I crossed the beautiful Pelourinho, looking at the Portuguese architecture of the 1700 and 1800s with its huge churches and old colonial buildings. The coloured houses and paved streets give the place a unique charm. Unfortunately this is also where all the tour groups from cruise ships concentrate, and they made me want to leave the area. So I did, and made my way towards new areas of town.
                                                                                             
Very soon I was walking through one which was way more dilapidated and dirty and I looked for an old run-down bar to drink one of the cheapest fruit juices in town with the locals. I found a bar of the type I was looking for and entered, the colour of my skin attracting the attention of the customers, and ordered a pineapple juice. After a couple of minutes, I locked eyes with a skinny old man around seventy years old with a moustache. He was wearing green trousers, a shirt, a pair of spectacles and black hat on top of which a pair of sunglasses was perched. He also wore two watches, some silver bracelets and a golden necklace with a Virgin Mary. I smiled at him and he walked up to me, smiling. He seemed happy and carried in his hand two envelopes containing some photographs. He told me that his daughter who is married to a Frenchman and lives in France had sent him some photos of his niece. Then he took out more photos which were really funny because his daughter was posing with a massive African body builder. In the second photo she seemed to be posing with a transexual but I then found out that it was actually a really impressive female body builder who must have exaggerated with taking hormones and the only feminine things left were her redone breasts. We cracked up laughing and he must’ve liked me as he then decided to sit next to me and wanted to make a toast. The next thing that happened was that he kindly bought me a cold beer. We were joined by two other customers, a fat man in his forties who sells necklaces and a truck driver who delivers food.

After a few hours I left the bar half-drunk and tried to get to other areas of town by taking a bus at random, unsure of where I was going. After a difficult conversation with the driver, I was left in the southernmost area of town along the seaside. I found a fish market and some good typical Bahian restaurants to have a meal in. This end of town didn’t have much to offer and the thirty-degree temperature with 80% humidity didn’t make long walks very pleasant so I looked for some return transport. I headed back to my hostel and by chance walked by a typical hairdresser’s which still used old wooden chairs with iron footrests indicating Sao Paulo as their origin. The stone walls reminded of a cellar and scattered here and there were photos of Brazilian footballers, including the great Pelè. I decided to try this new experience knowing that the haircut would not be exactly what I expected but I wanted to see how this hairdresser cut hair and to listen to the conversation with his friends around him. He was a robust man of around fifty with a serious look. He was very busy discussing football with his friends and started cutting my hair without hardly listening to me. I tried to stop him every now and then before the damage became unrepairable but sometimes he was enraged because of the conversation he was having and would not stop. I left the hairdresser’s with a really poor haircut but satisfied with my cultural experiences of the day. So now, as always during these travels of mine, I’m left with having to fix my haircut myself with some scissors in the bathroom of my hostel. It’s a pity there’s no light there.

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