528 days, 95450 km and 24 countries. Around the world trip without flights was completed March 18, 2013. This is not a point of arrival but the beginning of a fairy tale that I will continue to tell around the world. After publishing VAGAMONDO i came back on the road. Photos, videos and stories of a free life dedicated to the travel.

venerdì 28 dicembre 2012

Felice anno nuovo / Happy new year


Ricevo quotidianamente meravigliosi messaggi da tanti di voi che mi seguono. Vi ringrazio calorosamente perché mi riempiono di gioia e mi danno un grande sostegno nella favola che sto realizzando. Altri mi scrivono per le loro curiosità di carattere generale sul viaggio e mi scuso se a volte le mie riposte sono frettolose o poco esaurienti ma cercate di comprendere che se dovessi rispondere accuratamente a tutti voi vivrei meno l’esperienza di viaggio. Inoltre, le domande che mi rivolgete sono talvolta di carattere personale ed è difficile rispondere in maniera chiara su internet e gli aggiornamenti del blog e della pagina facebook mi richiedono già parecchio tempo. In ogni caso sappiate che tutte le vostre curiosità sono fonti di ispirazione per il libro che sto scrivendo e posso assicurarvi che, se lo leggerete, troverete tutte le risposte di cui avete bisogno. Per il momento augurandovi un 2013 straordinario, come il 2012 che ho appena vissuto io, mi limito a condividere con voi 10 consigli di viaggio frutto di tutte le meravigliose esperienze vissute lontano da casa. Spero che vi possano accompagnare nei vostri viaggi e regalare particolari emozioni.

Consigli di viaggio:

1.       Armatevi del vostro miglior sorriso e donatelo a chiunque incontrate anche a chi vi osserva diffidente. Scoprirete che superati i pregiudizi tutti hanno un cuore. Ma soprattutto siate sempre rispettosi con i popoli che vi ospitano e cercate il più possibile di parlare la loro lingua. Apprezzeranno tanto.

2.       Non passate troppo tempo in musei e monumenti ma condividete più tempo possibile con le gente locale cercando anche di viaggiare sui mezzi economici in cui viaggiano loro e di praticare le attività tradizionali che praticano giovani e vecchi. Andate nei bar, anche quelli fatiscenti dove si ritrovano i vecchi ubriaconi che hanno sempre qualcosa di interessante da raccontare. Oppure ai mercati, li c’è molta più cultura e vita di quello che potete immaginare.

3.       Nei lunghi viaggi ogni tanto un ristorante turistico può capitare, ma cercate di mangiare il più possibile nei ristoranti tipici del posto senza farvi intimidire dalle condizioni di pulizia o dall’ambiente. Gli unici mal di pancia avuti fino ad ora derivano da ristoranti turistici in cui viene richiesto ad un cuoco di cucinare piatti stranieri sconosciuti, meglio chiedere cosa sanno cucinare sia per provare le specialità locali e sia perché sanno che ingredienti usare. Attenti ai piatti troppo speziati anche se sono gustosissimi e assicuratevi sempre che l’acqua sia potabile. Per i vegetariani è molto dura, specialmente in Sud America.

4.       Al di la del tempo che avete a disposizione cercate di non programmare troppo e lasciare sempre uno spiraglio aperto al fattore sorpresa o al cambiamento di programma. Lasciatevi guidare dagli eventi e seguite i consigli della gente locale.

5.       Non utilizzate la guida. Lo so che ci sono anche informazioni interessanti su una guida ma le trovate anche su internet. Per sapere della storia di un luogo o se  avete bisogno del nome di un ostello esistono vari siti web dove trovate tutto quello di cui avete bisogno e vi offrono suggerimenti di altri viaggiatori. Chiedete il più possibile a gente del posto. La guida vi indica un circuito chiuso poco autentico e battuto da tutti i turisti e soprattutto vi trasmetterà una serie di stupide paranoie che limiteranno la vostra esperienza. Certo che la guida facilita il viaggio ma a volte è proprio bello trovarsi nell’imprevisto e imparare ad arrangiarsi. Inoltre la guida uccide l’effetto a sorpresa. Esistono dei casi di alcuni paesi così differenti dal nostro in cui la calligrafia è indecifrabile e posso capire che in questi casi possa essere ancora più utile. Se proprio non riuscite a farne a meno utilizzatela con moderazione.

6.       Il viaggio è da soli, poi lungo il cammino si incontrano altri viaggiatori con cui condividere alcuni giorni per poi tornare soli. Il viaggio non è solo la conoscenza di una cultura nuova ma soprattutto è la conoscenza di noi stessi con altri occhi, lontani da casa e da tutti i condizionmenti sociali con cui siamo cresciuti. Tutte le difficoltà di viaggio permetteranno alla vostra anima di crescere e imparare in brevissimo tempo più di quello che avrete imparato in anni. Dovete mettervi alla prova ogni giorno con  situazioni nuove e diverse che svilupperanno il vostro senso di adattamento permettendomi di affrontare la vita con una corazza più resistente quando tornerete a casa.

7.       Siate aperti con gli sconosciuti ma comunque sempre attenti al metodo di approccio che hanno nei vostri confronti soprattutto nel luoghi più turistici come le piazze principali delle grandi città. Una delle meraviglie di un viaggio è la conoscenza di gentilissime persone straniere ma notandovi soli anche i malintenzionati saranno attratti da voi. Ma attenti a non permettere alla diffidenza di rovinarvi la possibilità di conoscere gente straordinaria perché vi posso assicurare che ne ho incontrata davvero tanta.

8.       Fate per conto vostro tutto quello che è possibile fare senza gruppi organizzati. Oltre a risparmiare diverso cash, l’avventura nel raggiungere un luogo arrangiandoti enfatizzerà l’entusiasmo quando avrete raggiunto il vostro obiettivo.

9.       Muovetevi il più possibile con mezzi di fortuna, quelli che capitano sulla vostra strada a pagamento o anche no. I ricordi più belli di tutti questi spostamenti sono stati anche i più scomodi ma quando ti ritrovi assieme ad essere l’unico straniero in un cassone di un furgone ammassato con tanta gente scoprirai cosa vuol dire veramente essere accettato come uno di loro e non visto solo come un turista da spennare.

10.   Mantenete sempre alto l’entusiasmo soprattutto nelle complicazioni; quando non trovate un posto per dormire non fatevi problemi a stendere il vostro sacco a pelo su una panchina o un prato. Quando c’è un guasto al pullman scendete e partecipate nell’aiutare, potreste divertirvi. Ogni difficoltà che vi si presenta davanti accoglietela come qualcosa che doveva capitare e che vi porterà su una strada migliore. La legge dell’attrazione funziona soprattutto nel viaggio, siate dunque sempre positivi !

Every day I receive wonderful messages from many of you who are following me. I thank you warmly, because they fill me with joy and give me support on my travels. Some people write to me because they are curious about travelling in general and I apologize if my replies are sometimes written quickly or incomplete but please understand that if I was to answer every one of you at length I wouldn’t experience my travels as deeply. Also, sometimes the questions you ask me are personal and it’s not easy to reply clearly on the internet, and updating the blog and facebook page take up quite some time. Anyway I want to let you know that all your questions are a source of inspiration for the book I’m writing and I can assure you that all the answers will be there. For the time being, I wish you an extraordinary 2013, like my own past year, and I want to share with you some travelling advice based on the wonderful experiences I’ve had away from home. I hope these can accompany you in your travels and bring special feelings.

Travel advice:

1.       Put on your best smile and give it to everyone you meet, even those who look at you warily. 
After overcoming any initial prejudices, you find that everyone has a heart. More importantly, always respect the locals and try to speak their language as much as possible. They will greatly appreciate it.

2.       Don’t spend too much time over museums and monuments, try to spend as much as possible with the locals, travelling on the same cheap means of transportation as they do and doing the traditional activities which young and old people do. Go to bars, even the dilapidated ones where old drunkards have always some interesting story to tell. Or markets, there is way more cultural and life there than you can imagine.

3.       When travelling long distances one may eat at a tourist restaurant from time to time, but try and eat in typical local places without being intimidated by the level of hygiene or the environment.
The only stomach problems I’ve had so far came from tourist restaurants where foreign meals were cooked; it’s much better to order something the cooks know how to do -  this way you get to try a local speciality and they know which ingredients to use. Be careful with over-spicy dishes, even though they may be very tasty, and make sure the water is potable. Vegeterians have a hard time, especially in South America.

4.       Regardless of how much time you have, try not to make too many plans and be open to the surprise factor and to changing your plans. Let yourself be guided by the things that happen to you and follow the advice given by locals.

5.       Don’t use a guidebook. I know that there is a lot of interesting information in them but you can also find it on internet. There are many websites with advice from other travellers where you can find out the history of a place or the name of a hostel or anything else you might want to know. Ask the locals for information as much as possible. The guidebook shows you a closed circuit which isn’t very authentic, is crowded with tourists and will make you paranoid about things and limit your experience. Sure, a guidebook makes travelling easier but sometimes it’s really thrilling to face something unexpected and to make do. The guidebook also kills the surprise effect. However there are some countries which are so different from ours that you can’t understand the writing so I can understand that in these cases a guidebook can be even more useful. If you really can’t do without it, try and use it as little as possible.


6.       We travel alone, but along the road we meet other travellers with whom you spend some days and then go back to being alone. Travelling is not only about learning about a new culture but is above all about seeing ourselves with new eyes, far away from home and from all the social conditioning we were brought up with. Every travelling challenge will help our spirit to grow and learn in a very short time more than we learned in years. You must put yourselves to the test every day with new situations that will develop your ability to adapt, allowing you to face life with a thicker skin when you return home.

7.       Be open to strangers but always careful about how they approach you, especially in the most touristy places like the main squares of big cities. One of the main marvels of travelling is meeting very kind foreign people, but when travelling alone you can become a target for people who don’t exactly wish you well. But don’t allow distrust to ruin the chance of meeting extraordinary people, because I can assure you I have met plenty.

8.       Do on your own everything that can be done without an organized group. This will save you money and the adventure of reaching a destination with your own means will make the enthusiasm upon reaching your goal much greater.

9.       Try to travel by whatever form of transport is available, paid or not. The best memories often coincide with the most uncomfortable journeys, and those times you are the only foreigner in a overcrowded van you understand what it really means to be accepted as one of the locals and not just seen as a tourist to rip off.

10.   Keep your level of enthusiasm high, especially when problems arise; when you don’t find a place to sleep feel free to lay your sleeping bag on a bench or in a field. When the bus breaks down get off and help out, you might have some fun. Face every hardship as something which was meant to happen and which will take you on a better road. The law of attraction works especially while travelling so always keep a positive state of mind!

Pagellino temporaneo Argentina / Temporary report Argentina


Nuova puntata con il pagellino temporaneo sulle nazioni che ho visitato. Per chi non lo conoscesse ancora nasce dall’idea di giudicare l’esperienza di viaggio in ogni paese che incontrerò lungo il cammino. Riguarda solo la mia esperienza personale quindi ognuno può avere dei giudizi diversi dai miei . In questo caso è temporaneo perché quando realizzerò il libro potrà essere modificato sulla base dell’esperienza in più che avrò accumulato strada facendo. Darò un voto a quattro punti che interessano principalmente la popolazione locale: viaggiare con i trasporti pubblici assieme ai locali comprendendo anche la situazione delle strade, sulla cucina locale (varietà e qualità), sull’ospitalità da parte della gente con gli stranieri e infine sul costo della vita per uno straniero cercando di vivere comunque economicamente. Nuova entrata è il parere sulla sicurezza per le donne in base a quello che vedo e che mi raccontano le donne che incontro cercherò di consigliare le ragazze che vogliono viaggiare il paese in solitaria.

-          Trasporti pubblici                                :   9
-          Cucina locale                                       :   7,5
-          Ospitalità della gente                            :   7,5
-          Costo della vita per uno straniero        :   5,5
-          Sicurezza donne                                  :   7,5

-          Media Argentina                                  :    7,4


New instalment with my temporary report on the countries I visit. As I already blogged, I have decided to rate - give a mark for - my travel experiences in every country I visit. It will be based on personal experience, so feel free to disagree. The ratings below are temporary and may well be changed in the light of later experiences. I give a rating out of ten to four areas which mainly concern the local people: travelling with them on public transport, taking into account the road conditions; the local food (variety and quality); their friendliness and hospitality towards foreigners; the cost of living for a foreigner on a budget. An addition to the blog is “Safety for women”: considerations based on what I see and am told by the women I meet, and advice for women intending to travel on their own.

-          Public transport                                   :  9
-          Local food                                           :   7,5
-          Friendliness and hospitality                :   7,5
-          Cost of living for a foreigner              :   5,5
-          Safety for women                               :   7,5

-          Average for Argentina                       :  7,4

domenica 23 dicembre 2012

20/12/2012 Evadere dalla routine / Escaping routine

Approfittando di alcuni giorni liberi da lavoro ho deciso di esplorare l’area della sierra attorno a Cordoba. Per evadere dall’inquinamento e dal caos della città ho raggiunto un piccolo e tranquillo villaggio immerso nel verde tra monti e fiumi armato di un armonica ed un libro. San Marcos Sierras è un paradiso dove vivono in armonia comunità hippy di artisti e artigiani con gli abitanti locali. La purezza dell’aria e il clima ideale attirano sempre più argentini e stranieri a trasferirsi a vivere qua nonostante l’area sia ancora poco abitata. Questo pacifico villaggio raccoglie solo poco più di un migliaio di abitanti, ma l’attrattiva turistica sono i due fiumi che scorrono nelle vicinanze.
Io e Luis, il cuoco colombiano dell’ostello in cui lavoro, siamo partiti con tenda e costume per trasferirci sulle rive del fiume omonimo che attraversa il villaggio. Lo abbiamo risalito camminando qualche chilometro scoprendo pozze paradisiache dove nuotare e rinfrescarci dal gran caldo diurno. Le notti erano fresche, perfette per deliziose grigliate di verdure, finchè non arrivavano i temporali puntualissimi diquesti giorni. Ci hanno colto di sorpresa perchè la tenda di Luis non ha il secondo strato di protezione dalla pioggia così ci siamo un po’ arrangiati ma quando si cerca avventura va bene tutto. Per via dell’abbondante acqua caduta nelle notti il fiume ogni giorno si innalzava di quasi un metro e, ieri oltre ad essere in piena, in alcuni tratti straripava. La camminata per risalirlo era la superficie di un tunnel di cemento armato che trasportava una parte di acqua direttamente al villaggio. Purtroppo una volta costruito non ha ricevuto un servizio di manutenzione e in alcuni tratti il cemento si è frantumato creando pericolosissimi buchi con le barre di acciaio sporgenti. Ieri eravamo accompagnati da una coppia argentina e la figlia della donna che aveva solo 5 anni. Arrivati ad un tratto in cui il fiume strabordava con l’acqua fangosa che non permetteva di vedere dove bisognava camminare, mi sono fatto avanti io perché la coppia era timorosa per la bimba. Pochi metri e sento il vuoto sotto i miei piedi, casco in un buco di dimensioni quasi un metro quadrato, i miei piedi non sentono il fondo e rischio di essere trascinato dall’acqua nel tunnel rimanendoci così intrappolato. Fortunatamente e istintivamente durante la caduta ho allargato le braccia riuscendo cosìad aggrapparmi ai bordi. Uscendo dal buco mi sono accorto di avere una gamba ricoperta di sangue per una ferita sullo stinco tatuato. Oltre tutto ho preso un brutto colpo sul costato sinistro. Perdo molto sangue e sono lontanissimo da una strada o una clinica. Lego una maglietta attorno alla ferita e inizia il lungo e faticoso cammino all’unica piccola clinica del villaggio. La gentile infermiera mi cuce il taglio con 3 punti mentre con gli altri ragazzi ci si rende conto che era andata parecchio bene sia perché potevo essere trascinato via dall’acqua in quel tunnel senza via d’uscita, sia perché se capitava alla bimba probabilmente sarebbe finita peggio.
Stamattina all’alba mi sono incamminato verso la piazza principale accompagnato da un tenero cane randagio, che mi ha seguito ovunque per due giorni, ed ho preso il primo pullman diretto a Cordoba. Torno per lavorare gli ultimi giorni perché è tempo di riassaporare la strada. Questo stop è stato utilissimo per vari motivi. Questa giovane e viva città mi ha trasmesso tanto grazie ai suoi numerosi eventi culturali e musicali, ma anche sotto il piano umano grazie alla sua calorosa e ospitale gente. Tuttavia, come capita ovunque, dopo un certo periodo inevitabilmente ci si ritrova in una routine che in questo caso è stata enfatizzata dal gran caldo di questi giorni che non permetteva di fare particolari attività diurne. Siccome dovevo ricaricare le batterie, dopo continui e lunghi spostamenti, era proprio quello che cercavo per ritrovare lo stesso grande appetito di viaggio che avevo all’inizio di questa esperienza. La routine si sa che può essere letale perché porta ad una vita malsana,il viaggio uccide la routine. Ho avuto un ulteriore conferma che non esiste un paradiso in cui vorrei fermarmi a vivere, a meno che non ci sia una motivazione sentimentale. Ogni piccolo o grande paradiso ha qualcosa da offrirti ma poi dopo il primo periodo di scoperta subentra la routine e arriva l’ora di cambiare aria. Mi sento sempre più vicino al pensiero dei nomadi che sentono questo bisogno continuo di spostamento perché il viaggio è uno straordinario stato mentale, non una meta.
 I had a few days off work and decided to explore the sierra around Cordoba. I went to a tiny calm village in the green between mountains and rivers to escape from the city pollution and chaos, taking with me a book and a harmonica. San Marcos Sierras is a paradise where hippy communities of artists and craftsmen live in harmony with the locals. The purity of the air and the perfect climate attract more and more Argentinians and foreigners to come and live here despite the fact that the area is not heavily populated. Just over a thousand people live in this calm village and the main tourist attraction are the two rivers that flow nearby.
I left with a tent and swimming trunks with Luis, the Colombian cook from the hostel where I work, and went to the banks of the river,which has the same name as the village. We walked a few kilometres upstream, discovering fantastic pools where we could swim and splash to refresh ourselves from the daytime heat. The nights were cool, perfect for delicious vegetable barbecues until, as is common for this time of the year, the storms came. We were caught by surprise because Luis’s tent didn’t have a waterproof layer, so we made do with what we had, as when youlook for adventure anything goes. The river rose nearly a metre every day with all the rain that fell during the nights and yesterday it overflowed in some points. We had to walk on top of a concrete pipe that carried water to the village. The pipe hadn’t received any maintenance since it was built and there were dangerous holes with metal bars sticking out in several points. Yesterday an Argentinian couple with a daughter who was only five years old joined us. We reached a point where the overflowing muddy water of the river didn’t allow us to see where we were walking and I decided to go first because the Argentinian couple wereworriedfor their daughter. After a couple of metres I fell into a hole about of about a square metre, my feet didn’t touch the bottom and I risked being carried away by the flow inside the tunnel and being stuck there. Luckily, acting out of instinct, I widened my arms while falling and managed to hold on to the edges of the hole. When I got out I saw that my leg was bleeding from a gash on my tattooed shin. I also hit the left side of my chest quite hard. I was losing a lot of blood and was far from the nearest road and clinic. I tied a t-shirt around the wound and started the long hard walk to the small clinic in the village. There, the kind nurse gave me three stitches while it began to sink in that we had been lucky  - I could’ve been carried away into the tunnel without being able to get out and if it had happened to the little girl the outcome would’ve been worse.
This morning at dawn I walked to the main square with a sweet stray dog which had followed me everywhere for two days and I took the first bus to Cordoba. I went back to finish my last days of work because the time has come to hit the road again. This stop has been very useful for several reasons. It’s been great in this young lively city thanks to all the cultural and musical events and the people who are so warm and friendly. As usual however, after some time you get stuck in the daily grind, which in my case was made worse by the heat that made it impossible to do many things during the day. The time here was just what I needed to recharge after continuous long journeys and find again the same desire to travel that I had at the beginning of this experience. As everyone knows, routine can be lethal because it leads to an unhealthy life but travelling kills routine. I’ve had further proof that there is no paradise where I would want to stop and live in unless for sentimental reasons. Every paradise, no matter how big or small, has something to offer, but after the first period of discovery routine comes into play and it is then time to move on. I feel very close to the way nomads think and to their constant need to move, because travelling is an extraordinary state of mind, not a destination.

 

sabato 8 dicembre 2012

Vivere in un ostello / Living in a hostel


Vivere in un ostello significa condividere diverse situazioni quotidiane con gente di ogni paese: dalla camera alla cucina, dalla televisione ad una birra per finire con la storia della propria vita. Consapevoli di essere solo di passaggio, i viaggiatori si aprono come raramente fanno a casa loro e sono più spontanei e naturali. Personaggi stravaganti di tutte le età ti arricchiscono di esperienze uniche da cui trovare ispirazione o semplicemente da cui imparare a conoscere meglio l'essenza di un essere umano. Confrontarti ogni giorno con persone diverse ti aiuta a sviluppare riflessioni o pensieri sulla tua vita. Questo sono tutti lati positivi che si vivono di giorno e a volte di notte perché si sa che le persone mostrano anche il loro lati più scuri dopo il tramonto.

Per ragioni di sicurezza la maggior parte dei turni che faccio sono da mezzanotte alle otto del mattino. Apro la porta e controllo chi entra, servo da bere ai clienti controllando sempre che il loro tasso alcolico non salga  più di tanto e se capita devo intervenire. Fino ad ora le situazioni più curiose le ho vissute in questo turno. Potrei raccontarvi di un anziana argentina insonne che alle cinque del mattino, quando faccio fatica a tenere gli occhi aperti e cerco di approfittare del divano vuoto, si presenta da me con alcuni fogli su cui ha appuntato una cinquantina di nazioni diverse di cui vuole avere indicazioni di viaggio. 
Oppure di una ragazza argentina e musulmana che in questi giorni è stata cliente dell’ostello in attesa di andare in Egitto e poi negli Emirati Arabi per la prima volta dalla sua famiglia di origine. Di giorno entrava con il velo, a volte accompagnata dal padre, e di notte si lasciava andare a fiumi di birra e festa nelle discoteche di Cordoba. Una delle sue ultime notti è arrivata completamente sbronza e vagava per l’ostello indossando solamente reggiseno e tanga mettendomi spesso in situazioni complesse. Anche perché faceva un eccessivo rumore e dovevo riprenderla per permettere agli altri clienti di dormire. Quando vivevo in Pakistan ero abituato a non poter neanche parlare con una donna musulmana, chissà come se la passerà negli Emirati Arabi.
Poi ci sono gli israeliani che in questi mesi mi hanno sorpreso soprattutto per due motivi. Il primo è che sono il paese che viaggia di più in assoluto, nonostante siano solo un paese di otto milioni di abitanti sono quelli che ho incontrato più in viaggio. In Israele è obbligatorio il servizio militare e dura tre lunghi anni, così dopo questo duro periodo la maggior parte dei giovani partono per il mondo alla ricerca di emozioni forti. Il secondo è la festa eccessiva che fanno, soprattutto chiassosa e condita spesso da sostanze stupefacenti. Ma non bisogna generalizzare perché ho incontrato molti altri israeliani interessati più alla cultura che visitavano che alla festa e con cui ho condiviso piacevolmente il viaggio.  La scorsa notte ad un gruppo di sei ho dato da bere fino alle cinque del mattino mentre sonorizzavano il salotto con musica trance. Tre volte ho dovuto spiegarli che per parlarsi ad un metro di distanza possono anche non urlare, poi se ne sono resi conto.
Infine ecco la storia di un bizzarro argentino con un cognome per niente casuale, il signor Malizia. Entra nell’ostello con una donna e mi chiede un letto in una camerata con sei persone. Lo accompagno alla stanza e quando nota che ci sono anche delle ragazze mi chiede se disponiamo di una camerata con solo uomini. Inizio a insospettirmi e gli dico che son tutte miste le camerate. Quando la situazione appare più chiara gli spiego che forse una stanza privata fa al caso suo e lo convinco a spendere qualcosa di più.

Sto attraversando una fase di viaggio ben diversa dal solito. Ora sono gli altri quelli che se ne vanno, ma mi fa piacere fermarmi per un periodo e rimanere comunque in contatto quotidianamente con stranieri in movimento. E’ come se stessi comunque viaggiando. In ogni caso Cordoba mi sta regalando piacevoli emozioni attraverso tutte le sue attività musicali, culturali e artistiche ma anche tanto sotto il piano umano. Oltre ai viaggiatori sto legando con i miei colleghi sudamericani e stiamo creando una temporanea famiglia.  Ma tranquilli che, anche se mi sono tatuato due nuove ancore, il richiamo dello zaino si fa sempre sentire. D’altronde la mia casa potrebbe essere ancora per molto la strada, questa tappa mi sta dando un ulteriore conferma perché mi trovo in una situazione in cui mi trovo particolarmente bene ma dopo aver vissuto l’ultimo anno ad una certa intensità, so che il mondo ha ancora tanto da offrirmi.

Living in a hostel means sharing different daily situations (from the bedroom to the kitchen, from the television to beer and, last but not least, one’s life story) with people from many different countries. Travellers open up as they rarely do back home, they are more natural and spontaneous because they know they are just passing through. Meeting extravagant people of all ages can enrich and inspire you, or simply teach you more about what it means to be a human being. It can also help you reflection on your own life. These positive aspects are experienced during the day, and sometimes at night - since after sunset people also show their darker sides.

For safety reasons most of my shifts are from midnight to eight in the morning. I open the door and check who comes in, and serve drinks to customers while making sure that they don’t overdo things – if they do, I have to step in. So far I have experienced the most peculiar situations on this shift. I could tell you about the sleepless old Argentinian lady who came to me at five in the morning, while I was struggling to remain awake and trying to take advantage of an empty couch, with some sheets of paper on which she had written down about fifty countries she wanted to ask me travel information about.
Or the Muslim Argentinian girl who was staying at the hostel while waiting to go first to Egypt and then the United Arab Emirates to visit her family for the first time. During the day she came veiled, sometimes accompanied by her father; at night she drank gallons of beer and partied in the discos of Cordoba. One of the last nights she came back completely drunk and wandered around the hostel in only a bra and tanga, which made things rather embarrassing, not only because she was so noisy and I had to tell her off so that other people could sleep. When I was living in Pakistan I was used to not being even able to speak to Muslim women, who knows how she will get on in the UAE.
Then there are the Isrealis, who in these months have surprised me. For two reasons in particular: the first, that they are the nationality which travel the most - despite there being only eight million of them, they are the ones who I’ve met the most. In Israel, military survice is compulsory and lasts three long years so after such hard times most young people leave and travel around the world searching for deep experiences. The second, that they party too much, are often really loud and often on drugs. But I shouldn’t generalize - I have met many other Israelis who were more interested in the culture of the places they were visiting than in partying and who I have shared pleasant travels with. Last night I served drinks to a group of six until five in the morning while they played trance music in the living room. Three times I had to tell them that there was no need to shout to make themselves heard when only a metre away from each other, and in the end it sank in.
Finally, here’s the story of a weird Argentinian man, Mr Malizia (Mr Mischief), whose surname was indeed quite appropriate. He came into the hostel with a woman and asked for a bed in a six-person dormitory. I took him to the room and when he noticed that there were also some girls there he asked me whether we had men-only dorms. I started to become suspicious and told him all that all the dormitories are mixed. When the situation became clear I explained to him that perhaps a private room was what he was looking for and convinced him to spend a little bit more.

I’m going through a travelling phase which is different from the usual. Now other people are the ones who leave, I’m happy to stop for a while and keep in touch with the foreigners on the move. It’s still as if I was travelling. In any case, Cordoba gives good vibes with all its musical, cultural and artistic activities as well as a lot on a human level. I’m bonding not only with travellers but also with my South American colleagues, and we’re creating a temporary family. But don’t worry, because even though I’ve tattoed myself with two new anchors, I can still hear my backpack calling.  My home might still be the road for a long time after all, and this phase comes as further proof, because although I feel particularly good here and now, after living an intense past year I know the world still has a lot to offer to me.




martedì 27 novembre 2012

Rigenerante stop a Cordoba / Regeneration stop in Cordoba


In tutta la mia vita sono sempre stato alla ricerca di esperienze estreme che potessero regalarmi emozioni vitali o che mi permettessero di trovare una via di fuga dalla logorante monotonia. Una leggera, ma onnipresente, forma di irrequietezza, causata dalla società materialista in cui sono cresciuto, non mi permetteva di godere appieno della semplicità e spesso ho intrapreso strade anche buie o rischiose pur di rendere le mie giornate o notti intense con esperienze particolari. Ora quella stessa straordinaria intensità riesco coglierla anche nelle situazioni semplici e ciò mi crea una immensa serenità mai provata o neanche immaginata. Arrivato a Cordoba una settimana fa ho incontrato la accogliente e allegra atmosfera sudamericana che mi sta cullando da quando sono entrato in questo favoloso continente. Mi sono fermato perché voglio avere il tempo di permettere a questa grandiosa esperienza latinoamericana di entrare nelle mie vene in modo di poterla portare nella mia anima per il resto della mia vita.

In un ospitale ostello in cui lavorano ragazzi colombiani, venezuelani, ecuadoriani e argentini mi sono subito sentito a casa. Il giorno dopo ho deciso di fermarmi a lavorare in questa piacevole realtà. La città di per sé non è nient’altro che l’ennesima metropoli argentina dove si può osservare il drastico contrasto creato dalla crisi economica del 2001. Da una parte una ricchezza industriale ma dall’altro numerosi senzatetto che vivono in condizioni estreme nei marciapiedi. Tuttavia Cordoba è un fulcro universitario che trabocca di eventi musicali, culturali e artistici per giovani proveniente da tutto il continente. Fredy, il mio collega e amico colombiano, è sempre informato sui migliori eventi e si occupa di accompagnare i viaggiatori stranieri in giro per la città, quando non lavoro mi aggrego volentieri a lui. Mi piace lavorare alla reception dell’ostello e, dopo oltre 400 giorni dormendo negli ostelli di 16 paesi differenti, accogliere con il sorriso ragazzi con cui condivido la mia passione più grande, viaggiare. Proprio per la mia esperienza so cosa vuol dire essere accolti bene dopo lunghe e faticose ore di viaggio in pullman. Inoltre sto cercando di dare idee nuove al proprietario dell’ostello per migliorare la sua attività. Ieri gli ho dato alcuni suggerimenti per la cucina e poi mi sono occupato di montare uno scaffale per creare ulteriore spazio. Una gentile ballerina e amica ecuadoriana mi da lezioni gratuite di salsa, sto cercando di imparare a suonare l’armonica da autodidatta e do lezioni di kick-boxing ad una mia collega, anche lei ecuadoriana. Ho tanta energia da dare e ricevere, questo è il posto giusto e il momento giusto per farlo.

Sono straordinariamente felice proprio grazie a questo vitale e inaspettato piacere nella semplicità che ho sempre desiderato di incontrare. Sono partito con un grande sogno chiamato "il giro del mondo senza aerei", ma ora dopo oltre 65.000 chilometri ho raggiunto uno stato d'animo cosi favoloso che mi rendo conto di aver trovato molto più di quello che avrei mai potuto sognare. All'improvviso non sento più nessuna ambizione attrarmi particolarmente perchè chiedere alla vita di meglio di ciò che ho in questo momento non credo sia possibile, ma neanche ne sento il bisogno. Mi sento come un veliero che dopo lunghi viaggi ha deciso di ammainare le vele per lasciarsi trasportare dalle onde. Non ho la minima idea di dove sto andando ma il presente mi sta regalando soddisfazioni umane e pratiche di cui la mia anima ne aveva tanto bisogno quasi come ossigeno. Voglio continuare a farmi trasportare dagli eventi concentrandomi solo sul vivere al meglio le mie giornate senza dover sentire il bisogno di cercare esperienze estreme per stare bene, senza essere dipendente da nulla per trovare serenità. Riuscendo a mantenere accesa questa calorosa fiamma di vita che mi sta scaldando l’anima.
Vi aspetto al Turning Point di Cordoba, almeno finchè il richiamo dello zaino diventerà irresistibile.

All my life I’ve been looking for extreme experiences which could give me intense emotions or let me find a way out of the monotony that was draining me. A mild but ever-present kind of restlessness, brought about by the materialist world I grew up in, stopped me from fully enjoying simple things, and I often made poor or risky choices while looking for ways to fill the days or nights with particular experiences. Now I manage to find the same extraordinary intensity even in ordinary situations, and this gives me a great serenity I had neither felt nor even imagined before. When I arrived in Cordoba a week ago, I met the same welcoming and light-hearted South American atmosphere which has been cradling me since I came to this fabulous continent. I stopped to allow this magnificent Latin American experience enough time to get right under my skin, so that I could carry it around with me for the rest of my life.

The hostel was friendly, with young Colombians, Venezuelans, Ecuadorians and Argentinians working there, and I felt immediately at home. The next day I decided to stay on and work there. The city itself is just another Argentinian metropolis with all the visible signs of the drastic contrast brought about by the economic crisis in 2001: on one hand, industrial wealth; on the other, many homeless people living on the streets in extreme conditions. All the same, Cordoba is a university centre overflowing with musical, cultural and artistic events for young people from all over the continent. Fredy, my Colombian colleague and friend, always knows about the best events and takes foreign visitors around the city, and when I’m not working in the hostel reception I gladly join him. Having myself spent over 400 nights in hostels in 16 different countries, I like the job, welcoming with a smile other young people who have the same passion for travelling as I do. It’s because I’ve been through it myself that I know what it means to be made welcome after hours of tiring travel by bus. I’m also trying to instil new ideas in the owner to improve the hostel - yesterday I made a few suggestions about the kitchen and then got busy putting up a shelf to free  up some more space there. A kind Ecuadorian dancer and friend gives me free salsa lessons, I’m teaching myself the mouth organ, and give kick-boxing lessons to a female Ecuadorian colleague. I have a lot of energy to give and take, and this is the right time and place to do it.

I’m really, really happy thanks to this unexpected but crucial pleasure in simplicity, which I have always wanted to find. I started out with a grand dream - “around the world without planes” - but now, after 65,000 kilometres, my state of mind is so good  that I realise I have found much more than I dreamed possible. All of a sudden I feel no attraction to any particular ambition, because asking more of life than what I have right now does not seem possible, or even necessary. I feel like a sailing ship which, after long voyages, decides to lower its sails and let itself be moved by the waves. I don’t have the slightest idea of where I am going, but the here and now is giving me the human and practical satisfactions my spirit needed as much as I need air. I want to continue to ‘go with the flow’, just concentrating on living my days as well as I can, with no need for extreme experiences to feel well, without depending on anything else to feel at peace, managing to keep alive this warm flame of life heating my soul.
See you at the Turning Point in Cordoba, at least until the itch to move on becomes irrestistible.

sabato 17 novembre 2012

Le cantine di Mendoza / The cellars of Mendoza


Quinto produttore mondiale, l’Argentina conobbe il vino grazie ai preti dei colonizzatori spagnoli, nel XVI secolo, che piantarono i primi vitigni da cui ricavarne il vino necessario per celebrare la messa. La vera tradizione e produzione nacque circa duecento anni fa quando arrivarono immigrati francesi e italiani che portarono nuove tecniche di coltivazione e nuovi tipi di uva soprattutto francesi, anche se una delle primissime uve utilizzate era l’italiana Bonarda. Il mercato ebbe uno sviluppo particolare nel 1885 con la costruzione della ferrovia che creò una logistica rapida e impeccabile per trasportare il vino negli oltre mille chilometri che separavano Mendoza, l’area di maggiore produzione del paese, con Buenos Aires. I vitigni di maggiore successo e qualità utilizzavano uve Malbec, Cabernet, Pinot, Merlot e Chardonnay.  Le condizioni terrene e climatiche nelle vicinanze delle Ande sono ideali con lunghe ore di sole che non a caso creano vini di alta gradazione alcolica e di qualità.

Approfittando dell’ennesima splendida giornata di sole primaverile mi dirigo verso la campagna del Maipu, a solo una quindicina di chilometri da Mendoza, in una delle più antiche e migliori regioni produttrici di vino. Su suggerimento del  gestore dell’ostello prendo un pullman che mi trasporta nella cittadina di Coquimbito dove affitto una bici con cui percorrere il tragitto che unisce le innumerevoli cantine della regione. Percorro il primo tratto abbastanza trafficato per poi deviare in una suggestiva stradina che si sviluppa tra verdi vitigni che mi regalano una piacevole sensazione familiare ricordandomi il mio amato Piemonte, anche se non è minimamente comparabile con la straordinaria bellezza delle Langhe. Alcuni chilometri e raggiungo la principale cantina nelle vicinanze, la Trapiche. Mi rendo conto che mi ha seguito un austriaco sulla quarantina d’anni che ha affittato la bici nel mio stesso posto, sembra simpatico e si aggrega a me. Iniziamo un giro illustrativo delle tecniche di coltivazione e di fermentazione. Prima di entrare nelle cantine osserviamo delle vecchie rotaie ferroviarie  che univano direttamente la cantina con la linea diretta alla capitale a dimostrare la perfetta logistica di cui godevano un centinaio di anni fa. Infine ecco il momento migliore, una degustazione di un Sauvignon Blanc, di un Malbec 70% e Cabernet Franc 30% per finire con un Carbernet Sauvignon 90% Malbec 7% e Merlot 3%. Tutti di gradazioni alcoliche tra i 14 e 15 gradi, eleggiamo il secondo come il migliore e naturalmente da bravo italiano chiedo un secondo giro.

Si torna in sella ma si è fatta l’ora di pranzo e raggiungiamo un rustico bar immerso nei campi che serve una buona birra artigianale e delle empanada (fagottini di pasta ripieni di carne o verdure). Un pranzo veloce per dirigermi nuovamente verso altre cantine pedalando tra altre favolose distese di vitigni e respirando aria sana di campagna - a parte la visita in una cantina cilena è la prima volta che mi trovo in un paesaggio simile alla campagna della regione in cui sono cresciuto. Dopo alcuni chilometri ecco finalmente una serie di cantine una a fianco all’altra che ci permettono varie rapide degustazioni in poco tempo con assaggi di Malbec, Cabernet Sauvignon, Merlot e Shyraz. I dialoghi tra me e l’austriaco diventano sempre più frizzanti e deliranti a evidenziare il nostro alto tasso alcolico. Lui ha fatto un corso da sommelier  e continua a ripetermi quanto ama l’Italia sostenendo che il Piemonte è la regione più completa e varia tra vino e cibo. Quasi mi trasmette un po’ di nostalgia ma non posso che dargli ragione sul fatto che il nostro paese sia straordinario per infiniti motivi.

Ormai si sono quasi fatte le sette di sera e sono più di otto ore che beviamo, le cantine sono tutte chiuse così iniziamo una pericolosa gara di ritorno su un percorso di una decina di chilometri tra auto, pullman e lavori in corso. Tra gli occhi stupiti dei passanti sembravano due pazzi, ma almeno sono riuscito a portare a casa una vittoria alcolica e ciclistica oltre a nuovi odori e profumi. In alto i calici ragazzi perché il vino è la medicina dell’anima. 

Now the fifth producer in the world, Argentina was introduced to wine by the priests of the Spanish colonists, who first planted vines in the 16th century to grow the wine they needed to celebrate Mass. The real tradition and production of wine here began around 200 years ago, with French and Italian immigrants who brought with them new cultivation techniques and new types of grape – above all French, although one of the earliest grapes used was the Italian Bonarda. The market was boosted in 1885 with the construction of the railways, which provided a rapid and reliable way to transport the wine the thousand-odd kilometres from Mendoza, the major area of production, to Buenos Aires. The most successful and highest quality vines used grapes of Malbec, Cabernet, Pinot, Merlot and Chardonnay. The terrain and weather near the Andes are ideal, and it is no coincidence that the result is high-alcohol, high quality wines.

Making the most of yet another beautifully sunny spring day, I headed for the countryside of Maipu, only fifteen kilometres from Mendoza and one of the oldest and best wine-producing areas. The hostel manager had suggested I take a bus to the town of Coquimbito and from there rent a bicycle and ride around the countless wineries of the region. The first stretch had quite a lot of traffic, so I turned off onto an attractive backroad leading through green vineyards and I was pleasantly reminded me of my beloved Piedmont, although this was hardly comparable to the extraordinary beauty of the Langhe. It was only a short ride to la Trapiche, the main winery of the area, and on the way I realised that someone was following me – an Austrian in his forties who had rented a bicycle from the same place as me. He seemed pleasant enough, so we went on together, starting with an introductory tour of techniques of cultivation and fermentation. Before entering the winery, we saw some old railway tracks. These led directly from the winery to the main railway line to the capital – an example of the perfect logistics they enjoyed here a hundred years ago. At last, the best moment came: a tasting of a Sauvignon Blanc, a Malbec-Cabernet Franc (in a ratio of 70-30), and a Cabernet Sauvignon-Malbec-Merlot (90-7-3),  all  with an alcohol content of 14 -15 %. We chose the second as the best and of course, good Italian that I am, I asked for another round.

We got back on our bikes but by now it was lunchtime, so we made for a rustic bar in the middle of the vineyards where they served good locally-made beer and empanada (pasty filled with meat or vegetables). A quick lunch before setting off again, pedalling among more fabulous stretches of vineyards and taking in all that good country air. Apart from a visit to a winery in Chile, this was the first time I was in countryside similar to where I had grown up. A few kilometres further on we came to a series of wineries one beside the other. This made it possible for us to have a rapid series of tastings of Malbec, Cabernet Sauvignon, Merlot and Shiraz. The conversation between the Austrian and myself became merrier and merrier and more and more delirious as our levels of alcohol rose. He had been on a course to become a sommelier, or wine steward, and kept telling me how much he loved Italy and that Piedmont was the most complete region with regard to food and drink. Well, that almost made me a little homesick, but he was right about Italy being an extraordinary place for an infinite number of reasons.

By now it was almost seven in the evening and we had been drinking for eight hours. With the wineries all closed, we set off home on a dangerous journey of ten or so kilometres among the cars, buses and roadworks. Passers-by may have thought we were madmen, but along with the new odours and perfumes,   I was taking home a triumph of cycling and alcohol. Raise your glasses one and all, for wine is medicine for the soul.

lunedì 5 novembre 2012

La domenica di Buenos Aires / Buenos Aires sunday


Nel pieno della primavera, a Buenos Aires , è scoppiata l’estate. Le temperature si aggirano sui trenta gradi e un caldo sole trasmette una carica frizzante ai suoi calorosi abitanti. Approfittando delle condizioni atmosferiche favorevoli decido di scoprire la domenica passeggiando tra le vie della capitale argentina. Prima tappa è la famosa piazza 25 Mayo, fulcro di varie attività musicali o di manifestazioni quotidiane. Risalgo la scalinata della metro e neanche il tempo di terminarla che ascolto della musica proveniente dalla piazza. La prima di una lunga serie di eventi sparsi per la città a celebrare dei giorni dedicati a gruppi residenziali di Buenos Aires. Ballerini con vestiti tradizionali che ballano allegramente su un palco nel bel mezzo di una strada. Noto un accampamento su un prato della piazza, curioso mi avvicino e mi accorgo che è in corso uno sciopero della fame di alcuni soldati reduci dalla guerra nelle Falkland ( Malvinas per gli argentini ) che chiedono al governo sostegno e di essere riconosciuti eroi di guerra come tutte le oltre seicento vittime. Questa inutile guerra persa ha lasciato una immensa ferita aperta in Argentina, vari sono i monumenti dedicati a manifestare la sovranità sulle isole nonostante siano inglesi. Dopo aver scatenato la decisa e violenta reazione militare inglese, spinta dalla presidente di allora Margaret Thatcher, ora cercano di fomentare la pressione internazionale per conquistare le isole.

Mi dirigo verso l’affascinante quartiere San Telmo, passeggio in una lunga e piccola via traboccante di bancarelle di artigiani e artisti. Tra la folla domenicale cerco di districarmi fermandomi ad ogni angolo in cui una banda musicale intrattiene la gente. Argentini e brasiliani scaldano l’atmosfera sonorizzandola con balli passionali, una allegra onda di energia sudamericana invade questa area della città. Arrivo in piazza Dorrego ed ho la fortuna di assistere alla feria che ogni domenica dal 1970, anno in cui un architetto la fondò, ravviva la piazza con quasi trecento stand che sembrano scene teatrali in cui si creano situazioni diverse tra costumi e maschere. Tutti i proprietari degli stand sono truccati, chi da uomo ragno, chi da marinaio o con caratteristici vestiti tradizionali di mezzo secolo fa. Alcuni vendono oggetti di antiquariato e altri chiedono mance per chi vuole fare foto o apprezza il loro lavoro. Mi lascio trasportare dalle scene che osservo curioso e quasi mi sembra di essere in un'altra epoca, poi mi fermo davanti ad alcuni ballerini di tango per rimanerne incantato alcuni minuti. Quanta passione e dedizione in questo ballo, a giorni andrò a provarlo in un esclusivo locale della città.

Prossima tappa il quartiere La Boca che raggiungo proseguendo sulla stessa via che ho imboccato dalla piazza 25 Mayo. Noto lo stadio della Bombonera in lontananza, locali e case dei tifosi del Boca Juniors dipinti di giallo e blu. Attraverso alcune losche e semideserte strade dove incontro solo poche famiglie che trascorrono la domenica in compagnia a bere mate, un infusione preparata con le foglie della omonima pianta sudamericana, sedute su sedie nel marciapiede. Scopro una faccia più povera e trasandata della città, ammiro i numerosi graffiti poi un gruppo di uomini, che brindano a torso nudo tra fiumi di birra locale quilmes, si accorge della mia presenza e in lontananza mi urla qualcosa. Non capisco cosa mi stanno dicendo ma non hanno un aspetto amichevole così proseguo facendo finta di nulla e fortunatamente non mi seguono. Finalmente trovo la parte più suggestiva del quartiere e dopo aver attraversato una via riqualificata artisticamente con bizzarri graffiti arrivo in una chiassosa via di locali con numerosi ballerini di tango e nuovamente la folla domenicale. Anche qua vari artisti di strada ravvivano l’atmosfera e non si contano le immagini di Diego Armando Maradona.

Al ritorno decido di camminare lungo una via più grande e passo sotto alcuni portici incontrando persone che vivono per strada con improvvisate “case” con carrelli pieni di oggetti e materassi. Il più curioso è un senzatetto disteso sul materasso con un sorriso smagliante e la compagnia di una decina di cani. Ritrovo il quartiere di San Telmo e decido di godere di un altro tuffo tra le bancarelle della via Defensa. Sono alla ricerca di un libro e trovo ispirazione per Paulo Coelho, con un racconto intitolato in spagnolo “el peregrino”.

Right in the middle of spring, summer has burst out in Buenos Aires and the city’s warm-hearted inhabitants are warmed further by a bright sun and temperatures of around thirty degrees. Taking advantage of the good weather, I decided to explore Sunday on the streets of Argentina’s capital. My first stop was the famous Plaza de Mayo, centre of daily demonstrations and various musical acts – indeed, I could already hear music on my way up the stairs out of the Metro. The first of a long series of events around the city celebrating the days dedicated to residential groups of the city. Dancers in traditional costumes performing gaily on a stage in the middle of a street. A camp on one of the lawns in the square attracted my attention – it was a hunger strike by ex-servicemen from the Falklands War (Guerra de las Malvinas for the Argentinians) asking the government for support, and recognition as war heroes like the over six hundred who died. This useless lost war has left a deep open wound in the country, and there are various monuments dedicated to Argentinian sovereignty over the islands, despite their being British. After setting off a strong and violent military reaction by the British, led by the then Prime Minister, Margaret Thatcher, Argentina is now trying to take back the islands by intensifying international pressure.

On the way to the fascinating district of San Telmo, I passed down a long narrow street packed with stalls selling arts and crafts, and trying to free myself from the Sunday crowds by stopping at every corner where a band was playing. Argentinians and Brazilians were getting the crowds worked up with passionate dance music, filling the air with their cheerful energy. In Dorrego Square was the San Telmo Fair, held every Sunday since being started in 1970 by an architect  – almost three hundred stalls enlivening the Square with what seem theatrical scenes with costumes and masks. All the stall owners were dressed up, whether as Spiderman, a sailor or in traditional clothes. Some were selling antiques, others asking for tips from people taking photos or as appreciation of their handicrafts. Letting all these scenes bear me away, it almost felt as if I were in another time, then I stopped by a group of tango dancers to be enchanted for a while. How much love and passion there is in the tango – I really must go and try it in one of the clubs.

Next stop, the La Boca district, reached by going on down the same street taken from the Plaza de Mayo. In the distance, the Bombonera stadium was visible, as were the shops and homes of Boca Juniors fans, painted blue and yellow. I passed through some dingy semi-deserted streets, seeing only a few families on chairs on the pavement spending their Sunday together drinking mate, an infusion made from the leaves of the South-American plant of the same name. This was a poorer, more run-down area, although there was plenty of graffiti to admire. A group of bare-chested men toasting each other amid gallons of Quilme, the local beer, called over to me. I couldn’t understand a word, but they didn’t look friendly, so I acted dumb and carried on, and luckily they didn’t follow me. At last, after crossing a street artistically upgraded with bizarre graffiti, I came to the most picturesque part of the district: a noisy thoroughfare full of bars, tango dancers and, once again, the Sunday crowds. Here, too, street artists made for a lively atmosphere, and everywhere there were pictures of Diego Armando Maradona.

On the way back, under the arcades on a wider street, homeless people with their improvised “homes” of trolleys packed with mattresses and paraphernalia. The strangest was a man with a gleaming smile stretched out on his mattress, surrounded by a dozen or so dogs. Back in San Telmo, I plunged once more into the stalls on Via Defensa. Looking for a something to read, I was inspired by a story by Paolo Coelho, “The Pilgrimage”.

Pagellino temporaneo Cile / Temporary report Chile


Nuova puntata con il pagellino temporaneo sulle nazioni che ho visitato. Per chi non lo conoscesse ancora nasce dall’idea di giudicare l’esperienza di viaggio in ogni paese che incontrerò lungo il cammino. Riguarda solo la mia esperienza personale quindi ognuno può avere dei giudizi diversi dai miei . In questo caso è temporaneo perché quando realizzerò il libro potrà essere modificato sulla base dell’esperienza in più che avrò accumulato strada facendo. Darò un voto a quattro punti che interessano principalmente la popolazione locale: viaggiare con i trasporti pubblici assieme ai locali comprendendo anche la situazione delle strade, sulla cucina locale (varietà e qualità), sull’ospitalità da parte della gente con gli stranieri e infine sul costo della vita per uno straniero cercando di vivere comunque economicamente. Nuova entrata è il parere sulla sicurezza per le donne in base a quello che vedo e che mi raccontano le donne che incontro cercherò di consigliare le ragazze che vogliono viaggiare il paese in solitaria.

-          Trasporti pubblici                                 :   9
-          Cucina locale                                       :   6,5
-          Ospitalità della gente                            :   7
-          Costo della vita per uno straniero         :   6
-          Sicurezza donne                                   :   8

-          Media Cile                                            :    7,3


New instalment with my temporary report on the countries I visit. As I already blogged, I have decided to rate - give a mark for - my travel experiences in every country I visit. It will be based on personal experience, so feel free to disagree. The ratings below are temporary and may well be changed in the light of later experiences. I give a rating out of ten to four areas which mainly concern the local people: travelling with them on public transport, taking into account the road conditions; the local food (variety and quality); their friendliness and hospitality towards foreigners; the cost of living for a foreigner on a budget. An addition to the blog is “Safety for women”: considerations based on what I see and am told by the women I meet, and advice for women intending to travel on their own.

-          Public transport                                   :  9
-          Local food                                            :   6,5
-          Friendliness and hospitality                 :   7
-          Cost of living for a foreigner               :   6
-          Safety for women                                :   8

-          Average for Chile                                :  7,3

venerdì 26 ottobre 2012

Nelle estreme terre della Patagonia cilena / In deepest chilean Patagonia


Un’ altra straordinaria avventura di montagna in questo meraviglioso mondo, stavolta tocca allo scenario delle estreme terre australi della Patagonia cilena, parco nazionale Torres del Paine. L’inizio è stato disastroso, non potevo ricevere accoglienza peggiore dalle condizioni atmosferiche. Ieri ha piovuto a dirotto tutto il giorno e il  vento gelido soffiava prepotente fino a fondo vallata. Scendo dal mezzo senza parole e sinceramente senza neanche una particolare organizzazione. So solo che voglio vedere le impetuose montagne della regione a forma di torre. Così, dopo essermi impossessato di una mappa, ho intrapreso la mia camminata solitaria nella scura valle tra nuvoloni grigi, una fitta pioggia e la parte visibile delle montagne innevate come sfondo. Devo subito rimediare ai jeans che indosso con dei leggeri pantaloni sintetici impermeabili. Nei pressi della partenza noto un hotel abbastanza lussuoso, entro e domando se posso cambiarmi velocemente i pantaloni perché sono già bagnato fradicio. Alla reception mi rispondo che i servizi sono solo per chi alloggia nel hotel e di cercare un camping situato a qualche chilometro da li. Davanti ad una risposta del genere, mi volto ed esco fermandomi davanti all’entrata principale poi mi spoglio davanti agli occhi attoniti dei clienti - pallido, barbuto e magro non devo essere stato uno spettacolo. Riprendo il cammino con dei vestiti più adeguati ma con un peso consistente dovuto alla tenda, il sacco a pelo, un materassino, dei vestiti pesanti  e cibo per due giorni. La prima parte attraversa un torrente a fondo valle e risale dalla base di una montagna (video1). In due ore affronto un dislivello di quattrocento metri circa travolto da pioggia e vento che mettono a dura prova la mia determinazione. Fortunatamente trovo un accogliente rifugio che è l’accampamento cileno. Per via delle avverse condizioni atmosferiche decido che per oggi è meglio fermarsi così monto velocemente la tenda sotto alcuni alberi notando di essere l’unico che ha optato per questo tipo di sistemazione e torno ad asciugare i vestiti davanti alla stufa del rifugio in cui conosco altri simpatici  e malcapitati escursionisti di varie nazionalità che alloggiano nelle camerate in attesa che il tempo cambi.

Decido di andare a dormire sul presto per alzarmi nella notte e provare in ogni caso a raggiungere le torri del Paine. Quando arrivo alla gelida tenda, che ho affittato all’ostello di Puerto Natales, ricevo una brutta sorpresa, il fondo è completamente bagnato e l’umidità è insopportabile con temperature sotto gli zero gradi. Ma in fondo amo le esperienze estreme e spesso le cerco proprio perché mi temperano l’anima e mi aiutano ad apprezzare di più le comodità quotidiane di cui godo. Fortunatamente il lettino mi crea una protezione dal fondo e ci distengo sopra il mio sacco a pelo termico, adatto a temperature fino a gli zero gradi. Entusiasta di essere immerso nella forza della natura selvaggia, ma impegnato a non patire il freddo, mi addormento ascoltando il rumore del torrente nelle vicinanze e della pioggia cadente sulla tenda. Varie volte mi sveglio per via dell’umidità che ha ricoperto la superficie del sacco congelandolo al solo tatto. I ricordi mi riportano indietro di quasi sette anni quando vivevo in Pakistan e per due mesi ho dormito in una tenda singola nelle complesse condizioni atmosferiche dell’inverno della montuosa regione del Kashmir. Con pioggia o neve mi rifugiavo dentro un resistente sacco a pelo per temperature sotto  i  meno venti gradi.

Alle quattro del mattino il freddo ha raggiunto livelli estremi e comunque è l’ora ideale per provare a raggiungere le montagne interessate. Non sento più la pioggia, esco e trovo l’ennesima sorpresa, una fitta nevica ha imbiancato la mia tenda e tutta la valle attorno. Mi rendo subito conto che sia pericoloso avventurarmi solo nell’oscuro della notte con il sentiero ricoperto da neve fresca e non visibile. Ma anche stavolta decido di andare, sento quell’energia che mia attrae verso questo incantevole e selvaggio bosco innevato. Non trovo l’inizio del sentiero così ricordando una mappa dall’altra parte del torrente decido di attraversarlo su un lungo e scivoloso ponte di legno che in un tratto non ha barriere. Lo percorro lentamente e attento a non cadere, attorno a me è tutto estremamente buio così mi aiuto con la torcia ben fissata sulla testa. Trovo la mappa che mi indica verso la direzione opposta così attraverso nuovamente il ponte e inizio a camminare cercando dei paletti fissati sul sentiero. Dopo poco ecco che il karma si ricorda di me ed incontro una coppia di ragazzi austriaci che hanno avuto la mia stessa idea così mi aggrego a loro. Si attraversano boschi primitivi e selvaggi con vari tronchi spezzati a terra che aiutano a immaginare la Terra come era una volta. I ruscelli si susseguono in vari punti, così altri scivolosi ponticelli di legno da attraversare e la difficoltà di trovare il sentiero per la neve fresca rallentano la nostra escursione, ma lo scenario completamente innevato è straordinario. Con le prime luci dell’alba ci rendiamo conto di essere in un paradiso e la fitta nevicata passa in secondo piano anzi diventa particolarmente piacevole perché è proprio lei che ha creato questa favola. Gli alberi, la valle e le montagne attorno sono incantevoli, raramente ho visto qualcosa del genere e sono al settimo cielo. Più si sale e più è alta le neve fresca che mi trovo a camminare con le mie comode e fedeli scarpe da ginnastica in goretex con la neve fino alle ginocchia scivolando sulle  rocce umide. Poi ecco la formidabile ciliegina sulla torta a premiare la tenacia che ci ha accompagnati in questa esperienza, la luce del sole che cerca di dissolvere le nubi per illuminare il nostro cammino. Con tutto quello che ho passato ieri ed essermi svegliato con una fitta nevicata non credo ai miei occhi, mi commuovo perché sto vivendo un’altra meravigliosa emozione in 380 giorni da mozzafiato. Le montagne rimangono coperte dai nuvoloni ma proseguiamo la salita con qualche dolorosa caduta sulle ginocchia e le neve sempre più alta. Infine eccoci arrivati davanti al lago e le torri del Paine, il sole cerca di placare la bufera (video2) e dopo una mezzoretta di attesa e speranza ci riesce regalandoci la vista delle vette. Urliamo dalla gioia, l’entusiasmo è davvero immenso.

Al ritorno mi attende una lunga camminata di sei ore con continue variazioni delle condizioni atmosferiche ma con dei panorami stupendi, volando sulle ali dell’euforia ascolto Eddie Vedder e a tratti mi fermo per respirare a fondo quella sana aria della Patagonia cilena. A fondo valle, dove la vegetazione ritrova il suo verde naturale, incontro vari esemplari di volatili della regione oltre ad un gruppo di lama liberi nel parco. Osservo un incantevole lago color celeste pallido e lo sfondo sempre bianco dei monti. Dopo tutto quello che ho visto in questo anno trovo la stessa grande capacità di emozionarmi davanti alla bellezza semplice della natura e degli animali come se fosse la prima volta, felice perche’ non esiste nulla di peggio di un essere umano che non è in grado di provare emozioni vitali. 

Another extraordinary mountain adventure in this wonderful world, this time in Torres del Paine national park in the extreme south of Chilean Patagonia. The start was disastrous: the weather couldn’t have been worse, it was bucketing down all day and a freezing wind blew hard all the way down the valley. When I got out of the vehicle, I was speechless and, to tell the truth, not particularly organised either – all I knew was that my aim was to see the lofty tower-shaped mountains of the region. So, new map in hand, I set off alone in the dark valley among grey clouds and sheeting rain, against a backdrop of the visible parts of the snow-covered mountains. But the first thing to do was to change my jeans and put on some light synthetic waterproof trousers. Near where I was setting off from stood a fairly luxurious hotel. I went in and asked the receptionist if I could quickly change my trousers as they were soaked through. ‘The services are for guests only’ was the reply, with the added information that I should try a campsite some kilometres further down the road. After an answer like that, I simply turned and went out of the main entrance, where I stopped and stripped off in full view of the shocked clients. Pale, thin and bearded, I can’t have been a pleasant sight. I set off walking again in more suitable clothes but also with a heavy burden: a tent, sleeping bag, mattress, warm clothing and food for two days. The first part crossed a torrent at the bottom of the valley (video1), then in two hours I went up around 400 metres, with the wind and rain severely testing my determination. Luckily I came across the welcome refuge, the Chilean camp. The weather was so bad that I decided enough was enough for one day and quickly pitched my tent under some trees, noting that no one else had chosen to be ‘under canvas’. Then off to the refuge to dry out my clothes by the stove, together with other unlucky but friendly excursionists of all nationalities who were staying in the dormitories and waiting for the weather to change for the better.

I decided to turn in early and then get up in the night and try to reach the Towers of Paine, but when I got to my tent, rented from the hostel in Puerto Natales, I had a nasty surprise: the groundsheet was sodden and the air unbearably damp in the sub-zero temperatures. But then, basically, I like extreme experiences and, indeed, often go looking for them – they temper my spirit and make me better appreciate the daily comforts I enjoy. Luckily, the mattress gives some protection from the ground and I lie on it in my thermal sleeping bag, which is made for temperatures down to zero. Feeling enthusiastic about being surrounded by nature in the wild and trying hard not to feel the cold, I fall asleep to the sound of the rushing of the nearby torrent and the rain falling on the tent. More than once I was woken by the damp covering the sleeping bag, freezing it, and my memories took me back almost seven years to when I lived in Pakistan and for two months in winter slept in a one-man tent in the mountains of the Kashmir region. When it rained or snowed I snuggled up in my well-made sleeping bag at temperatures lower than minus twenty.

At four in the morning it was extremely cold but the ideal time to set off to reach those mountains. I could no longer hear any rain, but on leaving the tent I saw why: thick snow lay over the tent and the surrounding valley. It was immediately clear that venturing out on my own in the dark on a snow-covered invisible trail would be dangerous, but I decided to go anyway, a feeling of energy taking me towards the charming wild woods dressed in white. I could not find the beginning of the trail, then remembered there was a map on the other side of the torrent and decided to cross  it. This meant taking the wooden bridge, which was long and slippery, and without any rails at a certain part. Going slowly and careful not to fall, using a torch fixed to my head to make my way in the pitch dark, I crossed and found the map, pointing in the direction I had just come from. So I had to cross back and started walking, looking for the trail markers. Not long after, Karma remembered me and I met and joined up with a couple of young Austrians who had had the same idea as me. The trail took us through wild, primitive woods where broken tree stumps sticking out of the ground made us think of how the Earth may once have looked. There were a series of torrents to cross over slippery wooden bridges, whilst the fresh snow slowed down our progress and made it difficult to keep on trail, but the snow-covered scenery was extraordinary. In the light of dawn we realised we were in a paradise and the heavy snow changed from being a problem to a pleasure – after all, it was the snow that had created this wonder. The trees, valley and mountains around us were enchanting; I had rarely seen the like before and was in high spirits. The higher we went, the deeper the snow: my faithful, comfortable Goretex shoes disappeared as I went up to my knees in snow, slipping on wet rocks. Then came what made it all worthwhile: sunlight breaking through the mists to light our way. After all the problems yesterday and after waking up to a heavy snowfall, I could now hardly believe my eyes, I felt yet another wonderful feeling after 380 breathtaking days. The mountains were covered in clouds, but we carried on, sometimes falling painfully on our knees in the ever-deeper snow. At last we came to the lake and the Towers of Paine, with the sun trying to dispel the bad weather (video2) and, after half an hour, succeeding, regaling us with a view of the peaks. We shouted with joy, our enthusiasm was so great.

The way back was a six-hour walk in continuously changing weather, but the views were stupendous and on the wings of euphoria I listened to Eddie Vedder, and at times stopped to fill my lungs with the clean air of Chilean Patagonia. Down in the valley where the vegetation became a natural green again, we saw various local birds, a herd of llamas in the park, a beautiful pale blue lake and the ever-white mountains in the background. After all I have seen in the past year, the simple beauty of nature and animals can still touch me deeply as if it were the first time and I am happy, because there is nothing worse than someone who cannot experience such vital feelings.
video 1:

video 2 :