Around the world trip without flights was completed March 18, 2013. But many new travel projects came and will come. Books, photos and videos of a free life dedicated to the knowledge of the amazing World where we are living.

sabato 17 novembre 2012

Le cantine di Mendoza / The cellars of Mendoza


Quinto produttore mondiale, l’Argentina conobbe il vino grazie ai preti dei colonizzatori spagnoli, nel XVI secolo, che piantarono i primi vitigni da cui ricavarne il vino necessario per celebrare la messa. La vera tradizione e produzione nacque circa duecento anni fa quando arrivarono immigrati francesi e italiani che portarono nuove tecniche di coltivazione e nuovi tipi di uva soprattutto francesi, anche se una delle primissime uve utilizzate era l’italiana Bonarda. Il mercato ebbe uno sviluppo particolare nel 1885 con la costruzione della ferrovia che creò una logistica rapida e impeccabile per trasportare il vino negli oltre mille chilometri che separavano Mendoza, l’area di maggiore produzione del paese, con Buenos Aires. I vitigni di maggiore successo e qualità utilizzavano uve Malbec, Cabernet, Pinot, Merlot e Chardonnay.  Le condizioni terrene e climatiche nelle vicinanze delle Ande sono ideali con lunghe ore di sole che non a caso creano vini di alta gradazione alcolica e di qualità.

Approfittando dell’ennesima splendida giornata di sole primaverile mi dirigo verso la campagna del Maipu, a solo una quindicina di chilometri da Mendoza, in una delle più antiche e migliori regioni produttrici di vino. Su suggerimento del  gestore dell’ostello prendo un pullman che mi trasporta nella cittadina di Coquimbito dove affitto una bici con cui percorrere il tragitto che unisce le innumerevoli cantine della regione. Percorro il primo tratto abbastanza trafficato per poi deviare in una suggestiva stradina che si sviluppa tra verdi vitigni che mi regalano una piacevole sensazione familiare ricordandomi il mio amato Piemonte, anche se non è minimamente comparabile con la straordinaria bellezza delle Langhe. Alcuni chilometri e raggiungo la principale cantina nelle vicinanze, la Trapiche. Mi rendo conto che mi ha seguito un austriaco sulla quarantina d’anni che ha affittato la bici nel mio stesso posto, sembra simpatico e si aggrega a me. Iniziamo un giro illustrativo delle tecniche di coltivazione e di fermentazione. Prima di entrare nelle cantine osserviamo delle vecchie rotaie ferroviarie  che univano direttamente la cantina con la linea diretta alla capitale a dimostrare la perfetta logistica di cui godevano un centinaio di anni fa. Infine ecco il momento migliore, una degustazione di un Sauvignon Blanc, di un Malbec 70% e Cabernet Franc 30% per finire con un Carbernet Sauvignon 90% Malbec 7% e Merlot 3%. Tutti di gradazioni alcoliche tra i 14 e 15 gradi, eleggiamo il secondo come il migliore e naturalmente da bravo italiano chiedo un secondo giro.

Si torna in sella ma si è fatta l’ora di pranzo e raggiungiamo un rustico bar immerso nei campi che serve una buona birra artigianale e delle empanada (fagottini di pasta ripieni di carne o verdure). Un pranzo veloce per dirigermi nuovamente verso altre cantine pedalando tra altre favolose distese di vitigni e respirando aria sana di campagna - a parte la visita in una cantina cilena è la prima volta che mi trovo in un paesaggio simile alla campagna della regione in cui sono cresciuto. Dopo alcuni chilometri ecco finalmente una serie di cantine una a fianco all’altra che ci permettono varie rapide degustazioni in poco tempo con assaggi di Malbec, Cabernet Sauvignon, Merlot e Shyraz. I dialoghi tra me e l’austriaco diventano sempre più frizzanti e deliranti a evidenziare il nostro alto tasso alcolico. Lui ha fatto un corso da sommelier  e continua a ripetermi quanto ama l’Italia sostenendo che il Piemonte è la regione più completa e varia tra vino e cibo. Quasi mi trasmette un po’ di nostalgia ma non posso che dargli ragione sul fatto che il nostro paese sia straordinario per infiniti motivi.

Ormai si sono quasi fatte le sette di sera e sono più di otto ore che beviamo, le cantine sono tutte chiuse così iniziamo una pericolosa gara di ritorno su un percorso di una decina di chilometri tra auto, pullman e lavori in corso. Tra gli occhi stupiti dei passanti sembravano due pazzi, ma almeno sono riuscito a portare a casa una vittoria alcolica e ciclistica oltre a nuovi odori e profumi. In alto i calici ragazzi perché il vino è la medicina dell’anima. 

Now the fifth producer in the world, Argentina was introduced to wine by the priests of the Spanish colonists, who first planted vines in the 16th century to grow the wine they needed to celebrate Mass. The real tradition and production of wine here began around 200 years ago, with French and Italian immigrants who brought with them new cultivation techniques and new types of grape – above all French, although one of the earliest grapes used was the Italian Bonarda. The market was boosted in 1885 with the construction of the railways, which provided a rapid and reliable way to transport the wine the thousand-odd kilometres from Mendoza, the major area of production, to Buenos Aires. The most successful and highest quality vines used grapes of Malbec, Cabernet, Pinot, Merlot and Chardonnay. The terrain and weather near the Andes are ideal, and it is no coincidence that the result is high-alcohol, high quality wines.

Making the most of yet another beautifully sunny spring day, I headed for the countryside of Maipu, only fifteen kilometres from Mendoza and one of the oldest and best wine-producing areas. The hostel manager had suggested I take a bus to the town of Coquimbito and from there rent a bicycle and ride around the countless wineries of the region. The first stretch had quite a lot of traffic, so I turned off onto an attractive backroad leading through green vineyards and I was pleasantly reminded me of my beloved Piedmont, although this was hardly comparable to the extraordinary beauty of the Langhe. It was only a short ride to la Trapiche, the main winery of the area, and on the way I realised that someone was following me – an Austrian in his forties who had rented a bicycle from the same place as me. He seemed pleasant enough, so we went on together, starting with an introductory tour of techniques of cultivation and fermentation. Before entering the winery, we saw some old railway tracks. These led directly from the winery to the main railway line to the capital – an example of the perfect logistics they enjoyed here a hundred years ago. At last, the best moment came: a tasting of a Sauvignon Blanc, a Malbec-Cabernet Franc (in a ratio of 70-30), and a Cabernet Sauvignon-Malbec-Merlot (90-7-3),  all  with an alcohol content of 14 -15 %. We chose the second as the best and of course, good Italian that I am, I asked for another round.

We got back on our bikes but by now it was lunchtime, so we made for a rustic bar in the middle of the vineyards where they served good locally-made beer and empanada (pasty filled with meat or vegetables). A quick lunch before setting off again, pedalling among more fabulous stretches of vineyards and taking in all that good country air. Apart from a visit to a winery in Chile, this was the first time I was in countryside similar to where I had grown up. A few kilometres further on we came to a series of wineries one beside the other. This made it possible for us to have a rapid series of tastings of Malbec, Cabernet Sauvignon, Merlot and Shiraz. The conversation between the Austrian and myself became merrier and merrier and more and more delirious as our levels of alcohol rose. He had been on a course to become a sommelier, or wine steward, and kept telling me how much he loved Italy and that Piedmont was the most complete region with regard to food and drink. Well, that almost made me a little homesick, but he was right about Italy being an extraordinary place for an infinite number of reasons.

By now it was almost seven in the evening and we had been drinking for eight hours. With the wineries all closed, we set off home on a dangerous journey of ten or so kilometres among the cars, buses and roadworks. Passers-by may have thought we were madmen, but along with the new odours and perfumes,   I was taking home a triumph of cycling and alcohol. Raise your glasses one and all, for wine is medicine for the soul.

3 commenti:

  1. Ciao Carlo. Ti posso chiedere da dove vieni visto che citi le Langhe? Io sono di Alba, ti seguo spesso e non sapevo fossi anche tu della zona: la cosa mi ha colpito!
    Intanto complimenti per il cuore che metti in questa esperienza di vita meravigliosa.
    Fabio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono di Torino, amo le Langhe !
      Grazie !

      Elimina
  2. senti ma come fai a mantenerti? già che sei li potresti salutarmi le mie cugine argentine, anche se ho appena scoperto di avere famiglia li, che non lo sapevo!

    RispondiElimina