528 days, 95450 km and 24 countries. Around the world trip without flights was completed March 18, 2013. This is not a point of arrival but the beginning of a fairy tale that I will continue to tell around the world. After publishing VAGAMONDO i came back on the road. Photos, videos and stories of a free life dedicated to the travel.

venerdì 26 ottobre 2012

Nelle estreme terre della Patagonia cilena / In deepest chilean Patagonia


Un’ altra straordinaria avventura di montagna in questo meraviglioso mondo, stavolta tocca allo scenario delle estreme terre australi della Patagonia cilena, parco nazionale Torres del Paine. L’inizio è stato disastroso, non potevo ricevere accoglienza peggiore dalle condizioni atmosferiche. Ieri ha piovuto a dirotto tutto il giorno e il  vento gelido soffiava prepotente fino a fondo vallata. Scendo dal mezzo senza parole e sinceramente senza neanche una particolare organizzazione. So solo che voglio vedere le impetuose montagne della regione a forma di torre. Così, dopo essermi impossessato di una mappa, ho intrapreso la mia camminata solitaria nella scura valle tra nuvoloni grigi, una fitta pioggia e la parte visibile delle montagne innevate come sfondo. Devo subito rimediare ai jeans che indosso con dei leggeri pantaloni sintetici impermeabili. Nei pressi della partenza noto un hotel abbastanza lussuoso, entro e domando se posso cambiarmi velocemente i pantaloni perché sono già bagnato fradicio. Alla reception mi rispondo che i servizi sono solo per chi alloggia nel hotel e di cercare un camping situato a qualche chilometro da li. Davanti ad una risposta del genere, mi volto ed esco fermandomi davanti all’entrata principale poi mi spoglio davanti agli occhi attoniti dei clienti - pallido, barbuto e magro non devo essere stato uno spettacolo. Riprendo il cammino con dei vestiti più adeguati ma con un peso consistente dovuto alla tenda, il sacco a pelo, un materassino, dei vestiti pesanti  e cibo per due giorni. La prima parte attraversa un torrente a fondo valle e risale dalla base di una montagna (video1). In due ore affronto un dislivello di quattrocento metri circa travolto da pioggia e vento che mettono a dura prova la mia determinazione. Fortunatamente trovo un accogliente rifugio che è l’accampamento cileno. Per via delle avverse condizioni atmosferiche decido che per oggi è meglio fermarsi così monto velocemente la tenda sotto alcuni alberi notando di essere l’unico che ha optato per questo tipo di sistemazione e torno ad asciugare i vestiti davanti alla stufa del rifugio in cui conosco altri simpatici  e malcapitati escursionisti di varie nazionalità che alloggiano nelle camerate in attesa che il tempo cambi.

Decido di andare a dormire sul presto per alzarmi nella notte e provare in ogni caso a raggiungere le torri del Paine. Quando arrivo alla gelida tenda, che ho affittato all’ostello di Puerto Natales, ricevo una brutta sorpresa, il fondo è completamente bagnato e l’umidità è insopportabile con temperature sotto gli zero gradi. Ma in fondo amo le esperienze estreme e spesso le cerco proprio perché mi temperano l’anima e mi aiutano ad apprezzare di più le comodità quotidiane di cui godo. Fortunatamente il lettino mi crea una protezione dal fondo e ci distengo sopra il mio sacco a pelo termico, adatto a temperature fino a gli zero gradi. Entusiasta di essere immerso nella forza della natura selvaggia, ma impegnato a non patire il freddo, mi addormento ascoltando il rumore del torrente nelle vicinanze e della pioggia cadente sulla tenda. Varie volte mi sveglio per via dell’umidità che ha ricoperto la superficie del sacco congelandolo al solo tatto. I ricordi mi riportano indietro di quasi sette anni quando vivevo in Pakistan e per due mesi ho dormito in una tenda singola nelle complesse condizioni atmosferiche dell’inverno della montuosa regione del Kashmir. Con pioggia o neve mi rifugiavo dentro un resistente sacco a pelo per temperature sotto  i  meno venti gradi.

Alle quattro del mattino il freddo ha raggiunto livelli estremi e comunque è l’ora ideale per provare a raggiungere le montagne interessate. Non sento più la pioggia, esco e trovo l’ennesima sorpresa, una fitta nevica ha imbiancato la mia tenda e tutta la valle attorno. Mi rendo subito conto che sia pericoloso avventurarmi solo nell’oscuro della notte con il sentiero ricoperto da neve fresca e non visibile. Ma anche stavolta decido di andare, sento quell’energia che mia attrae verso questo incantevole e selvaggio bosco innevato. Non trovo l’inizio del sentiero così ricordando una mappa dall’altra parte del torrente decido di attraversarlo su un lungo e scivoloso ponte di legno che in un tratto non ha barriere. Lo percorro lentamente e attento a non cadere, attorno a me è tutto estremamente buio così mi aiuto con la torcia ben fissata sulla testa. Trovo la mappa che mi indica verso la direzione opposta così attraverso nuovamente il ponte e inizio a camminare cercando dei paletti fissati sul sentiero. Dopo poco ecco che il karma si ricorda di me ed incontro una coppia di ragazzi austriaci che hanno avuto la mia stessa idea così mi aggrego a loro. Si attraversano boschi primitivi e selvaggi con vari tronchi spezzati a terra che aiutano a immaginare la Terra come era una volta. I ruscelli si susseguono in vari punti, così altri scivolosi ponticelli di legno da attraversare e la difficoltà di trovare il sentiero per la neve fresca rallentano la nostra escursione, ma lo scenario completamente innevato è straordinario. Con le prime luci dell’alba ci rendiamo conto di essere in un paradiso e la fitta nevicata passa in secondo piano anzi diventa particolarmente piacevole perché è proprio lei che ha creato questa favola. Gli alberi, la valle e le montagne attorno sono incantevoli, raramente ho visto qualcosa del genere e sono al settimo cielo. Più si sale e più è alta le neve fresca che mi trovo a camminare con le mie comode e fedeli scarpe da ginnastica in goretex con la neve fino alle ginocchia scivolando sulle  rocce umide. Poi ecco la formidabile ciliegina sulla torta a premiare la tenacia che ci ha accompagnati in questa esperienza, la luce del sole che cerca di dissolvere le nubi per illuminare il nostro cammino. Con tutto quello che ho passato ieri ed essermi svegliato con una fitta nevicata non credo ai miei occhi, mi commuovo perché sto vivendo un’altra meravigliosa emozione in 380 giorni da mozzafiato. Le montagne rimangono coperte dai nuvoloni ma proseguiamo la salita con qualche dolorosa caduta sulle ginocchia e le neve sempre più alta. Infine eccoci arrivati davanti al lago e le torri del Paine, il sole cerca di placare la bufera (video2) e dopo una mezzoretta di attesa e speranza ci riesce regalandoci la vista delle vette. Urliamo dalla gioia, l’entusiasmo è davvero immenso.

Al ritorno mi attende una lunga camminata di sei ore con continue variazioni delle condizioni atmosferiche ma con dei panorami stupendi, volando sulle ali dell’euforia ascolto Eddie Vedder e a tratti mi fermo per respirare a fondo quella sana aria della Patagonia cilena. A fondo valle, dove la vegetazione ritrova il suo verde naturale, incontro vari esemplari di volatili della regione oltre ad un gruppo di lama liberi nel parco. Osservo un incantevole lago color celeste pallido e lo sfondo sempre bianco dei monti. Dopo tutto quello che ho visto in questo anno trovo la stessa grande capacità di emozionarmi davanti alla bellezza semplice della natura e degli animali come se fosse la prima volta, felice perche’ non esiste nulla di peggio di un essere umano che non è in grado di provare emozioni vitali. 

Another extraordinary mountain adventure in this wonderful world, this time in Torres del Paine national park in the extreme south of Chilean Patagonia. The start was disastrous: the weather couldn’t have been worse, it was bucketing down all day and a freezing wind blew hard all the way down the valley. When I got out of the vehicle, I was speechless and, to tell the truth, not particularly organised either – all I knew was that my aim was to see the lofty tower-shaped mountains of the region. So, new map in hand, I set off alone in the dark valley among grey clouds and sheeting rain, against a backdrop of the visible parts of the snow-covered mountains. But the first thing to do was to change my jeans and put on some light synthetic waterproof trousers. Near where I was setting off from stood a fairly luxurious hotel. I went in and asked the receptionist if I could quickly change my trousers as they were soaked through. ‘The services are for guests only’ was the reply, with the added information that I should try a campsite some kilometres further down the road. After an answer like that, I simply turned and went out of the main entrance, where I stopped and stripped off in full view of the shocked clients. Pale, thin and bearded, I can’t have been a pleasant sight. I set off walking again in more suitable clothes but also with a heavy burden: a tent, sleeping bag, mattress, warm clothing and food for two days. The first part crossed a torrent at the bottom of the valley (video1), then in two hours I went up around 400 metres, with the wind and rain severely testing my determination. Luckily I came across the welcome refuge, the Chilean camp. The weather was so bad that I decided enough was enough for one day and quickly pitched my tent under some trees, noting that no one else had chosen to be ‘under canvas’. Then off to the refuge to dry out my clothes by the stove, together with other unlucky but friendly excursionists of all nationalities who were staying in the dormitories and waiting for the weather to change for the better.

I decided to turn in early and then get up in the night and try to reach the Towers of Paine, but when I got to my tent, rented from the hostel in Puerto Natales, I had a nasty surprise: the groundsheet was sodden and the air unbearably damp in the sub-zero temperatures. But then, basically, I like extreme experiences and, indeed, often go looking for them – they temper my spirit and make me better appreciate the daily comforts I enjoy. Luckily, the mattress gives some protection from the ground and I lie on it in my thermal sleeping bag, which is made for temperatures down to zero. Feeling enthusiastic about being surrounded by nature in the wild and trying hard not to feel the cold, I fall asleep to the sound of the rushing of the nearby torrent and the rain falling on the tent. More than once I was woken by the damp covering the sleeping bag, freezing it, and my memories took me back almost seven years to when I lived in Pakistan and for two months in winter slept in a one-man tent in the mountains of the Kashmir region. When it rained or snowed I snuggled up in my well-made sleeping bag at temperatures lower than minus twenty.

At four in the morning it was extremely cold but the ideal time to set off to reach those mountains. I could no longer hear any rain, but on leaving the tent I saw why: thick snow lay over the tent and the surrounding valley. It was immediately clear that venturing out on my own in the dark on a snow-covered invisible trail would be dangerous, but I decided to go anyway, a feeling of energy taking me towards the charming wild woods dressed in white. I could not find the beginning of the trail, then remembered there was a map on the other side of the torrent and decided to cross  it. This meant taking the wooden bridge, which was long and slippery, and without any rails at a certain part. Going slowly and careful not to fall, using a torch fixed to my head to make my way in the pitch dark, I crossed and found the map, pointing in the direction I had just come from. So I had to cross back and started walking, looking for the trail markers. Not long after, Karma remembered me and I met and joined up with a couple of young Austrians who had had the same idea as me. The trail took us through wild, primitive woods where broken tree stumps sticking out of the ground made us think of how the Earth may once have looked. There were a series of torrents to cross over slippery wooden bridges, whilst the fresh snow slowed down our progress and made it difficult to keep on trail, but the snow-covered scenery was extraordinary. In the light of dawn we realised we were in a paradise and the heavy snow changed from being a problem to a pleasure – after all, it was the snow that had created this wonder. The trees, valley and mountains around us were enchanting; I had rarely seen the like before and was in high spirits. The higher we went, the deeper the snow: my faithful, comfortable Goretex shoes disappeared as I went up to my knees in snow, slipping on wet rocks. Then came what made it all worthwhile: sunlight breaking through the mists to light our way. After all the problems yesterday and after waking up to a heavy snowfall, I could now hardly believe my eyes, I felt yet another wonderful feeling after 380 breathtaking days. The mountains were covered in clouds, but we carried on, sometimes falling painfully on our knees in the ever-deeper snow. At last we came to the lake and the Towers of Paine, with the sun trying to dispel the bad weather (video2) and, after half an hour, succeeding, regaling us with a view of the peaks. We shouted with joy, our enthusiasm was so great.

The way back was a six-hour walk in continuously changing weather, but the views were stupendous and on the wings of euphoria I listened to Eddie Vedder, and at times stopped to fill my lungs with the clean air of Chilean Patagonia. Down in the valley where the vegetation became a natural green again, we saw various local birds, a herd of llamas in the park, a beautiful pale blue lake and the ever-white mountains in the background. After all I have seen in the past year, the simple beauty of nature and animals can still touch me deeply as if it were the first time and I am happy, because there is nothing worse than someone who cannot experience such vital feelings.
video 1:

video 2 :




5 commenti:

  1. wow!! questi posti devono essere ESAGERATI!! buona continuazione!!

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  2. Sei riuscito a trasmettere pianamente la tua emozione. Leggendo queste righe ho rivissuto il percorso insieme a te in qualche modo, con l'immaginazione.
    Sembri sempre più entusiasta e soddisfatto del tuo viaggio.

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  3. ciao!!!ho appena scoperto il tuo blog e devo confessarti che un pò t'invidio...hai fatto una scelta non comune ma credo molto soddisfacente per te e le esperienze che riesci ad ottenere...continua cosi!!!bravo!!!
    http://fashionscook.blogspot.it/

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  4. Qué aventura!!! qué buena descripción, traspasas cada emoción, además de esa explosión de felicidad al lograr con éxito la travesía :)

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