528 days, 95450 km and 24 countries. Around the world trip without flights was completed March 18, 2013. This is not a point of arrival but the beginning of a fairy tale that I will continue to tell around the world. After publishing VAGAMONDO i came back on the road. Photos, videos and stories of a free life dedicated to the travel.

sabato 6 ottobre 2012

05/10/2012 In bici nel deserto più arido del mondo / On a bicycle in the most arid desert in the world


In pochi giorni ho attraversato vari paesaggi straordinari mai visti in una vita intera. Dalla salina di Uyuni a San Pedro de Atacama si trovano colorate lagune, immensi vulcani, fumanti geyser, alberi di pietra e aridi deserti. Oggi mi trovo nel deserto più secco del mondo, con una piovosità media di 0,08 mm annui il deserto di Atacama presenta paesaggi lunari che sono stati utilizzati per esperimenti simili alle missioni su Marte, dei veicoli spaziali Viking 1 e 2, per individuare forme di vita senza successo. A quanto pare prima del 1971 potrebbe non avere mai avuto nessuna significante caduta di pioggia per ben quattrocento anni. La corrente di Humboldt, una fredda corrente marina che scorre sulle coste pacifiche di Perù e Cile, raffredda l’aria rendendo quasi impossibile la formazione di nuvole.

Poco dopo pranzo sono partito in direzione Valle della Luna con la bici accompagnato da Sophie, una viaggiatrice francese che sta percorrendo in solitaria il Sud America per 7 mesi e si è aggregata a me all’ arrivo a San Pedro de Atacama. Su una strada ben asfaltata abbiamo percorso i primi chilometri fino all’ ingresso della valle godendo di panorami desertici impressionanti appena usciti dal centro abitato di San Pedro. Le temperature massime si avvicinano ai trenta gradi ma l’assenza di umidità rende l’impatto meno pesante. La strada diventa sterrata, a volte sabbiosa o seminata di buche. La prima tappa è una caverna che si sviluppa nei pressi di un canyon. Sophie , quando si accorge che la grotta si abbassa notevolmente costringendoci a camminare piegati sulle ginocchia, decide di tornare indietro perché non se la sente di proseguire con la sola luce del cellulare. Io continuo e mi godo il silenzio e la pace nel pieno dell’oscurità. Un centinaio di metri ed ecco una crepa attraverso la quale trovo un uscita, mi arrampico sulle rocce e torno indietro.
Montiamo in bici e si attraversano nuovi paesaggi tra cui dune o montagne di sale createsi con l’accumulo di sabbia, argilla e sale per essere successivamente modellate dall’ azione del vento. Dopo oltre una decina di chilometri arriviamo a fine percorso dove si trovano “ I Guardiani delle Tre Marie” , si tratta di formazioni rocciose, composte da ghiaia, argilla, sale e quarzo, che hanno circa un milione di anni e, subendo un intenso processo di erosione, sembrano alberi di pietra. Avventurandosi fuori dal tragitto, su una strada particolarmente difficoltosa da percorrere in bici per via dello spigoloso terreno arido, si raggiunge una profonda miniera di enormi cristalli di sale generati dall’ alta pressione e l’ambiente senza umidità. All’ improvviso camminando su una superficie delicata si aprono delle crepe sotto ai miei piedi, spaventato saltello sulle punte allontanandomi prima possibile da quel fragile terreno.
Al ritorno decidiamo di fermarci nel punto panoramico per osservare il tramonto, purtroppo arrivano alcuni pullman di scuole cilene in gita e i ragazzi rumorosi si sistemano su un’affascinante duna. Siamo costretti a camminare lungo una parte delle montagne di sale per trovare un luogo silenzioso e godere di uno straordinario spettacolo a 360 gradi con le Ande e i suoi rossicci vulcani da una parte e la cordigliera della costa dall’ altra. Con il calare del sole le rocce cambiano colore e la luce intensa di questo deserto regala particolari sensazioni. I pensieri volano all’ ormai imminente traguardo del mio primo anno di viaggio consecutivo e quasi mi commuovo. Poi di fretta a pedalare lungo la strada del ritorno con una forte escursione termica e senza illuminazione ma, come sempre, accompagnato da un travolgente entusiasmo dopo una trentina di chilometri nel deserto più arido del mondo.

In a few days I have crossed various extraordinary landscapes unlike anything I have seen before. Between the salt flats of Uyuni and the town of San Pedro de Atacama there are coloured lagoons, immense volcanoes, smoking geysers, stone trees and arid deserts. Today I am in the Atacama, the driest desert in the world with its average annual rainfall of 0.08 mm and lunar landscape. Indeed, experiments have been carried out here similar to those undertaken by the Viking 1 and 2 probes on Mars in their vain search for life there. It also seems that before 1971, there may have been no significant rainfall in the Atacama for four hundred years, thanks to the Humboldt Current, a cold ocean current which flows along the coasts of Peru and Chile, cooling the air and making rainfall unlikely.

Soon after lunch, I got on my bicycle and set off for Moon Valley. Accompanying me was Sophie, a French  traveller on a seven-month solo trip around South America who had joined me on my arrival in San Pedro. For the first few kilometres after the town, as far as the entrance to the valley, the road was good and we enjoyed the impressive desert panoramas. The temperature was around 30 degrees but the air was dry and so it was bearable.  Then the road became unsurfaced, with patches of sand or potholes. Our first stop was near a canyon where there was a cave. We went in, but the roof got lower and lower, forcing us to crouch to move ahead. Sophie soon turned back, not keen on the idea of carrying on only with the light from her mobile phone, but I went on in the silence and peace of the dark. After a hundred or so metres, there was a cleft big enough for me to climb up out onto some rocks and then back to the bikes.
Back on our bikes, we rode through new landscapes of dunes or salt mountains of accumulated sand, clay and salt which had then been modelled by the wind. Another ten kilometres or more and we reached our destination: the Three Maries. These are rock formations of gravel, clay, salt and quartz around a million years old and which have been given the form of stone trees by intense erosion. Off the beaten track, on dry ground which made progress particularly difficult, we reached a deep mine of giant salt crystals formed by high pressure and the dry environment. While I was walking on this delicate surface, all of a sudden cracks appeared beneath my feet, frightening me into tiptoeing off such fragile terrain as fast as possible.
On the way back we stopped off at a viewpoint to watch the sunset. It was our bad luck that a few busloads of boisterous young Chileans on a school trip also turned up, commandeering a great viewpoint and forcing us to look elsewhere for a quiet place. Further along the mountain of salt we found one with a spectacular 360-degree view, with the Andes and their reddish volcanoes on one side and the coastal mountain range on the other.  The rocks change colour in the setting sun while the intense desert light draws out particular sensations, and it was almost moving to think that soon I would have been on the road for a whole year. We then rode back quickly and although we were without lights and the evening air was by now much cooler, I was full of enthusiasm after this thirty-kilometre trip in the most arid desert in the world.

1 commento:

  1. Questa si che si può definire un'avventura! In bici nel deserto...deve essere una sensazione tanto bella quanto strana! Immagino perchè non l'ho mai vissuta..
    Che bello il fatto che si incontrino altri viaggiatori lungo il cammino! Magnifico!

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