528 days, 95450 km and 24 countries. Around the world trip without flights was completed March 18, 2013. This is not a point of arrival but the beginning of a fairy tale that I will continue to tell around the world. After publishing VAGAMONDO i came back on the road. Photos, videos and stories of a free life dedicated to the travel.

sabato 28 luglio 2012

20-24/07/2012 I Taita e il Yagè / Taita and Yagè



Alle 6 del mattino arrivo nel polveroso piazzale dei bus di Mocoa, capoluogo della regione del Putumayo che confina con l’Amazzonia colombiana ed è considerata parte di essa. Assieme ad una simpatica infermiera colombiana, conosciuta durante il trekking alla città perduta, sto raggiungendo la casa di due taita (sciamani) locali, in una zona fuori dagli itinerari turistici, per partecipare ad antiche cerimonie tradizionali nella cultura indigena. In Sud America si sono sviluppati centri per turisti dove provare questa esperienza con finti sciamani a costi elevati per cui bisogna cercare con cura i posti autentici facendosi aiutare da contatti locali.
La città è circondata dalla foresta pluviale ed è attraversata da diversi fiumi in piena per l’abbondante pioggia caduta nei giorni scorsi. La casa dei taita è situata su una collina al fondo di una strada sterrata che si estende dall’ultimo ponte di Mocoa ed è una grande baracca ombreggiata da alcuni alberi con pavimento in terra battuta, mura di legno e tetto in lamiera ondulata. All’arrivo incontriamo la moglie di uno di loro, una sorridente contadina sulla cinquantina d’anni segnata fisicamente da una vita di duro lavoro, e le sue figlie a cui consegnamo del cibo in offerta. Gentilmente ci indicano la stanza degli ospiti, che poi si rivelerà anche per quella delle cerimonie, dove si trovano alcune comodissime amache. In attesa che arrivino gli uomini di casa, le figlie ci accompagnano lungo un largo torrente dove poterci bagnare, nonostante la corrente piuttosto intensa, con acqua fresca e rigenerante.

Poco dopo pranzo, mentre passeggiavo nel terreno attorno alla baracca tra galline e cani, noto due anziani bassi, mulatti e carismatici venirmi incontro, uno con difficoltà perché porta le stampelle. Mi salutano amichevolmente e si presentano come taita Juan e taita Amable, sono i due fratelli guaritori e sciamani locali. Ci conosciamo e intraprendiamo i primi lunghi discorsi di preparazione per la cerimonia di questa notte. Consiste nel bere un preparato a base di erbe, solitamente chiamato “yagè” o “ayahuasca”, ma da loro “ambihuasca” perché ritengono ambi (rimedio o cura) più rispettosto di aya (amaro). Questa bevanda ha un potere straordinario, utilizzato da millenni per curare lo spirito e il corpo delle persone perché, oltre ad agire sulla mente enfatizzando all’estremo i propri stati della coscienza, ha anche la funzione di purga e causa vomito e dissenteria. Considerato un potente allucinogeno dalla scienza moderna, per i suoi nativi è una finestra su un’altra dimensione che ti dona una nuova prospettiva su te stesso e sulla vita o un contatto diretto con Dio. Ti porta anche a raggiungere meandri del tuo inconscio da te dimenticati o ad affrontare gli spiriti maligni che ti tormentano per cui potrebbe rivelarsi un viaggio piacevole o no in base alla purezza dello spirito della persona.

Nelle lunghe ore di attesa pomeridiane osservo i due guaritori prestare servizi a vari abitanti del villaggio che vengono in questa casa per cercare rimedi alternativi alla medicina moderna. Una signora, ha un’ occhio gonfio e non ci vede più bene da un mese, prova a farsi curare secondo un rito a base di erbe. Un muratore, di una cittadina nelle vicinanze, viene a chiedere aiuto per sua figlia di sedici anni che ha dei bruschi squilibri comportamentali. Altri si aggiungono per la cerimonia di yagè. Tra una cura e l’altra taita Juan suona la chitarra e canta alcune melodie indigene che ci seguiranno durante la cerimonia per guidarci positivamente. Si ascoltano alcune esperienze, tra cui la prima volta dei taita a 5 anni attraverso i genitori. Queste persone bevono la bevanda da più di 60 anni e mostrano un integrità mentale impressionante. Intanto il gruppo raggiunge un numero di una decina di persone tra cui tutti colombiani ed io nominato “el extranjero” (lo straniero). Li diverte avere uno straniero tra loro, sono stati rari gli europei – circa quattro - che sono passati da questa casa, nonostante i decenni di cure, e la loro curiosità mi mette spesso al centro dell’attenzione. In ogni caso si avverte una contagiosa allegria nel gruppo in attesa della grande esperienza. Io sono eccitatissimo, 7 anni che aspetto questo evento da quando venni a sapere per la prima volta della cerimonia attraverso un amico. Feci alcune ricerche e dai racconti strabilianti dei giornalisti che la provarono mi promisi che prima o poi l’avrei provata percependo distintantamente negli anni la forte attrazione che mi ha guidato fin qua. Ora i casi sono due, o si rivelerà per un enorme bufala o sarà un’esperienza straordinaria.

Finalmente si fa notte, il corpo riposa e quindi lo spirito è pronto alla nuova esperienza. Inoltre il buio alimenta gli spiriti maligni e ci permetterà più facilmente di incontrarli e affrontarli. Taita Juan, dopo aver indossato corona a piume e vestito bianco da cerimonia, apre una tanica di benzina con all’interno un liquido violaceo già preparato, il yagè. Tocca prima agli uomini che uno ad uno beviamo in una tazzina da caffè, naturalmente io inizio per primo. Per mandare giù il liquido senza vomitarlo ci aiutiamo con una fetta d’arancia dopo aver bevuto. Il sapore è disgustoso e sento già lo stomaco che si contorce ma l’arancia mi salva in tempo. Beviamo tutti, si accendono alcune candele e dopo un quarto d’ora si spegne la luce. Ancora qualche minuto di attesa e concentrazione poi la bevanda miracolosa inizia ad agire. Inizio piano piano a sentirmi stordito e a vedere le ombre delle persone sempre più offuscate come fossero infuocate. Mentre cerco di gestire la nausea chiudo gli occhi inizio a vedere alcune forme geometriche colorate che si alternano in movimenti a scatti sempre più veloci. Qualcuno inizia a vomitare dandomi fastidio, un altro parla, poi si sdraia per terra e anche lui mi innervosisce. Cerco di allontanarmi dalle persone per concentrarmi nella mia esperienza. Continuo ad osservare le visioni dentro ai miei occhi finchè all’improvviso prendo un secchiello vicino ai miei piedi e vomito repentinamente. Quando termino entro in uno stato di piacere immenso, raggiungo una felicità e allegria estrema. Decido di rifugiarmi nell’amaca mentre i taita si alternano a suonare e cantare. Quando c’è la musica, volo verso confini umani inimmaginabili travolto da questa sensazione di misticismo e allegria avvertendo una travolgente voglia di danzare ma limitandomi a farlo con le mani. Quando la musica si ferma mi sento smarrito, ma il taita avvertendo il mio stato d’animo non mi abbandona troppo tempo senza musica. In ogni caso il canto del gallo, l’abbaiare dei cani e il rimbombo della violenta pioggia sul tetto a lamiera rendono l’atmosfera di questa stanza energica e travolgente.
All’improvviso avverto nuove fitte di mal di pancia e corro al bagno. Torno nella stanza e trovo la luce accesa. Tutto ciò mi spiazza completamente e mentre alcuni cercano di parlarmi io sorrido ma in questo momento non sono nella loro dimensione e non posso comunicare anche se capisco cosa mi stanno dicendo. Mi ritiro sull’amaca e molto lentamente ritorno alla realtà. Si rispegne la luce e, insonne, inizio un lungo dialogo con il taita che mi deliziava con la sua musica. Tra una risata e l’altra si parla dell’esperienza che ho avuto. Fortunatamente tornando alla realtà anche il mio corpo si riprende velocemente. Il gruppo si è riunito con un allegria contagiosa e racconta le sue esperienze senza vergogna o inibizioni ma con delle grasse e sane risate.

Riposo il secondo giorno ascoltando i tanti racconti interessanti dei taita e imparando sempre più sulla loro particolare cultura assistendo al via vai dei pazienti del villaggio. Con una saggezza e semplicità disarmante mi trasmettono la loro sapienza formata nell’unica università in cui tutti dovremmo studiare, l’università della foresta. I taita mi offrono di insegnarmi tutto ciò che sanno nel caso decidessi di trasferirmi da loro. Intanto, riprendendomi completamente dalla prima cerimonia, decido di partecipare ad un'altra perché si dice che con l’esperienza si raggiungano livelli più alti.

Sicuro di me, la notte del terzo giorno, mi appresto a bere di nuovo per primo in un altro gruppo di cinque persone. Il gusto sempre più nauseante, mi siedo su una sedia a aspetto la nuova esperienza. Stavolta ci mette un po’ più del solito ad agire ma la nottata parte subito con il piede sbagliato. La mia vicina scoppia in un sorriso continuo che, anche se all’inizio risultava divertente, ad un certo punto trovo insopportabile. In quel momento vengo proiettato brutalmente in un'altra dimensione con visioni potentissime e colorate ma talmente rapide che vengo travolto da quella energia sentendomi come sulle montagne russe, vomitando, ansimando e cadendo dalla sedia, poi il vuoto. Dopo probabilmente qualche ora, a detta dei compagni di stanza, inizio a tornare nel mondo reale trovandomi sdraiato per terra con polvere dappertutto. All’alba del quarto giorno, molto lentamente, mi riprendo sempre meglio e scoppio in una felicità improvvisa, come se fossi uscito da un tunnel. Vengo a sapere dagli altri che mi sono dimenato nella terra lottando contro qualcosa, calci e pugni. Ho lanciato una sedia e a quel punto si sono tutti allontanati lasciandomi nel mio delirio. Probabilmente ho affrontato uno spirito maligno. In ogni caso questa si rivela l’ultima cerimonia perchè fisicamente è devastante.

Verso sera accompagno la mia amica al terminal dei pullman diretta verso Bogotà e scopriamo , come si temeva, che la strada è completamente bloccata per le proteste degli indigeni nella valle del Cauca. Come già ho raccontato nel post precedente, questa è una regione caratterizzata dalla guerriglia, dalla presenza delle Farc e del narcotraffico, una zona in cui l’esercito ha deciso di intervenire con una massiccia militarizzazione provocando la reazione decisa degli indigeni che non ne possono più e vogliono la pace. Questi ultimi pochi giorni fa hanno smantellato una base militare. Rimango pure io momentaneamente senza possibilità di scelta perché pure la strada principale verso l’Ecuador è chiusa. Tornato a casa dei taita vengo a sapere che esiste una frontiera secondaria da raggiungere tramite una strada sterrata nella foresta.

At six o’ clock in the morning I arrived at the dusty bus station of Mocoa, the capital of the Putumayo region, which borders on Colombian Amazonia and is considered part of it. I was heading for the home of two local Taita (shamans) with a friendly Colombian nurse that I met on the trek to the “Lost City”, to participate in ancient traditional ceremonies of the indigenous culture. In South America, many centres with fake shamans have sprung up, charging tourists high prices, so the authentic places have to be sought with care with help from local contacts.

The city is surrounded by the rainforest and crossed by many rivers in flood because of the rain of the past few days. The taita’s home - a big shack shaded by trees, with an earthen floor, wooden walls and a roof of corrugated iron - is on top of a hill, at the end of a dirt road leading from the last bridge of Mocoa. When we arrived we met one of their wives, a smiling farmer about fifty years old with the physical signs of a life of hard work, and her daughters, to whom we gave some food as an offering. They kindly indicated to us the guest room, which turned out to be the room used for ceremonies, where some very comfortable hammocks awaited us. While we waited for the men to return home, the daughters took us along a wide stream where, although the current was strong, we could have a refreshing dip in the cool water.

Shortly after lunch, while I was walking around the shack between hens and dogs, two old dark-haired charismatic old men came towards me, one of them with some difficulty as he was on crutches. They greeted us in a friendly manner and introduced themselves as taita Juan and taita Amable, two brothers and also the local healers and shamans. We made our acquaintances and then the speeches to prepare us for that night’s ceremony started. This consisted in drinking a herb-based drink, usually called “yagè” or “ayahuasca” while the two shamans called it “ambihuasca” because the word “ambi”, meaning “remedy” or “cure”, is more respectful than “aya”, which means “bitter”. This drink is very powerful and has been used for centuries to cure the spirit and the body - apart from acting on the mind by pushing consciousness to the limit, it also has a cleansing effect, causing vomiting and diarrhoea. Modern science considers it a powerful hallucinogen but for the indigenous people it’s the door to another dimension, giving you a new perspective on yourself or on life and also direct contact with God. While this can lead you to explore forgotten areas of unconsciousness, it can also bring you face to face with any evil spirits tormenting you, so whether the experience turns out to be pleasant or not depends on your purity of spirit.

During the afternoon’s long wait I watched the two healers offer their services to the various villagers who had come to seek remedies different from those of modern medicine. A woman with a swollen eye through which she hadn’t been able to see properly for a month tried being cured with a herb-based ritual. A builder from a nearby town came to ask for help for his sixteen year-old daughter with abrupt changes in behaviour. Others joined for the yagè ceremony. Taita Juan played the guitar and sang indigenous melodies all through the ceremony to give us positive guidance. We listened to people’s experiences, including the taitas talking about their first time, through their parents, when the two taitas were five years old. These people have been drinking the beverage for over sixty years and all show an impressive mental integrity. In the meantime, more people joined the group until there were about ten of us, all Colombians except for me, “el extranjero” (the foreigner) as they called me. They were amused by the fact of having a foreigner among them, only four Europeans had stopped there in decades and their curiosity often meant I was the centre of attention. Anyhow, happiness was in the air as the group waited for this great experience. I was very excited, I had been waiting for that moment for seven years, since I first heard about it from a friend. I had done some research and after reading what some journalist who tried it said, I promised I would try it one day and the strong attraction I clearly felt in the following years had ended up guiding me this far. At this point, two things could happen: it would either turn out to be an enormous farce or an extraordinary experience.

Night finally came, which is when the body rests and the spirit is ready for the new experience. Darkness also fosters evil spirits, making it easier to meet and face them. Taita Juan put on his feathered crown and white cerimonial dress and opened a petrol tank containing a purple liquid, the yagè, which had been prepared before. The men were the first to drink, one at a time, from a coffee cup and of course I was the first to do it. After drinking the liquid we ate a slice of orange in order not to vomit. The taste was indeed disgusting and I felt my stomach rebelling, but the orange saved me in time. Everybody drank, some candles were lit and fifteen minutes later the light was turned off. After just a few more minutes of waiting and concentrating, the drink started taking effect. I slowly started to feel dazed and the shadows of those around me became more and more blurred, as if they were on fire. While struggling against nausea, I closed my eyes and started seeing alternating geometrical shapes darting around faster and faster. Someone started vomiting, someone else started talking, another person lay down – these things annoyed me, so I moved away to concentrate on my experience. I continued to focus on the visions in my eyes until I suddenly grabbed a bucket and vomited. When I had finished I entered a state of great pleasure, feeling extremely happy. I decided to lie on the hammock while the two taitas took turns singing and playing the guitar. The music took me to unimaginable limits, overwhelming me with a sensation of mysticism and happiness and an irrepressible wish to dance – but I limited myself to letting my hands do the dancing. When the music stopped I felt lost, but the taita noticed my state of mind and started playing again. The cock crowing, the dogs barking and the rain rattling on the metal roof charged the atmosphere in the room with an overwhelming energy.

All of a sudden, I felt a stabbing pain in my stomach and ran to the toilet. When I got back to the room and found that the light was now switched on, I was caught off guard. Some people tried talking to me and even though I smiled I couldn’t communicate with them nor understand what they were saying because I was not in their dimension. I went back to the hammock and very slowly came back to reality. The light was switched off again but I couldn’t fall asleep so I started a long conversation with the taita who had been delighting me with music. Between one laugh and another we talked about the experience I had had. Luckily, as I came back to reality even my body was quickly recovering. The group then gathered together with a contagious happiness and discussed the experience without any shame or inhibition, indeed, laughing long and loud while doing so.

The second day I rested and listened to the many interesting stories the taitas told us, learning more about their culture by watching the coming and going of patients from the village. With wisdom and simplicity they passed on their knowledge which comes from the only university everybody should attend: the university of the forest. The taitas offered to teach me everything they knew if I decided to move to their place. Meanwhile, after fully recovering from the first ceremony, I decided to participate in a second one because they say that with experience higher levels can be reached.

So, feeling very self confident, on the third night, in a group of five I was once again the first to drink. The taste was even more nauseating, I sat on a chair and waited for this new experience. This time the effect took longer to take effect and the night didn’t start well: the girl sitting next to me just couldn’t stop giggling and even though this was funny at the beginning, after a while it became unbearable. At that very moment I was thrown into another dimension with extremely powerful, colourful and fast-changing visions, so intense that I felt as if I was on a rollercoaster: I vomited, panted, fell off the floor and then... darkness. After a few hours – according to the others in the room – I started coming back to reality and found myself lying on the ground covered in dust. On the fourth day at dawn, I slowly started feeling better and better and felt very happy, as if I was coming out of a tunnel. The others told me that I tossed and turned as if fighting against something, kicking and punching. I also threw a chair and at that point they all backed away from me and left me to my delirium. I was probably fighting against some evil spirit. Anyway this was my last ceremony because it had been phsycally devastating.

In the evening I went with my friend to the terminal for buses heading to Bogotà and found out, as we had feared, that the road was completely blocked by the indigenous people of the Cauca valley who were protesting. As I wrote in the previous post, this region is has guerrilla warfare, the FARC and drug dealing. This area was heavily militarized causing the locals’ strong reaction because they’ve had enough of the situation and want peace. In the last few days they took a military base to pieces. I was left with no choice because even the main road to Ecuador was off limits. I went back to the taitas’ house where I learned that the border could be reached by another dirt road through the forest.




5 commenti:

  1. Ciao,
    anch'io vorrei intraprendere il tuo stesso viaggio. Ho letto diversi articoli ma mi chiedo...se mi puoi rispondere...hai un buon budget di soldi con te? perchè si giri economicamente ma pagare il cibo, i mezzi o quant'altro ha comunque un costo.
    Ti lascio la mia mail personale: alessandro_pascale@yahoo.it
    Grazie mille e in bocca al lupo!!!!!

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    1. Oltre a risparmi di 3 anni di ufficio e una buona liquidazione, ora ho due lavori. Scrivo articoli per Greenews ed ho trovato un modo per proseguire una parte di lavoro che facevo in Italia nel fotovoltaico.
      Ciao alessandro

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    2. ho visitato il sito di greenews...l'ideale sarebbe quindi trovare questi tipi di ganci in modo da potersi sostenere. Ti chiedo l'ultima cosa...come fare ad averli, ma soprattutto, riescono a pagare qualcosina che sia congruo e utile a fare budget? scusa se non sono troppo indiscreto, ma la voglia di partire come hai fatto tu la ho da anni ma non posso contare su alcun risparmio, ne tantomeno liquidazione.
      Grazie mille!!!

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    3. Ad averli, non so dirti, a me ha contattato una ragazza che lavorava per loro e che sapeva del mio viaggio. Guadagani qualcosina ma non e' sufficiente. Devi trovare altro per arrotondare se non godi di risparmi e liquidazione. Inoltre viaggiando si puo facilmente trovare lavoro in ostelli o ristoranti giusto per trovare dei risparmi.

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  2. Bellissimo post... sopraffatta dalle emozioni tramite le tue parole!
    Valentina

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