528 days, 95450 km and 24 countries. Around the world trip without flights was completed March 18, 2013. This is not a point of arrival but the beginning of a fairy tale that I will continue to tell around the world. After publishing VAGAMONDO i came back on the road. Photos, videos and stories of a free life dedicated to the travel.

martedì 27 novembre 2012

Rigenerante stop a Cordoba / Regeneration stop in Cordoba


In tutta la mia vita sono sempre stato alla ricerca di esperienze estreme che potessero regalarmi emozioni vitali o che mi permettessero di trovare una via di fuga dalla logorante monotonia. Una leggera, ma onnipresente, forma di irrequietezza, causata dalla società materialista in cui sono cresciuto, non mi permetteva di godere appieno della semplicità e spesso ho intrapreso strade anche buie o rischiose pur di rendere le mie giornate o notti intense con esperienze particolari. Ora quella stessa straordinaria intensità riesco coglierla anche nelle situazioni semplici e ciò mi crea una immensa serenità mai provata o neanche immaginata. Arrivato a Cordoba una settimana fa ho incontrato la accogliente e allegra atmosfera sudamericana che mi sta cullando da quando sono entrato in questo favoloso continente. Mi sono fermato perché voglio avere il tempo di permettere a questa grandiosa esperienza latinoamericana di entrare nelle mie vene in modo di poterla portare nella mia anima per il resto della mia vita.

In un ospitale ostello in cui lavorano ragazzi colombiani, venezuelani, ecuadoriani e argentini mi sono subito sentito a casa. Il giorno dopo ho deciso di fermarmi a lavorare in questa piacevole realtà. La città di per sé non è nient’altro che l’ennesima metropoli argentina dove si può osservare il drastico contrasto creato dalla crisi economica del 2001. Da una parte una ricchezza industriale ma dall’altro numerosi senzatetto che vivono in condizioni estreme nei marciapiedi. Tuttavia Cordoba è un fulcro universitario che trabocca di eventi musicali, culturali e artistici per giovani proveniente da tutto il continente. Fredy, il mio collega e amico colombiano, è sempre informato sui migliori eventi e si occupa di accompagnare i viaggiatori stranieri in giro per la città, quando non lavoro mi aggrego volentieri a lui. Mi piace lavorare alla reception dell’ostello e, dopo oltre 400 giorni dormendo negli ostelli di 16 paesi differenti, accogliere con il sorriso ragazzi con cui condivido la mia passione più grande, viaggiare. Proprio per la mia esperienza so cosa vuol dire essere accolti bene dopo lunghe e faticose ore di viaggio in pullman. Inoltre sto cercando di dare idee nuove al proprietario dell’ostello per migliorare la sua attività. Ieri gli ho dato alcuni suggerimenti per la cucina e poi mi sono occupato di montare uno scaffale per creare ulteriore spazio. Una gentile ballerina e amica ecuadoriana mi da lezioni gratuite di salsa, sto cercando di imparare a suonare l’armonica da autodidatta e do lezioni di kick-boxing ad una mia collega, anche lei ecuadoriana. Ho tanta energia da dare e ricevere, questo è il posto giusto e il momento giusto per farlo.

Sono straordinariamente felice proprio grazie a questo vitale e inaspettato piacere nella semplicità che ho sempre desiderato di incontrare. Sono partito con un grande sogno chiamato "il giro del mondo senza aerei", ma ora dopo oltre 65.000 chilometri ho raggiunto uno stato d'animo cosi favoloso che mi rendo conto di aver trovato molto più di quello che avrei mai potuto sognare. All'improvviso non sento più nessuna ambizione attrarmi particolarmente perchè chiedere alla vita di meglio di ciò che ho in questo momento non credo sia possibile, ma neanche ne sento il bisogno. Mi sento come un veliero che dopo lunghi viaggi ha deciso di ammainare le vele per lasciarsi trasportare dalle onde. Non ho la minima idea di dove sto andando ma il presente mi sta regalando soddisfazioni umane e pratiche di cui la mia anima ne aveva tanto bisogno quasi come ossigeno. Voglio continuare a farmi trasportare dagli eventi concentrandomi solo sul vivere al meglio le mie giornate senza dover sentire il bisogno di cercare esperienze estreme per stare bene, senza essere dipendente da nulla per trovare serenità. Riuscendo a mantenere accesa questa calorosa fiamma di vita che mi sta scaldando l’anima.
Vi aspetto al Turning Point di Cordoba, almeno finchè il richiamo dello zaino diventerà irresistibile.

All my life I’ve been looking for extreme experiences which could give me intense emotions or let me find a way out of the monotony that was draining me. A mild but ever-present kind of restlessness, brought about by the materialist world I grew up in, stopped me from fully enjoying simple things, and I often made poor or risky choices while looking for ways to fill the days or nights with particular experiences. Now I manage to find the same extraordinary intensity even in ordinary situations, and this gives me a great serenity I had neither felt nor even imagined before. When I arrived in Cordoba a week ago, I met the same welcoming and light-hearted South American atmosphere which has been cradling me since I came to this fabulous continent. I stopped to allow this magnificent Latin American experience enough time to get right under my skin, so that I could carry it around with me for the rest of my life.

The hostel was friendly, with young Colombians, Venezuelans, Ecuadorians and Argentinians working there, and I felt immediately at home. The next day I decided to stay on and work there. The city itself is just another Argentinian metropolis with all the visible signs of the drastic contrast brought about by the economic crisis in 2001: on one hand, industrial wealth; on the other, many homeless people living on the streets in extreme conditions. All the same, Cordoba is a university centre overflowing with musical, cultural and artistic events for young people from all over the continent. Fredy, my Colombian colleague and friend, always knows about the best events and takes foreign visitors around the city, and when I’m not working in the hostel reception I gladly join him. Having myself spent over 400 nights in hostels in 16 different countries, I like the job, welcoming with a smile other young people who have the same passion for travelling as I do. It’s because I’ve been through it myself that I know what it means to be made welcome after hours of tiring travel by bus. I’m also trying to instil new ideas in the owner to improve the hostel - yesterday I made a few suggestions about the kitchen and then got busy putting up a shelf to free  up some more space there. A kind Ecuadorian dancer and friend gives me free salsa lessons, I’m teaching myself the mouth organ, and give kick-boxing lessons to a female Ecuadorian colleague. I have a lot of energy to give and take, and this is the right time and place to do it.

I’m really, really happy thanks to this unexpected but crucial pleasure in simplicity, which I have always wanted to find. I started out with a grand dream - “around the world without planes” - but now, after 65,000 kilometres, my state of mind is so good  that I realise I have found much more than I dreamed possible. All of a sudden I feel no attraction to any particular ambition, because asking more of life than what I have right now does not seem possible, or even necessary. I feel like a sailing ship which, after long voyages, decides to lower its sails and let itself be moved by the waves. I don’t have the slightest idea of where I am going, but the here and now is giving me the human and practical satisfactions my spirit needed as much as I need air. I want to continue to ‘go with the flow’, just concentrating on living my days as well as I can, with no need for extreme experiences to feel well, without depending on anything else to feel at peace, managing to keep alive this warm flame of life heating my soul.
See you at the Turning Point in Cordoba, at least until the itch to move on becomes irrestistible.

sabato 17 novembre 2012

Le cantine di Mendoza / The cellars of Mendoza


Quinto produttore mondiale, l’Argentina conobbe il vino grazie ai preti dei colonizzatori spagnoli, nel XVI secolo, che piantarono i primi vitigni da cui ricavarne il vino necessario per celebrare la messa. La vera tradizione e produzione nacque circa duecento anni fa quando arrivarono immigrati francesi e italiani che portarono nuove tecniche di coltivazione e nuovi tipi di uva soprattutto francesi, anche se una delle primissime uve utilizzate era l’italiana Bonarda. Il mercato ebbe uno sviluppo particolare nel 1885 con la costruzione della ferrovia che creò una logistica rapida e impeccabile per trasportare il vino negli oltre mille chilometri che separavano Mendoza, l’area di maggiore produzione del paese, con Buenos Aires. I vitigni di maggiore successo e qualità utilizzavano uve Malbec, Cabernet, Pinot, Merlot e Chardonnay.  Le condizioni terrene e climatiche nelle vicinanze delle Ande sono ideali con lunghe ore di sole che non a caso creano vini di alta gradazione alcolica e di qualità.

Approfittando dell’ennesima splendida giornata di sole primaverile mi dirigo verso la campagna del Maipu, a solo una quindicina di chilometri da Mendoza, in una delle più antiche e migliori regioni produttrici di vino. Su suggerimento del  gestore dell’ostello prendo un pullman che mi trasporta nella cittadina di Coquimbito dove affitto una bici con cui percorrere il tragitto che unisce le innumerevoli cantine della regione. Percorro il primo tratto abbastanza trafficato per poi deviare in una suggestiva stradina che si sviluppa tra verdi vitigni che mi regalano una piacevole sensazione familiare ricordandomi il mio amato Piemonte, anche se non è minimamente comparabile con la straordinaria bellezza delle Langhe. Alcuni chilometri e raggiungo la principale cantina nelle vicinanze, la Trapiche. Mi rendo conto che mi ha seguito un austriaco sulla quarantina d’anni che ha affittato la bici nel mio stesso posto, sembra simpatico e si aggrega a me. Iniziamo un giro illustrativo delle tecniche di coltivazione e di fermentazione. Prima di entrare nelle cantine osserviamo delle vecchie rotaie ferroviarie  che univano direttamente la cantina con la linea diretta alla capitale a dimostrare la perfetta logistica di cui godevano un centinaio di anni fa. Infine ecco il momento migliore, una degustazione di un Sauvignon Blanc, di un Malbec 70% e Cabernet Franc 30% per finire con un Carbernet Sauvignon 90% Malbec 7% e Merlot 3%. Tutti di gradazioni alcoliche tra i 14 e 15 gradi, eleggiamo il secondo come il migliore e naturalmente da bravo italiano chiedo un secondo giro.

Si torna in sella ma si è fatta l’ora di pranzo e raggiungiamo un rustico bar immerso nei campi che serve una buona birra artigianale e delle empanada (fagottini di pasta ripieni di carne o verdure). Un pranzo veloce per dirigermi nuovamente verso altre cantine pedalando tra altre favolose distese di vitigni e respirando aria sana di campagna - a parte la visita in una cantina cilena è la prima volta che mi trovo in un paesaggio simile alla campagna della regione in cui sono cresciuto. Dopo alcuni chilometri ecco finalmente una serie di cantine una a fianco all’altra che ci permettono varie rapide degustazioni in poco tempo con assaggi di Malbec, Cabernet Sauvignon, Merlot e Shyraz. I dialoghi tra me e l’austriaco diventano sempre più frizzanti e deliranti a evidenziare il nostro alto tasso alcolico. Lui ha fatto un corso da sommelier  e continua a ripetermi quanto ama l’Italia sostenendo che il Piemonte è la regione più completa e varia tra vino e cibo. Quasi mi trasmette un po’ di nostalgia ma non posso che dargli ragione sul fatto che il nostro paese sia straordinario per infiniti motivi.

Ormai si sono quasi fatte le sette di sera e sono più di otto ore che beviamo, le cantine sono tutte chiuse così iniziamo una pericolosa gara di ritorno su un percorso di una decina di chilometri tra auto, pullman e lavori in corso. Tra gli occhi stupiti dei passanti sembravano due pazzi, ma almeno sono riuscito a portare a casa una vittoria alcolica e ciclistica oltre a nuovi odori e profumi. In alto i calici ragazzi perché il vino è la medicina dell’anima. 

Now the fifth producer in the world, Argentina was introduced to wine by the priests of the Spanish colonists, who first planted vines in the 16th century to grow the wine they needed to celebrate Mass. The real tradition and production of wine here began around 200 years ago, with French and Italian immigrants who brought with them new cultivation techniques and new types of grape – above all French, although one of the earliest grapes used was the Italian Bonarda. The market was boosted in 1885 with the construction of the railways, which provided a rapid and reliable way to transport the wine the thousand-odd kilometres from Mendoza, the major area of production, to Buenos Aires. The most successful and highest quality vines used grapes of Malbec, Cabernet, Pinot, Merlot and Chardonnay. The terrain and weather near the Andes are ideal, and it is no coincidence that the result is high-alcohol, high quality wines.

Making the most of yet another beautifully sunny spring day, I headed for the countryside of Maipu, only fifteen kilometres from Mendoza and one of the oldest and best wine-producing areas. The hostel manager had suggested I take a bus to the town of Coquimbito and from there rent a bicycle and ride around the countless wineries of the region. The first stretch had quite a lot of traffic, so I turned off onto an attractive backroad leading through green vineyards and I was pleasantly reminded me of my beloved Piedmont, although this was hardly comparable to the extraordinary beauty of the Langhe. It was only a short ride to la Trapiche, the main winery of the area, and on the way I realised that someone was following me – an Austrian in his forties who had rented a bicycle from the same place as me. He seemed pleasant enough, so we went on together, starting with an introductory tour of techniques of cultivation and fermentation. Before entering the winery, we saw some old railway tracks. These led directly from the winery to the main railway line to the capital – an example of the perfect logistics they enjoyed here a hundred years ago. At last, the best moment came: a tasting of a Sauvignon Blanc, a Malbec-Cabernet Franc (in a ratio of 70-30), and a Cabernet Sauvignon-Malbec-Merlot (90-7-3),  all  with an alcohol content of 14 -15 %. We chose the second as the best and of course, good Italian that I am, I asked for another round.

We got back on our bikes but by now it was lunchtime, so we made for a rustic bar in the middle of the vineyards where they served good locally-made beer and empanada (pasty filled with meat or vegetables). A quick lunch before setting off again, pedalling among more fabulous stretches of vineyards and taking in all that good country air. Apart from a visit to a winery in Chile, this was the first time I was in countryside similar to where I had grown up. A few kilometres further on we came to a series of wineries one beside the other. This made it possible for us to have a rapid series of tastings of Malbec, Cabernet Sauvignon, Merlot and Shiraz. The conversation between the Austrian and myself became merrier and merrier and more and more delirious as our levels of alcohol rose. He had been on a course to become a sommelier, or wine steward, and kept telling me how much he loved Italy and that Piedmont was the most complete region with regard to food and drink. Well, that almost made me a little homesick, but he was right about Italy being an extraordinary place for an infinite number of reasons.

By now it was almost seven in the evening and we had been drinking for eight hours. With the wineries all closed, we set off home on a dangerous journey of ten or so kilometres among the cars, buses and roadworks. Passers-by may have thought we were madmen, but along with the new odours and perfumes,   I was taking home a triumph of cycling and alcohol. Raise your glasses one and all, for wine is medicine for the soul.

lunedì 5 novembre 2012

La domenica di Buenos Aires / Buenos Aires sunday


Nel pieno della primavera, a Buenos Aires , è scoppiata l’estate. Le temperature si aggirano sui trenta gradi e un caldo sole trasmette una carica frizzante ai suoi calorosi abitanti. Approfittando delle condizioni atmosferiche favorevoli decido di scoprire la domenica passeggiando tra le vie della capitale argentina. Prima tappa è la famosa piazza 25 Mayo, fulcro di varie attività musicali o di manifestazioni quotidiane. Risalgo la scalinata della metro e neanche il tempo di terminarla che ascolto della musica proveniente dalla piazza. La prima di una lunga serie di eventi sparsi per la città a celebrare dei giorni dedicati a gruppi residenziali di Buenos Aires. Ballerini con vestiti tradizionali che ballano allegramente su un palco nel bel mezzo di una strada. Noto un accampamento su un prato della piazza, curioso mi avvicino e mi accorgo che è in corso uno sciopero della fame di alcuni soldati reduci dalla guerra nelle Falkland ( Malvinas per gli argentini ) che chiedono al governo sostegno e di essere riconosciuti eroi di guerra come tutte le oltre seicento vittime. Questa inutile guerra persa ha lasciato una immensa ferita aperta in Argentina, vari sono i monumenti dedicati a manifestare la sovranità sulle isole nonostante siano inglesi. Dopo aver scatenato la decisa e violenta reazione militare inglese, spinta dalla presidente di allora Margaret Thatcher, ora cercano di fomentare la pressione internazionale per conquistare le isole.

Mi dirigo verso l’affascinante quartiere San Telmo, passeggio in una lunga e piccola via traboccante di bancarelle di artigiani e artisti. Tra la folla domenicale cerco di districarmi fermandomi ad ogni angolo in cui una banda musicale intrattiene la gente. Argentini e brasiliani scaldano l’atmosfera sonorizzandola con balli passionali, una allegra onda di energia sudamericana invade questa area della città. Arrivo in piazza Dorrego ed ho la fortuna di assistere alla feria che ogni domenica dal 1970, anno in cui un architetto la fondò, ravviva la piazza con quasi trecento stand che sembrano scene teatrali in cui si creano situazioni diverse tra costumi e maschere. Tutti i proprietari degli stand sono truccati, chi da uomo ragno, chi da marinaio o con caratteristici vestiti tradizionali di mezzo secolo fa. Alcuni vendono oggetti di antiquariato e altri chiedono mance per chi vuole fare foto o apprezza il loro lavoro. Mi lascio trasportare dalle scene che osservo curioso e quasi mi sembra di essere in un'altra epoca, poi mi fermo davanti ad alcuni ballerini di tango per rimanerne incantato alcuni minuti. Quanta passione e dedizione in questo ballo, a giorni andrò a provarlo in un esclusivo locale della città.

Prossima tappa il quartiere La Boca che raggiungo proseguendo sulla stessa via che ho imboccato dalla piazza 25 Mayo. Noto lo stadio della Bombonera in lontananza, locali e case dei tifosi del Boca Juniors dipinti di giallo e blu. Attraverso alcune losche e semideserte strade dove incontro solo poche famiglie che trascorrono la domenica in compagnia a bere mate, un infusione preparata con le foglie della omonima pianta sudamericana, sedute su sedie nel marciapiede. Scopro una faccia più povera e trasandata della città, ammiro i numerosi graffiti poi un gruppo di uomini, che brindano a torso nudo tra fiumi di birra locale quilmes, si accorge della mia presenza e in lontananza mi urla qualcosa. Non capisco cosa mi stanno dicendo ma non hanno un aspetto amichevole così proseguo facendo finta di nulla e fortunatamente non mi seguono. Finalmente trovo la parte più suggestiva del quartiere e dopo aver attraversato una via riqualificata artisticamente con bizzarri graffiti arrivo in una chiassosa via di locali con numerosi ballerini di tango e nuovamente la folla domenicale. Anche qua vari artisti di strada ravvivano l’atmosfera e non si contano le immagini di Diego Armando Maradona.

Al ritorno decido di camminare lungo una via più grande e passo sotto alcuni portici incontrando persone che vivono per strada con improvvisate “case” con carrelli pieni di oggetti e materassi. Il più curioso è un senzatetto disteso sul materasso con un sorriso smagliante e la compagnia di una decina di cani. Ritrovo il quartiere di San Telmo e decido di godere di un altro tuffo tra le bancarelle della via Defensa. Sono alla ricerca di un libro e trovo ispirazione per Paulo Coelho, con un racconto intitolato in spagnolo “el peregrino”.

Right in the middle of spring, summer has burst out in Buenos Aires and the city’s warm-hearted inhabitants are warmed further by a bright sun and temperatures of around thirty degrees. Taking advantage of the good weather, I decided to explore Sunday on the streets of Argentina’s capital. My first stop was the famous Plaza de Mayo, centre of daily demonstrations and various musical acts – indeed, I could already hear music on my way up the stairs out of the Metro. The first of a long series of events around the city celebrating the days dedicated to residential groups of the city. Dancers in traditional costumes performing gaily on a stage in the middle of a street. A camp on one of the lawns in the square attracted my attention – it was a hunger strike by ex-servicemen from the Falklands War (Guerra de las Malvinas for the Argentinians) asking the government for support, and recognition as war heroes like the over six hundred who died. This useless lost war has left a deep open wound in the country, and there are various monuments dedicated to Argentinian sovereignty over the islands, despite their being British. After setting off a strong and violent military reaction by the British, led by the then Prime Minister, Margaret Thatcher, Argentina is now trying to take back the islands by intensifying international pressure.

On the way to the fascinating district of San Telmo, I passed down a long narrow street packed with stalls selling arts and crafts, and trying to free myself from the Sunday crowds by stopping at every corner where a band was playing. Argentinians and Brazilians were getting the crowds worked up with passionate dance music, filling the air with their cheerful energy. In Dorrego Square was the San Telmo Fair, held every Sunday since being started in 1970 by an architect  – almost three hundred stalls enlivening the Square with what seem theatrical scenes with costumes and masks. All the stall owners were dressed up, whether as Spiderman, a sailor or in traditional clothes. Some were selling antiques, others asking for tips from people taking photos or as appreciation of their handicrafts. Letting all these scenes bear me away, it almost felt as if I were in another time, then I stopped by a group of tango dancers to be enchanted for a while. How much love and passion there is in the tango – I really must go and try it in one of the clubs.

Next stop, the La Boca district, reached by going on down the same street taken from the Plaza de Mayo. In the distance, the Bombonera stadium was visible, as were the shops and homes of Boca Juniors fans, painted blue and yellow. I passed through some dingy semi-deserted streets, seeing only a few families on chairs on the pavement spending their Sunday together drinking mate, an infusion made from the leaves of the South-American plant of the same name. This was a poorer, more run-down area, although there was plenty of graffiti to admire. A group of bare-chested men toasting each other amid gallons of Quilme, the local beer, called over to me. I couldn’t understand a word, but they didn’t look friendly, so I acted dumb and carried on, and luckily they didn’t follow me. At last, after crossing a street artistically upgraded with bizarre graffiti, I came to the most picturesque part of the district: a noisy thoroughfare full of bars, tango dancers and, once again, the Sunday crowds. Here, too, street artists made for a lively atmosphere, and everywhere there were pictures of Diego Armando Maradona.

On the way back, under the arcades on a wider street, homeless people with their improvised “homes” of trolleys packed with mattresses and paraphernalia. The strangest was a man with a gleaming smile stretched out on his mattress, surrounded by a dozen or so dogs. Back in San Telmo, I plunged once more into the stalls on Via Defensa. Looking for a something to read, I was inspired by a story by Paolo Coelho, “The Pilgrimage”.

Pagellino temporaneo Cile / Temporary report Chile


Nuova puntata con il pagellino temporaneo sulle nazioni che ho visitato. Per chi non lo conoscesse ancora nasce dall’idea di giudicare l’esperienza di viaggio in ogni paese che incontrerò lungo il cammino. Riguarda solo la mia esperienza personale quindi ognuno può avere dei giudizi diversi dai miei . In questo caso è temporaneo perché quando realizzerò il libro potrà essere modificato sulla base dell’esperienza in più che avrò accumulato strada facendo. Darò un voto a quattro punti che interessano principalmente la popolazione locale: viaggiare con i trasporti pubblici assieme ai locali comprendendo anche la situazione delle strade, sulla cucina locale (varietà e qualità), sull’ospitalità da parte della gente con gli stranieri e infine sul costo della vita per uno straniero cercando di vivere comunque economicamente. Nuova entrata è il parere sulla sicurezza per le donne in base a quello che vedo e che mi raccontano le donne che incontro cercherò di consigliare le ragazze che vogliono viaggiare il paese in solitaria.

-          Trasporti pubblici                                 :   9
-          Cucina locale                                       :   6,5
-          Ospitalità della gente                            :   7
-          Costo della vita per uno straniero         :   6
-          Sicurezza donne                                   :   8

-          Media Cile                                            :    7,3


New instalment with my temporary report on the countries I visit. As I already blogged, I have decided to rate - give a mark for - my travel experiences in every country I visit. It will be based on personal experience, so feel free to disagree. The ratings below are temporary and may well be changed in the light of later experiences. I give a rating out of ten to four areas which mainly concern the local people: travelling with them on public transport, taking into account the road conditions; the local food (variety and quality); their friendliness and hospitality towards foreigners; the cost of living for a foreigner on a budget. An addition to the blog is “Safety for women”: considerations based on what I see and am told by the women I meet, and advice for women intending to travel on their own.

-          Public transport                                   :  9
-          Local food                                            :   6,5
-          Friendliness and hospitality                 :   7
-          Cost of living for a foreigner               :   6
-          Safety for women                                :   8

-          Average for Chile                                :  7,3