Around the world trip without flights was completed March 18, 2013. But many new travel projects came and will come. Books, photos and videos of a free life dedicated to the knowledge of the amazing World where we are living.

martedì 17 gennaio 2012

16/01/2012 Se i sogni fossero fatti di pietra sarebbero Hampi / Hampi, what dreams would be like if they were made of stone



Sveglia alle 7 ben riposato e pronto per una nuova favolosa giornata con il sorriso stampato sulla faccia alla scoperta di una cittadina senza tempo: Hampi. Mi addentro nel bazar alla ricerca di un bancomat per prelevare essendo rimasto a secco. Vengo subito attratto dalla torre di 120 piedi del tempio Virupashka e mi avvicino addentrandomi nel tempio stesso. Al primo mattino la cittadina è già affollata di commercianti alla ricerca di business e turisti soprattutto indiani.

Dopo la visita cerco di fuggire dal bazar, ma quando ormai sembra fatta sento nominare il mio nome ad alta voce dietro me, mi volto ed ecco Drew (il ragazzo israeliano conosciuto la prima notte a Kathmandu più di 3 mesi fa) comparire davanti ai miei occhi allibiti - è la terza volta che lo incontro dopo la prima in Nepal e la seconda a Gokarna. Tempo per un abbraccio e si unisce a me alla ricerca del bancomat perduto che scopriamo essere a ben 3 chilometri da noi. Camminiamo nelle strade polverose evitando mucche, maiali selvatici e cani randagi per trovare il mezzo più economico per raggiungere la nostra destinazione, riceviamo delle proposte indecenti dagli autorisciòwalla: 200 rupie (3 euro). Decidiamo di aspettare il bus e nel frattempo conosciamo Jira, una simpatica donna indiana sulla quarantina d’anni che vende chai davanti alla fermata. Ci sediamo al suo chioschetto e ci mostra i suoi piccoli tatuaggi incuriosita dai miei. Bus in arrivo ! Al piacevole costo di 6 rupie ( 8 centesimi di euro) a testa saliamo sull’affollatissimo mezzo attraversando esotiche rovine per raggiungere il bancomat dopo 15 minuti grazie alle indicazioni degli indiani che incontriamo sulla strada.

Raggiunto il nostro obiettivo ci avventuriamo alla scoperta dei 9 chilometri quadri d’area in cui sono comprese le rovine di uno dei più potenti imperi indù di tutti i tempi: i Vijayanagar. Hanno dominato una buona parte dell’India dopo i moghul tra il XIV e il XVI secolo prima dell’arrivo dei Sultanati del Deccan. Nel 1336 il principe Harihararaya stabilì la capitale ad Hampi. Ad oggi sono sopravvissuti diversi templi collocati in questa grande area particolare per i giganteschi blocchi di granito color ruggine che si sono formati in milioni di anni di attività vulcanica ed erosione atmosferica rendendo questo luogo favoloso.

Dall’estremo meridionale entriamo attraverso una strada sterrata in uno scenario inizialmente arido, visitiamo il primo tempio e proseguiamo il nostro cammino incontrando solo un pastore con due capre. La parte turistica deve essere completamente dall’altra parte perché qua  fortunatamente non si avverte anima viva. Il panorama è composto da piccole colline di questi enormi massi di granito sovrapposti e tra una collina e l’altra si intravedono le rovine. Dopo un oretta quando il sole inizia ad essere bollente ci rendiamo conto di avere solamente una borraccia mezza piena d'acqua, ma non si torna indietro troveremo una soluzione. Troviamo un bivio e Drew mi propone di andare a sinistra, lo seguo.

La strada termina in un oasi che si rivela essere una piantagione di banane situata sorprendentemente nel bel mezzo di questo arido paesaggio. Conosciamo i contadini che non parlano inglese ma con loro presenzia un giovane ragazzo istruito che si rileverà come il manager dei terreni in cui ci siamo imbattuti. Intraprendiamo una piacevole conversazione chiedendo informazioni e ci regalano quattro gustosissime banane. Li ringraziamo di cuore e cerchiamo di raggiungere una strada a est alla ricerca di qualche mezzo per il nord. Ci perdiamo nuovamente nei campi di pomodoro del gentil manager. Drew, che a casa in Israele possiede un orto, consiglia di coltivare i pomodori appesi ad un asticella di legno per permettere una maggiore e rapida crescita. Il manager ascolta a tutto orecchie ringraziandolo e affidandoci ad un vecchio contadino che ci accompagna verso la strada.

Sotto un sole desertico tentiamo l’autostop e il nostro ottimo karma ci permette di essere caricati da una jeep  sovraccarica di 11 indiani in gita ad Hampi. Ci assalgono di domande nel breve tragitto che ci porta all’entrata nord dell’area storica. All’arrivo ringraziamo anche loro e ne approfittiamo bevendo e mangiando del buon cocco fresco a 10 rupie (15 centesimi di euro). 

Percorriamo una nuova strada sterrata attirando le curiosità dei turisti indiani soprattutto per via dei miei tatuaggi che li impressionano molto scatenando le loro per niente riservate reazioni sorridenti. Si presentano uno ad uno domandando il nostro nome e la nostra provenienza, spesso ci chiedono di fare alcune foto ricordo. Ecco il tempio Vittala in tutta la sua bellezza mostrarsi di fronte a noi con onnipresente sfondo di blocchi di granito. Arriviamo all’entrata e scopriamo che costa 10 rupie per gli indiani e 250 per gli stranieri – un furto ! Da buoni avventurieri decidiamo di percorrere il perimetro delle mura del tempio trovando una personale entrata secondaria gratuita – giusto per sentirci ancora ragazzi. Mi stacco dal mio compagno tra le rovine del tempio e percorro una strada sotterranea completamente buia immaginando l’impero Vijayanagar con la pelle d’oca. Quando ci ritroviamo conosciamo una guida turistica indiana che lavora a Dharamsala, casa del Dalai Lama. Mentre dialoghiamo con lui mi accorgo che siamo circondati da indiani incuriositi e invito Drew ad andare che stiamo attirando troppo l’attenzione.

Usciamo dalla nostra entrata privata e raggiungiamo un fiume. Si trovano diverse fonti d’acqua che creano del fresco verde nella zona in apparenza arida e secca. Sulle rive del fiume, con un paesaggio di granito e rovine impressionante, e a fianco ad una piccola lavanderia è collocato l’ennesimo tempio che utilizziamo come riparo dal sole conoscendo una felice famiglia indiana che mi chiede se posso fotografarli per vedere la loro immagine mentre si abbracciano sorridenti - bella gente e belle vibrazioni. 

Prima di rimetterci in cammino gustiamo un dolcissimo succo di canna da zucchero con ginger e limone. Sono ormai 5 ore che siamo in cammino sotto il sole e godendoci gli ultimi panorami e templi optiamo per il ritorno al bazar e  un ricco pranzo indiano a base di masala dosa ( una specie di crepes condita con patata, cipolla fritta e spezie con pochi grassi ed un alto contenuto di carboidrati e proteine) e cipolla pakora ( cipolla fritta ricoperta di pastella) spendendo 35 rupie ciascuno (50 centesimi) - davvero economico e tutto gustosissimo! La cucina indiana vegetariana e' eccezionale , l'ideale per disintossicarsi dalla eccessiva cucina carnivora di casa nostra.


I woke up at 7.00 a.m. well rested, ready to start a new great day with a smile and to explore the timeless town of Hampi. I went into the bazaar looking for a cash machine, as I had no money left.
I was immediately drawn towards the 120 foot high tower of the Virupashka temple, and entered it. Although it was early in the morning, the town was already crowded with merchants looking for business and with tourists, Indians above all.

After visiting the temple I tried to get out of the bazaar as fast as possible and I had nearly made it, when I head someone calling my name out loud. Turning round, I saw Drew, the Israeli I met on my first night in Kathmandu more than 3 months before. I was astonished - this was the third time we had met, after Kathmandu and Gokarna. We hugged and he joined me in the search for a cash machine, which turned out to be three kilometres away. Walking along the dusty roads dodging cows, wild pigs and stray dogs, we were looking for the cheapest means of transport to get there. Rickshaw drivers wanted 200 rupees (3€) to take us there - a ridiculous price, and we decided to wait for a bus. A friendly Indian lady in her forties was selling chai at the bus stop and we took a seat at her stall. After seeing my tattoos she showed us hers. Then the bus arrived. For six rupees (€0.08) we got on the overcrowded bus and drove past exotic ruins before being dropped off fifteen minutes later. After asking the locals for directions, we finally made it to the cash machine.

We then ventured into an area of nine square kilometres containing the ruins of the one the most powerful Hindu empires ever: the Vijayanagar empire, which dominated a good part of India after the Moghuls, between the XIV and XVI century, before the establishment of the Deccan sultanates. In 1336, Prince Harihararaya established Hampi as the capital. Today, several temples still stand in this huge area which has singular rust-coloured blocks of granite formed over millions of years of vulcanic activity and atmospheric erosion, making it a fantastic place.

 We entered the area from the south on an unsurfaced road in an initially arid scenario, visited the first temple and then carried on our way, meeting only a shepherd with two goats. The tourist part must have been elsewhere because where we were there was, luckily, no-one else to be seen. These huge granite boulders create a panorama of small hills, between which the ruins are visible. After an hour, when the heat was becoming unbearable, we realised we had only a half empty water-bottle but carried on nonetheless. At a junction, Drew suggested we went left, I followed him.

 The road ended at an oasis that turned out to be a banana plantation - in this parched land. We met the farmers, but they spoke no English, then along came a young man who did - he was also the manager of the plantation. We hade a pleasant conversation, at the end of which they gave us four tasty bananas. We thanked them wholeheartedly, then set off to look for a road in the east where we could find some transport for the north. However, we got lost in some tomato fields of the same manager and Drew, who had experience of growing tomatoes back in Israel, explained to him that when they are supported by a wooden stick, the tomatoes grow faster and bigger. The manager listened carefully, thanked Drew, and then asked an old farmer to take us to the road.

We tried hitchhiking under the scorching sun. Our good karma led to us being picked up by a jeep that was already overloaded with 11 Indians on a trip in Hampi. They bombarded us with questions in the short time it took us to get to the northern entrance of the historical area, where we thanked them and went to eat fresh coconut and drink coconut milk for 10 rupies (0,15€).

We walked down another unsurfaced road, my tattoos attracting the unreserved smiling interest of Indian tourists and making them laugh. They introduced themselves, asked who we were and where
we were from and wanted to have their pictures taken with us. We made it to the beautiful temple of Vittala, with the ever-present granite rocks in the background. At the entrance we found out that the entrance fee for locals was 10 rupees but for foreigners 250 - a rip off! As any self-respecting adventurer would do, we walked along the outside of the temple walls until we found a secondary - free – entrance, going in here made us feel like youngsters. I wandered alone around the temple ruins. Going along a dark underground road imagining the Vijayanagar empire gave me goosebumps.
When we met up again, we started talking to an Indian tourist guide who worked at Dharamsala, home of the Dalai Lama. Curious Indians had gathered around us while we were talking to him, and as I thought we were drawing too much attention to ourselves, suggested to Drew that we leave. 

Leaving by our free entrance, we went to a nearby river. The area seems arid, but in fact there are various sources of water which allow some green areas to flourish. On the riverbank, close to a laundry, another temple stood in the stunning landscape of granite and ruins and there we took shelter from the sun. An Indian family asked me to take a photo of them whilst they put their arms around each other and smiled... friendly people and good vibes.

Five hours on foot under the sun give you a thirst, and we enjoyed sugarcane juice with lemon and ginger before heading back to the bazaar for a big Indian dinner. This was masala dosa (pancake with potatoes, fried onion and spices, low in fats but with high on carbohydrates and proteins) and onion pakora (onion in batter) for only 35 rupees each (0,50 €) - really tasty and really cheap! Indian vegetarian food is excellent and an ideal way to detox from the excessively meat-based cuisine of home.

2 commenti:

  1. ciao vecchio mio! bellissimo blog che mi fa tornare in quei posti stupendi e incantati! ti seguiamo vogliosi di mondo e trepidanti nell'attesa di ripartire. a presto e Namaste. Nicola e Silvia

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