528 days, 95450 km and 24 countries. Around the world trip without flights was completed March 18, 2013. This is not a point of arrival but the beginning of a fairy tale that I will continue to tell around the world. After publishing VAGAMONDO i came back on the road. Photos, videos and stories of a free life dedicated to the travel.

venerdì 23 marzo 2012

20/03/2012 All'avventura nel remoto nord del Laos / Adventure in remote northern Laos



Apro gli occhi alle 3 del mattino. Da due settimane mi capita spesso di svegliarmi a quell’ora e non riuscire a riaddormentarmi.. Mi sono abituato a questo orario durante il ritiro di meditazione in cui ci svegliavamo alle 5 e dopo il corso continuo ad avere gli stessi orari. Vado in bagno apro il rubinetto, si rompe tra le mie mani e parte un getto impazzito d’acqua che mi fa letteralmente la doccia e non trovo modo per fermarlo se non rinserire la manopola e cercare di chiuderlo – che bel risveglio ! Bagnato fradicio mi rimetto sotto le coperte cercando di riprendere sonno.

Dopo alcune ore di attesa mi dirigo alla stazione dei pullman di Oudomxay, una località di transito al centro nord del Laos che sembra una città fantasma per la cenere piovente e il fumo derivante dai campi agricoli che bruciano attorno. Mi metto in coda in attesa che apra la biglietteria per prendere un biglietto per Phongsaly. Sono entrato in Laos con sete di avventura dopo aver visitato un paese esageratamente turistico come la Thailandia così senza guida e seguendo il consiglio di un esperto trekker torinese, che vive in Nepal, ho deciso di raggiungere questa cittadina montana nella provincia settentrionale del Laos confinante con Cina e Vietnam. Questa zona, una delle più remote del paese e percorsa solo da una lunga strada sterrata., è poco battuta dal turismo ma a parere del mio suggeritore offre i trekking interessanti del Laos.

Il pullman pubblico è uno spettacolo, completamente sgangherato e malandato con sedili marci. Sono tutti impegnati a caricare merce sul tetto che trasporta di tutto: ruote, tubature, tegole, ventilatori, zaini, sacchi di riso o mais, sacchi di verdura e tante altre cose ancora. Caricano merce anche all’interno del pullman e mi trovo tra i piedi barattoli enormi di vernice da 15 litri e altri sacchi di mais. La gente è altrettanto uno spettacolo, mi ricordano i nepalesi, di una semplicità e innocenza disarmante. I bambini sono buffissimi con cappellini decorati con dei pupazzi di animali tra cui maialini o conigli. Mi accorgo pieno di gioia di essere l’unico straniero con una sessantina di laotiani di cui nessuno parla inglese, è proprio quello di cui avevo bisogno: avventura !

Dopo aver caricato l’impossibile partiamo per i 230 chilometri che ci attendono, ma dopo neanche un ‘ora abbiamo la prima sosta forzata dovuta al foraggio di una gomma. Mi siedo a bordo strada con le donne laotiane impegnate a tenere a bada i bambini. Noto un tipo di pianta che al solo leggero tatto rinchiude le foglie dentro sé, la mostro ad una signora che sorride e tutta divertita inizia tirare pugni alla pianta. Dopo pochi minuti in cui mi ero distratto, mi volto e vedo la stessa signora super grezza che con un bastone tirava colpi alla pianta!

Si riparte e dopo poco ci rifermiamo all’ultimo bivio prima dell’inizio della lunga strada sterrata che ci porterà a Phongsaly, carichiamo altra merce e altra gente tra cui una ragazza straniera che conosco solo una volta arrivati a destinazione. Alle bancarelle vendono animali cotti in vari modi e mi sembra di aver visto dei pipistrelli. Ripartiamo belli pieni a più non si può e inizia una parte di viaggio assai più dura perché la temperatura si alza e siccome le ruote anteriori alzano nuvoloni di sabbia siamo costretti a tenere i finestrini chiusi rimanendo senza aria, ma ci si adatta (video). Tra le nuvole di polvere riesco ad osservare il paesaggio che varia dai campi agricoli bruciati ai campi di coltivazione di zucche o piantagioni di banane. I pochi villaggi che incontriamo nella loro semplicità sembrano vivere indietro nel tempo, sicuramente questa parte di Laos è rimasta incontaminata nelle sue tradizioni.

Il mio vicino di posto (foto) sembra non aver mai visto uno straniero, mi guarda i tatuaggi stupito, controlla il lettore mp3 come se non ne avesse mai visto nessuno, era stupito dei peli che avevo sulle gambe - i laotiani non ne hanno. Era grezzo come pochi sputava continuamente e quando si è mangiato un pezzo di pollo sparava ossicini in aria. Ad ogni pausa, che era l’unico momento in cui potevo aprire il finestrino, fumava. Si è addormentato varie volte sulla mia spalla e ad un certo punto tutto sudato si è levato la maglietta ed era un piacere trovarselo addosso addormentato con quelle temperature.

Beh il viaggio è durato 12 ore, contando 2 ore di soste ne rimangono 10 per 230 chilometri quindi una media di 23 chilometri orari. Nel buio totale dei villaggi antecedenti, che vivono senza luce, sono arrivato all’entrata della cittadina di Phongsaly ed ho conosciuto la ragazza straniera, salita sul pullman all’ultimo grande bivio, proveniente dal Galles. Ci mettiamo alla ricerca di una guesthouse, impresa che si rivelerà ardua. La maggior parte della città è completamente al buio e le poche persone che incontriamo o sono ubriache o non parlano inglese. Camminiamo a zonzo per un ‘ora finchè troviamo due poliziotti e riusciamo a farci capire solo scrivendo a penna su un foglio .

Troviamo una guesthouse ma è piena, proviamo ad un'altra vicina e ci sistemiamo in una stanza sporca con alcuni scarafaggi ma è l’unica soluzione e l’accettiamo. Chiediamo se hanno da mangiare ci avvertono che entro 10 minuti salta la luce. Infatti pochi minuti dopo, quando arriva il riso con verdure, rimaniano nuovamente al buio finchè non accendono una piccola luce. Mangiamo e decidiamo di fare una camminata, ma ci accorgiamo che tutta la città è al buio e sono appena passate le 9 di sera. Non ci rimane che andare in camera con gli scarafaggi a dormire in attesa di un nuovo giorno per cercare un trekking diretto nei villaggi dove vivono le minoranze etniche del Laos. Tra queste figurano gli Hmong, gruppo etnico dell’opposizione al governo che con militanti ribelli fece parte alla guerra civile di diversi anni fa.


I opened my eyes at three in the morning. For two weeks, I’ve often woken at this time without managing to fall asleep again. I got used to this time during my meditation retreat where we woke at five in the morning and it has stayed. In the bathroom, the tap broke in my hands, spraying me with water. There was no other way to stop it than to force the tap back into place and close it - what a great way to wake up! Soaking wet, I went back to bed and tried to get some more sleep.

After a few hours’ wait I went to the bus station at Oudomxay, a transit place in northern Laos that looks like a ghost town with all the smoke and falling ashes from the burning fields all around, and queued to buy a ticket to Phongsaly. After visiting an excessively touristy country like Thailand, I entered Laos craving adventure, so without a guide - on the advice of an expert trekker from Turin living in Nepal - I decided to reach this mountain town in northern Laos, bordering on China and Vietnam. One of the remotest areas in Laos, crossed only by a long dirt road, the area doesn’t get many tourists but my adviser thought there could be some interesting treks there.

The bus was spectacular: completely ramshackle and seats falling to pieces. Everybody was busy loading all sorts of goods on the roof: wheels, tubes, tiles, fans, backpacks, sacks of rice, maize or vegetables and many other things. Goods were also loaded inside the bus, and there were enormous 15-litre tins of paint at our feet. The people were also spectacular, reminding me of the Nepalese, with their disarming simplicity and innocence. The children looked very amusing, with their coloured hats decorated with pigs and rabbits and other animals. I was happy to see I was the only foreigner among sixty-odd Laotians, none of whom spoke English; this is exactly what I needed: adventure!

After everything that could be loaded was loaded, we set off: 230 kilometres awaited us, but after not even an hour the bus had to stop because of a flat tyre. I sat at the side of the road with Laotian women who were busy keeping an eye on the children. I noted some kind of plant whose leaves retract at the slightest touch and showed it to a lady who smiled then started punching it. A few minutes later, after being distracted, I turned round and saw the same coarse woman hitting the plant with a stick!

We started off again, but stopped soon after at a crossroads, at the last fork before the long dirt road leading to Phongsaly, to load yet more goods and people, including a foreign girl I got to know only on reaching our destination. Some stalls were selling various types of animals cooked in different ways and I think I saw bats, too. The overloaded bus left once again and the hard part of the journey began, the temperature rose but we couldn’t open the windows because of the dust raises by the front wheels of the vehicle, but we made the best of it (video). Through the clouds of dust I could see some of the landscape with its burnt fields, pumpkin fields and banana plantations. The few villages we drove past seemed in their simplicity to have stopped in time. In this part of Laos, for sure, traditions have not changed.

It seemed that my seat mate (picture) had never seen a foreigner before: he stared at my tattooes, checked my mp3 player as if he had never seen one before and was amazed by the hair on my legs - Laotians don’t have any. He was a slob, spitting nonstop and sending a shower of tiny bones flying through the air when he ate a piece of chicken. Every time the bus stopped for a break, which was the only time we dared open the windows, he smoked. He fell asleep several times with his head on my shoulder and at one point was so sweaty he took his t-shirt off. What a pleasure to have him leaning on me in that temperature.

Well the trip lasted twelve hours: two for breaks and the other ten to cover the 230 kilometres, giving an average of 23 kilometres per hour. After the darkness of the the previous towns without light, we reached the entrance of Phongsaly and I got to know the foreign girl who had got on the bus at the last big junction. She was from Wales. We started looking for a guesthouse and that turned out to be a hard job. Most of the city was unlit and the few people we came across were either drunk or spoke no English. We wandered for an hour until we found two policemen and even then we managed to communicate only by writing on paper.

We eventually found a guesthouse but it was full, so we tried another one nearby and, seeing there was no other choice, took a dirty room with cockroaches. We asked if we could have something to eat and they warned us that in ten minutes the light would go. Indeed, a few minutes later it did go, just as our rice and vegetables arrived, and we remained in the dark until a tiny light was lit. We ate and then decided to go for a walk but realised that the whole city was without light, this just after nine in the evening. All we could do was return to our cockroachy room with and go to sleep, waiting for a new day to look for a trek to the villages where Laotian ethnic minorities live. One of these minorities are the Hmong, who opposed the government with rebel militia and took part in a civil war some years ago.



3 commenti:

  1. Vagabondo nel Mondo4 agosto 2012 15:09

    Bellissima la pianta che si racchiude con il tatto, l'ho trovata anche io nei pressi di Mae Salong in Thailandia. Buon Viaggio

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  2. buon viaggio, ti seguirò e invidierò con piacere! roberta

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  3. Si è addormentato varie volte sulla mia spalla... sembra essere un'abitudine. anche noi abbiamo una foto simile, se mi dici come te la mando.

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