Around the world trip without flights was completed March 18, 2013. But many new travel projects came and will come. Books, photos and videos of a free life dedicated to the knowledge of the amazing World where we are living.

mercoledì 11 aprile 2012

10/04/2012 La Frontiera Cambogiana / The Cambodian Frontier


Si torna sulla strada, per me è l’unica cura. Dopo alcuni giorni di ricovero in ospedale e di convalescenza in albergo, sento il bisogno di sentire le ruote del pullman rimbalzare nelle buche delle strade statali polverose del sud-est asiatico. Necessito di tornare ad osservare la natura trasformarsi lentamente come un dipinto paesaggistico che non smette mai di trovare forme e colori nuovi. Ho contratto una forma leggera di malaria ma, dopo la terribile prima notte con febbre attorno ai 40 gradi, sono stato ricoverato in ospedale e da li è iniziata la ripresa. Provo a rimettermi in viaggio perché ho bisogno di dare energie positive alla mia mente e non esiste soluzione migliore che tornare sulla strada. Molti mi giudicheranno folle in questa decisione e forse hanno ragione, ma senza questa follia vitale non sarei qua a cercare di realizzare il giro del mondo senza aerei. In ogni caso il medico mi ha rassicurato, io mi sento meglio e so ascoltare i segnali del mio fisico.

All’alba mi sono diretto alla stazione dei pullman, felice di lasciare quella disgustosa guesthouse cinese, e son saltato sul primo mezzo diretto al confine tra Laos e Cambogia. Dopo un ora il mezzo si è spento perché è terminata la benzina e l’autista non se ne è accorto - questa mi mancava. Siamo stati trainati da un altro pullman ad un benzinaio nelle vicinanze. Si riparte e vola immediatamente uno zaino giù dal tetto - per fortuna non è il mio.  Poco più di due ore di viaggio ed eccomi finalmente davanti all'ufficio d'immigrazione del Laos per timbrare l'uscita.

 Lascio il Laos. Il secondo paese, dopo l’India, che mi ha conquistato una parte di cuore. Per dimostrare la mia profonda gratitudine, nell’ultima settimana ho viaggiato per il paese con la sua bandiera appesa allo zaino. Questa è la popolazione più pacifica che abbia mai incontrato, di una gentilezza e allegria rara. La popolazione si è ripresa molto bene dalla guerra civile degli ultimi anni. Considerato che rimane un paese ancora profondamente povero, nonostante l’aumento del turismo, mi sono ulteriormente reso conto di quanto sia errato il nostro modello societario. Perché questo popolo, o almeno la sua maggior parte, riesce a vivere una vita dignitosa e serena pur vivendo con il minimo indispensabile al contrario di molti di noi italiani stressati o depressi ?  Queste persone sono ricche di vitalità, la stessa che la nostra società materialista e consumista ci sta assorbendo. La loro è la vera ricchezza a cui dovremmo tutti ambire e credo che la società italiana sia poverissima. Si deve arrestare la nostra involuzione e tornare ai valori terreni e semplici di un tempo. Parlo dell’Italia come potrei parlare di molti altri paesi “evoluti” come il nostro.

Settimo timbro sul passaporto e settimo sorriso. Entro in Cambogia conosciuto come uno dei paesi più poveri e corrotti al mondo e me ne accorgo subito perché tra timbro d’uscita laotiano, quarantena e timbro d’entrata cambogiano accadono dei fatti strani che normalmente in altre frontiere non succedono. In tutto si intascano 5 dollari da ogni turista. La presa per i fondelli più grande è la quarantena. Mentre si cammina per raggiungere l’ufficio d’immigrazione cambogiano si incontra un signore seduto davanti ad un tavolino dove ti misura la febbre e ti chiede un dollaro. Entrambi i timbri costano 2 dollari, prima volta che pago i timbri in Asia alla settima nazione. Ho provato naturalmente a protestare per vedere come se la giocavano, il funzionario della quarantena era ridicolo ma gli altri erano poliziotti e quindi non ho esagerato.

Nel pomeriggio ho raggiungo Kratie, una cittadina caotica traboccante di mercati e bagnata dall’onnipresente Mekong, sul quale osservo un tramonto mozzafiato. Passeggio osservando l’eredità architettonica dell’era coloniale francese dirigendomi verso un bancomat. Se in Laos la maggior parte funzionano solo con carte di credito, qua riesco subito a prelevare ma ricevo contanti in dollari. Scopro che si utilizza una doppia valuta, il riel (moneta locale) e il dollaro americano.

Mi sento bene ma decido di viaggiare con calma in questi giorni per prevenire delle ricadute. L’umore è tornato alle stelle, sono molto affascinato dall’arte e dalla cultura Khmer, soprattutto riguardo ad Angkor Wat, e conoscere la storia del terribile regime dei Khmer Rouge, guidati da Pol Pot, mi ha commosso. Pensate che nel 1975, quando ci fu la rivoluzione di questo spietato partito comunista che conquistò la capitale, portarono tutta la popolazione, compresi i malati e i vecchi, nelle campagne a lavorare come schiavi per 12/15 ore al giorno. Chi si rifiutava veniva giustiziato e molte famiglie malnutrite, lavorando in condizione disumane nei campi, morirono di malaria e dissenteria. In 3 anni e 8 mesi di potere dei Khmer Rouge morirono circa 2.500.000 persone. I cambogiani  vennero salvati dai vietnamiti nel 1979, ma la guerriglia si protrasse per tanti anni ancora lasciando dei segni indelebili in questa povera popolazione.

Sono diretto verso la capitale cambogiana, Phnom Penh. Il 13,14 e 15 Aprile è previsto l’evento dell’anno ! L’equivalente dei nostri capodanno e natale festeggiati assieme. Si inizia con una cerimonia religiosa nelle case illuminate la prima sera per poi continuare i giorni successivi  con i festeggiamenti che bloccano l’intero paese. Per le strade la popolazione si scatena ballando ed praticando giochi tradizionali, ma soprattutto lanciando grosse quantità di acqua e borotalco. Si dice che i bersagli preferiti siano i turisti – perfetto. Io naturalmente sarò nel bel mezzo della festa per cercare di documentare il più possibile. Emozionato.


Back to the road - the only cure for me, after spending a few days in hospital and then recovering in a guesthouse. I need to feel bus wheels bumping under me along dusty roads in south-east Asia, to go back to watching the landscape slowly change like paintings displaying ever new shapes and colours. I had contracted a weak form of malaria but after a first terrible night with a temperature of 40°C, was hospitalised and started getting better. I’m trying to start travelling again because I need to fill my mind with positive energy and there is no better solution than being on the road. Many will think I’m crazy and they may be right, but without this vital crazyness I wouldn’t be here trying to make my dream of travelling around the world without planes come true. Anyhow, the doctor reassured me, I feel better and know how to listen to what my body is telling me.

At dawn I headed to the bus station, glad to leave the disgusting Chinese guesthouse, and got on the first bus to the border with Cambodia. After an hour and a half another first for me: the bus ran out of petrol and another one had to tow us to the nearest petrol station. We then started off again but a backpack fell off the roof – luckily not mine. After just over two hours I was at the Laotian emigration office at the border for the exit stamp on my passport.

I left Laos, the second country after India to take a place in my heart. To express my deepest gratitude, in the past week I had travelled around the country with the Laotian flag hanging from my backpack. This is the most peaceful population I have ever met, with a rare kindness and happiness. They have recovered very well from the recent civil war. Considering it is still a very poor country, despite the increase in tourism, I realised even more how wrong our model of society is. How do these people, or at least most of them, manage to live their lives with dignity and serenity having only basic things, while we Italians are stressed or depressed? These people are full of life, which is what our materialist and consumer society is sucking away from us. Theirs is the true richness we should be seeking and in this respect Italian society is extremely poor. Our regression must be stopped, a return to the simple and down-to-earth values of once upon a time is necessary. I’m talking about Italy but this goes for many other “developed” countries.

Seventh stamp on my passport and seventh smile. Cambodia is known to be one of the poorest and most corrupt countries in the world and this was immediately confirmed to me by the strange goings-on between the Laotian exit stamp, medical checkpoint and Cambodian entry stamp - things that don’t normally happen at other borders. Each tourist forks out five dollars, which go straight into ‘their’ pockets. The biggest farce was the medical checkpoint on the way to the Cambodian immigration office: a man seated at a small table took my temperature and a dollar. The two stamps then cost two dollars each - the first time in Asia, after seven countries, where I had to pay for stamps. I protested - to see how they would react - but the man was ridiculous and the others were policemen, so I didn’t dare too much.

In the afternoon I reached Kratie, a chaotic town with markets everywhere, wet by the omnipresent Mekong over which I watched a breath-taking sunset. I walked around admiring the architectural heritage of the French colonial age and searched for a cash machine. Whereas in Laos most worked only with credit cards, here I managed to withdraw money immediately but got dollars. I then found out that a double currency is used: the local currency, the riel, and the US dollar.

I feel well but decide it is best to travel at a slow pace these days to limit the risk of a relapse. My mood is great once again and the Khmer art and culture fascinates me, especially with regard to Angkor Wat, but learning the history of the terrible Khmer Rouge regime of Pol Pot moved me.
In 1975 there was a revolution by the ruthless communist party that conquered the capital, and all the population, including sick and old people, was deported to the countryside to work as slaves for 12-15 hours a day. Those who refused to go were executed and many undernourished families who worked in subhuman conditions in the fields died of malaria and dysentery. After three years and eight months of Khmer Rouge rule, two and a half million people were dead. The Cambodians were saved by the Vietnamese in 1979, but the guerilla warfare lasted many more years and scarred this poor population.

I am heading to Phnom Penh, the capital of Cambodia. From the 13th to the 15th of April the event of the year takes place - the equivalent of our Christmas and New Year’s Eve. It starts with a religious ceremony in people’s homes, which are lit the evening before, and continues the following days with festivities which bring the country to a halt. People dance freely in the streets, play traditional games and, above all, throw great quantities of water and talcum powder around. Rumor has it that tourists are their favourite targets – perfect. I will, of course, be in the thick of the celebrations to document as much as possible. I’m thrilled.

1 commento:

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