528 days, 95450 km and 24 countries. Around the world trip without flights was completed March 18, 2013. This is not a point of arrival but the beginning of a fairy tale that I will continue to tell around the world. After publishing VAGAMONDO i came back on the road. Photos, videos and stories of a free life dedicated to the travel.

mercoledì 25 aprile 2012

24/04/2012 Ottavo timbro: Vietnam / Eight stamp: Vietnam


Mi sveglio all’improvviso per dei bruschi movimenti del pullman, stiamo salendo sul ponte di un traghetto che ci permetterà di attraversare il Mekong in direzione Vietnam. Osservo fuori dalla finestra, con gli occhi assonnati, una signora dal volto coperto perché sopra la testa porta un largo vassoio di scarafaggi cucinati e pronti per essere mangiati. Ci impieghiamo pochi minuti e siamo già sull’altra sponda a riprendere la corsa. Mi riaddormento.

Un cambogiano mi tocca la spalla, riapro gli occhi e mi accorgo che sta cercando di dirmi che siamo al confine e che devo scendere. Ricevo il timbro d’uscita velocemente e mi dirigo dentro un grande edificio con i bagagli per il timbro d’entrata – tra tutte le dogane del sud-est asiatico quella vietnamita è sicuramente la meglio organizzata e l’unica che controlla i bagagli. Per entrare in Vietnam ci si deve procurare la visa direttamente alla sua ambasciata nella capitale cambogiana, Phnom Penh, quindi giusto il tempo per ricevere l’ottavo timbro sul, sempre più caro, passaporto ed eccomi in una nuova e gloriosa nazione. Si perché mi ritrovo nel primo paese  che può vantarsi di aver sconfitto l’avidità di potere politico-militare americana e che inoltre ha liberato la Cambogia dalla terribile oppressione dei Khmer Rouge – onore al Vietnam !

 Nei prossimi giorni dovrò muovermi più velocemente di quanto fatto fino ad ora per via della sfida più importante e complessa del giro del mondo senza aerei: l’attraversamento dell’oceano pacifico.  Sono in contatto con una compagnia di mercantili per un viaggio dalla Korea del Sud alla Colombia. In teoria dovevo partire a Luglio ma in pratica mi hanno detto che per ora la mia unica opportunità è il 2 Giugno. Dopo la delusione della prima esperienza negativa in Sri Lanka, terminata con l’annullamento del biglietto dopo tre variazioni di date obbligandomi ad andare nei porti a fare il barcastop, ho deciso di riprovarci questa volta con un ‘altra compagnia. Ho 40 giorni di tempo per attraversare Vietnam e Cina in pullman per raggiungere la  Korea del sud in traghetto. In tutto altri 6.000 km di strada, di mare ma soprattutto di vita.

Saluto la Cambogia, l’ennesima sorpresa asiatica. Un paese che mi ha regalato emozioni fortemente contrastanti dallo stupore per le meraviglie di Angkor Wat, soprattutto Ta Prohm, alla toccante giornata di domenica in cui ho conosciuto a fondo la terribile storia dei Khmer Rouge nei campi di sterminio. Un paese che sta avendo un rapido sviluppo ma nonostante ciò c’è ancora troppa povertà per le strade e troppa corruzione nei suoi uffici. In ogni caso felice di aver potuto notare un popolo che sta cercando di reagire alla profonde ferite del passato, un in bocca al lupo speciale ai cambogiani.

200 giorni di viaggio in Asia e questo è il mio pensiero:
Amo il sud-est asiatico. Amo la quiete, l’ospitalità, la semplicità e il sorriso della maggior parte della sua gente. Amo il modo in cui la sua gente affronta la vita senza sprecare tempo a piangersi addosso o lamentarsi. Amo la libertà che si respira ancora nelle sue strade. Amo gli stimoli e le idee che mi regala ogni giorno. Paesi che, invece di reprimerla, stimolano la creatività della propria gente permettendogli spesso di agire liberamente senza dover richiedere inutili e noiosissimi permessi da una burocrazia statale inefficiente. L’obiettivo comune rimane il benessere e la serenità dell’essere umano seguendo il motto “nessun problema”, non l’esigenza di lavorare duramente tutta la vita in una società superficiale e complessa per perdere la salute psico-fisica. Credo di aver finalmente trovato il mio angolo di mondo in cui costruire un esistenza felice.

The bus jolted me awake: we were driving onto the ferry to cross the Mekong to Vietnam. Outside the window, my sleepy eyes made out a woman whose face was covered by a tray she was carrying on her head: beetles cooked and ready to be eaten. A few minutes later we were on the other riverbank and I fell asleep again.

A Cambodian touched my shoulder, I opened my eyes and realised he was trying to tell me that we had reached the border and I had to get off. I quickly got my exit stamp and headed with my luggage into a large building to get my entry stamp – of all the borders in south-east Asia, Vietnam is surely the most organised and the only one that checks luggage. The entry visa for Vietnam has to be obtained previously at the Vietnamese embassy in the Cambodian capital, Phnom Penh, so now I only had to have an eighth stamp on my increasingly expensive passport and here I was in a glorious new country. I say this because Vietnam was the first country to defeat the lust of American political and military power, and also to liberate Cambodia from the terrible oppresion of the Khmer Rouge - this brings honour to Vietnam.

In the next few days I would have to move faster than before because crossing the Pacific Ocean would be the most important and complex part of the challenge of travelling around the world without planes. I had a contact in a merchantship company for a connection between South Korea and Colombia, and while my plan had been to leave in July they told me that for the time being my only possible chance would be June 2nd. After the disappointment of my first negative experience in Sri Lanka, where the trip was rescheduled three times before my tickets were cancelled and I had been forced to go to the ports to hitch a rid on a boat, this time I decided to try again with another company. I had forty days to cross Vietnam and China by bus and reach South Korea by ferryboat. Overall, 6000 km of road, sea and especially life.

I bid farewell to Cambodia, the umpteenth Asian surprise. A country that gave me strongly contrasting emotions ranging from awe at the marvels of Angkor Wat, especially Ta Prohm, to being moved one Sunday when I learned more about the terrible story of the Khmer Rouge in the death camps. Cambodia is developing quickly but there is still too much poverty on the streets and too much corruption in its bureaucracy. Still, I’m happy I had the chance to see a population trying to react to the deep wounds of the past and I wish them good luck.

200 days of travelling in Asia and this is my thought:
 I love south-east Asia. I love the tranquillity, hospitality, simplicity and the smiles of most of its people; the way they live life without wasting time feeling sorry for themselves or moaning; the freedom you can still breathe in the streets; the stimulation and ideas it gives me every day. These are countries that stimulate the creativity of its people instead of holding it back, allowing them to act freely without the need for useless permits from an inefficient state bureaucracy. The common goal remains the well-being and serenity of mankind, following the motto “no problem”, not the need to work hard for a lifetime in a superficial and complex society leading to a loss of psycho-physical health. I believe I have finally found the part of the world where I could lead a happy life.

1 commento:

  1. Che avventura la tua, complimenti, spero di leggerti ancora e che tutto prosegua per te nel migliore dei modi! Tra l'altro tra qualche mese sarò anche io in Vietnam e Cambogia, per cui ho letto la tua avventura in maniera ancor più interessata.

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