528 days, 95450 km and 24 countries. Around the world trip without flights was completed March 18, 2013. This is not a point of arrival but the beginning of a fairy tale that I will continue to tell around the world. After publishing VAGAMONDO i came back on the road. Photos, videos and stories of a free life dedicated to the travel.

sabato 5 maggio 2012

04/05/2012 Hanoi ed il visto cinese

Qualcosa mi ha sfiorato la faccia. Apro gli occhi e vedo il piede del ragazzo vietnamita disteso davanti a me, la mia schiena è a pezzi e le ginocchia  sono dolenti per l’impossibilità nel distenderle da parecchie ore. No, non sono in una cella di tortura di un carcere ma mi trovo sdraiato sul suolo del corridoio del pullman sul quale viaggio da ormai 18 ore in direzione Hanoi, capitale del Vietnam. Il mio sedile è piuttosto rigido e la leva per distenderlo non funziona così ho optato per la soluzione più semplice:  sdraiarmi al suolo come i compagni di viaggio vietnamiti. Stiamo entrando in città, giusto il tempo per togliere i bene amati tappi dalle orecchie che sento il concerto di clacson, mi sollevo  e osservo dal finestrino il fiume di motorini che contraddistinguono le città di questo caotico paese.

Raccolgo il mio zaino sull’asfalto e inizio ad affrontare i soliti procacciatori di turisti e taxisti. Conscio che quelli che aspettano i pullman in arrivo sono solitamente qua per truffare lo straniero appena arrivato facendogli pagare la corsa con prezzi assurdi, li evito pacificamente ed inizio a camminare per le vie rumorose di Hanoi. Chiedo a dei passanti e mi confermano di essere già in centro e che l’ostello che sto cercando non è distante così lo raggiungo a piedi. Suggeritomi da una ragazza conosciuta ad una fermata del pullman mi sono sistemato in un dormitorio da 12 persone con letti a castello per un ragionevole prezzo di 5 dollari – il Vietnam si è rivelato più caro dei suoi vicini asiatici soprattutto nei prezzi dei trasporti e delle camere così per una persona singola il dormitorio è l’unica possibilità a meno che si voglia spendere 10 dollari ma mi sembra esagerato per l’Asia.

Senza colazione e senza neanche un minuto di riposo decido di precipitarmi all’ambasciata cinese per avviare le pratiche di richiesta del visto che durano 4 giorni lavorativi. Prima necessito di una fotocopia del passaporto e del visto vietnamita così mi metto alla ricerca di una fotocopiatrice chiedendo a chi capita lungo la mia strada. Si è rivelata un’impresa realizzare queste fotocopie perché i pochi hotel che avevano la fotocopiatrice mi dicevano che non era funzionante e continuavano a rimbalzarmi da un posto all’altro nelle torride vie della capitale colme di motorini che guidano all’impazzita che non placano mai la loro corsa neanche davanti ad un pedone. Così arrivo alle 9 del mattino all’ambasciata cinese grazie al passaggio di un mototaxi – non vi dico con che manovre.

Fortunatamente non trovo la folla che mi aspetto solitamente nelle ambasciate ed è tutto organizzato bene con la supervisione di un gentile poliziotto cinese che parla perfettamente inglese. Ci sono due moduli da compilare con molte domande personali, poi si allegano foto e fotocopie. Ho compilato tutto anche se mi rendo conto che possano venire dei dubbi ai funzionari dell’ambasciata perché sono ancora abituato ad inserire di essere un impiegato, che non lo sono più, e alla domanda su dove sono stato negli ultimi 12 mesi ho risposto sinceramente iniziando la lunga lista di 8 paesi in 7 mesi per motivi turistici. Se non mi chiamano nel pomeriggio vuol dire che è fatta e devo tornare tra 5 giorni e andare nella loro banca per pagare i 30 dollari dovuti.

In attesa di non avere brutte sorprese dai cinesi, ne approfitto per visitare Hanoi che appare più caratteristica e accattivante della sua sorella Ho Chi Minh City, che ha seguito il passo della maggior parte delle grandi città asiatiche modernizzandosi e perdendo il fascino del passato. Due passi tra le vie per osservare le dinamiche quotidiane della gente locale nonostante i 38  gradi odierni. La parte più interessante sono i chioschi che cucinano riso e noodle a bordo strada, mi siedo ad uno a caso e conosco dei signori anziani che mi mostrano il loro strumento per fumare tabacco, una bonga di bamboo con un foro per aspirare dal diametro di ben 5 cm proprio come quelle che ho visto nei villaggi etnici del nord del Laos, che non a caso sono poco distanti da qua.

Something brushed my face. I opened my eyes and saw the foot of a Vietnamese youngster lying in front of me, my back ached and my knees hurt because I hadn’t been able to stretch my legs for hours. No, I wasn’t in the torture chamber of a prison but lying in the aisle of the bus on the eighteen-hour journey to Hanoi, capital of Vietnam. The seat was quite hard and the reclining lever didn’t work, so I went for the easiest solution: to lie on the floor like my Vietnamese travel mates. As we got into town, I removed my beloved ear plugs and heard the sound of hooting, so I got up and, looking out of the window, saw the rivers of scooters which are typical of the cities of this chaotic country.

I picked up my backpack and faced the usual touts and taxi drivers. Knowing that those who wait for the buses to arrive are usually there to rip off foreigners, I peacefully avoided them and started walking down the noisy streets of Hanoi. I found out from some passers-by that I was already in the city centre and that the hostel I was looking for - recommended to me by a girl I met at a bus stop - was not far away, so I went there on foot. I took a bunkbed in a twelve-person dormitory for the reasonable price of five dollars. Vietnam was turning out to be more expensive than the bordering countries especially as far as transportation and rooms go, so for a single person, sleeping in a dormitory is the only choice unless you are willing to spend ten dollars, but that seemed too much to me for Asia.

Without having breakfast or taking a minute’s rest, I then rushed to the Chinese embassy to apply for a visa that won’t be issued for four working days. First I needed a photocopy of my passport and Vietnamese visa so I started looking for a photocopier and asking people on the way.. Finding one turned out to be hard because the few hotels that had one told me that it wasn’t working, so they kept sending me from one place to another along the torrid roads filled with dangerously driven scooters that never stop for pedestrians. I finally reached the embassy at nine o’clock after taking a ride on a mototaxi – no need to mention the manoeuvres.

Luckily there wasn’t the usual queue I expect at an embassy and everything was well organised and supervised by a kind Chinese policeman who spoke perfect English. There were two forms to fill in with many private questions to answer, then photographs and photocopies were attached. I answered all the questions but I think the embassy employees may have some doubts about the fact that even though I no longer work as an employee, I still put down that I did, and when asked to write down where I had been in the previous year I replied honestly and listed the eight countries I had visited as a tourist in the last seven months. Not being called in the afternoon would mean everything was okay and that I could go back in five days and pay the necessary thirty dollars at their bank.

As I waited, hoping not to receive any bad news from the Chinese, I visited Hanoi, which appeared to be more characteristic and intriguing than its sister, Ho Chi Minh City, which modernised like most big Asian cities and thereby lost most of its old charm. Although it was 38°C, I went down a few roads to get an idea of the daily dynamics of the locals. The most interesting things are the roaside kiosks that cook rice and noodles. I stopped at one of these and met some old men who showed me their smoking instrument: a bamboo bong with a five centimetre aspiration hole, just like the ones in the villages of northern Laos, which isn’t very far from here.

3 commenti:

  1. mitikko! si hanoi è infatti meno caciarona e più "fredda" di saigon che dopo qualche giorno stufa...oh ma per il visto cinese ti han chiesto requisiti particolari! in italia vogliono le prenotazioni alberghiere di tutto il viaggio! stavo pensando di atterrare a hong kong e fare il visto li che magari rompono di meno!!!

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  2. Nessuna richiesta particolare, solo un semploce programma di viaggio in cui ti puoi inventare anche i nomi delle citta'. Credo sia piu'facile richiederlo ad hong kong !
    Buon viaggio

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